7 ago 2012 - 20:31

“Fra un po’ anche i cinguettii su Twitter non dovranno superare i 65 decibel e in ogni caso dovranno chiudere alle 22″


Lugano è un dormitorio. Anzi, l’intero Ticino è un dormitorio. È questa l’opinione dei nostri lettori, che avevamo interrogato nell’ormai nostro consueto dibattito su Twitter sulla questione degli orari di chiusura dei locali notturni a Lugano. Nel nostro Cantone sembra ormai profilarsi un conflitto fra il popolo del giorno e il popolo della notte. I famigerati 65 decibel di Bellinzona sembrano non essere unicamente una stravaganza del Municipio della Capitale, ma l’indizio di un conflitto che vede opposti chi da una parte vuole la tranquillità, e chi dall’altra cerca occasioni di svago e divertimento. Un indizio che sembra essere stato confermato dalla decisione dello scorso mese di giugno del Municipio di Lugano, che ha imposto una chiusura anticipata alle discoteche.

“Stiamo diventando una città vecchia gestita da vecchi e questo è il risultato. Sconcertante!”, dice @SfrenzyChannel, che poi aggiunge che Lugano “di sicuro non è una città adatta ai giovani e non richiama il turismo”. Anche @Alain_Buehler ha le idee in chiaro, “è inutile, l’inesorabile destino del nostro Cantone è di diventare l’ospizio di tutta la Svizzera!”. Il riferimento va chiaramente al fenomeno dei confederati, che una volta giunti alla pensione, si ritirano in Ticino. Facendo aumentare i prezzi degli immobili, i premi di cassa malati (ma qui si sfora in altri temi), e volendo un po’ di tranquillità.

La butta sull’ironia ‪@Dhaziness, “Lugano è già un ‪#dormitorio così, i grilli sono più rumorosi della città. Perché non giocano di pesticidi a questo punto?”. Non è da meno ‏‪@Luca_Gege_CH, che ricorda uno sketch di ‪@ReteTre “col sindaco che si affaccia al balcone: ‘giovani non fate casino che devo dormire’”.

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