6 lug 2011 - 10:00

Avenir Suisse ha presentato un libro, in cui vengono presentate delle idee per rivitalizzare il Consiglio federale. Sullo sfondo l’iniziativa popolare che chiede l’elezione diretta da parte del popolo del Consiglio federale.


In seguito al rafforzamento dell’UDC e al continuo declino dei partiti borghesi tradizionali come PLR e PPD la concordanza orientata alla stabilità è entrata in una fase di crisi. La polarizzazione e l’affievolirsi della cultura del consenso mettono in discussione il sistema governativo svizzero, legato a una formula (magica) stabile. Un passaggio dalla democrazia della concordanza alla democrazia concorrenziale come quello diffusamente richiesto o ritenuto inevitabile negli ultimi tempi “non rappresenta tuttavia un’idea valida per il nostro Paese”. È quanto sostiene Michael Hermann in un libro scritto per Avenir Suisse dedicato al tema della concorsanza.

“Rivitalizzare piuttosto che abolire”, è il motto del libro. Secondo l’autore, nonostante i sintomi di crisi, il modello governativo svizzero vanta a tutt’oggi una storia di successo. “Esso ha contribuito a creare un sistema politico snello, solido, ma al contempo anche vicino ai cittadini”.

Rivitalizzare il modello di successo
Nonostante tutti i sintomi di crisi, la concordanza rimane un modello di successo. La Svizzera non vanta soltanto un livello di fiducia nel Governo tra i più alti d’Europa: sono anche fatti economici nudi e crudi ad avvalorare l’efficacia del modo di governare degli svizzeri. Il Paese si è rivelato particolarmente resistente e ben equipaggiato per affrontare la crisi internazionale economica, valutaria e del debito. Quasi senza scalpore la Svizzera ha introdotto nel 2003 il freno all’indebitamento, mentre i bilanci pubblici dei Paesi attorno a noi finivano sotto pressione. Questo freno all’indebitamento, istituito nell’ambito della concordanza, viene oggi citato ad esempio da molti governi concorrenziali imbrigliati nella trappola dell’indebitamento.
La tradizione della limitazione e della separazione dei poteri su cui poggia la concordanza contribuisce a mantenere il senso della misura e a garantire un’affidabilità elevata. Tutto ciò non permette forse di compiere grandi voli pindarici, ma ha dato vita a un sistema statale efficiente e vicino ai cittadini che si rivela inoltre particolarmente resistente alle turbolenze. Invece di mettere troppo avventatamente in discussione il particolare modello governativo svizzero, il libro illustra possibili vie per rivitalizzare la concordanza a fronte delle mutate condizioni quadro. Nel concreto, vengono presentate tre idee di riforma perlopiù innovative.

Voto di fiducia
Tra i punti deboli della concordanza svizzera vi è il fatto che il Governo non si deve sottoporre a un plebiscito né diretto, né indiretto (come è invece consuetudine nelle democrazie presidenziali e parlamentari). Poiché la direzione politica del Paese non è in discussione, in Svizzera la campagna elettorale è degenerata in una concorrenza relativa alla denominazione dei problemi piuttosto che alla competenza nel risolverli. La prima idea riformista mira pertanto a introdurre un voto di fiducia a cui a fine legislatura dovrebbero sottoporsi tutti i Consiglieri federali che desiderano rimanere in carica. Coloro che ottengono la fiducia della maggioranza dei votanti vengono rinominati; gli altri devono invece sottoporsi a rielezioni da parte dell’Assemblea federale – nell’ordine dell’esito ottenuto con il voto di fiducia. Diversamente dalle elezioni popolari del Consiglio federale, il nuovo voto di fiducia non porta a una campagna elettorale permanente, ma aumenta la legittimità del Governo e la sua indipendenza dal Parlamento, fondamentale per la concordanza. Al contempo, essa aumenta i margini di manovra del Parlamento in caso di elezioni di rinnovo, poiché i Consiglieri federali non sono più tutelati dalla loro anzianità e l’importanza dell’aritmetica ne risulta relativizzata.

Dipartimento presidenziale
La spesso deplorata mancanza di collegialità in seno al Consiglio federale non è tanto una conse-guenza di un vasto spettro politico, quanto piuttosto dello spiccato orientamento dipartimentale, rafforzato a livello istituzionale dall’esistenza di sette segreterie generali indipendenti. Per migliorare l’interazione all’interno del Governo, occorre dunque rafforzare la prospettiva unitaria. A questo scopo viene proposta l’istituzione di un dipartimento presidenziale con Presidenti della Confederazione a tempo pieno. Questo dipartimento creerebbe, in qualità di organo strategico e interdisciplinare, un contrappeso ai dipartimenti specializzati, assicurando continuità nelle relazioni con l’estero della Confederazione. Il o la Presidente della Confederazione rimarrebbe primus inter pares e il principio della divisione dei poteri non ne risulterebbe toccato. Per contrastare la spiccata debolezza del Governo in situazioni di crisi, il o la Presidente della Confederazione verrebbe dotato pro tempore dall’intero Consiglio federale di una procura di capo di Governo in funzione di specifici temi.
Il o la Presidente della Confederazione sostituirebbe, in qualità di ottavo Consigliere federale, il Cancelliere federale (il cui ambito di competenze verrebbe integrato nel dipartimento presi-denziale) e voterebbe solo in situazioni di stallo. Il peso limitato del suo voto ne sottolineerebbe la posizione sovrapartitica e assicurerebbe un equilibrio di poteri all’interno del Consiglio federale.

Concorrenza tra Consiglio nazionale e Consiglio degli Stati
La polarizzazione e la sempre minore cultura del compromesso non gravano soltanto sui lavori del Governo, bensì anche su quelli parlamentari. Si tratterebbe pertanto di sciogliere i blocchi esistenti all’interno del legislativo attraverso la divisione della presa di decisione all’interno del legislativo e di rendere possibile una concorrenza moderata tra le due Camere. Se il Consiglio nazionale e il Consiglio degli Stati non riuscissero a raggiungere il consenso su una questione nonostante la procedura di composizione delle differenze, le decisioni discordanti verrebbero sottoposte al Popolo nell’ambito di un referendum obbligatorio per un giudizio conclusivo.

Tramandare la tradizione nel futuro
Ciascuna delle tre idee riformiste si basa su una revisione costituzionale ed esige del coraggio politico. Le idee non presuppongono tuttavia né un cambiamento a livello di cultura politica, né una ristrutturazione dell’ingranaggio istituzionale sviluppatosi. Esse affondano le proprie radici nella tradizione istituzionale del nostro Paese e la traghettano nel futuro, eliminando i punti deboli della concordanza, senza tuttavia minarne i punti di forza.
Il successo del modello politico svizzero si fonda su una sobria tranquillità e su un sano scetti-cismo nei confronti dei «grossi lanci» ma risiede anche in un’apertura nei confronti di risposte pragmatiche e innovative ai cambiamenti delle condizioni quadro. Il freno all’indebitamento, introdotto nel 2003, costituisce un esempio della capacità innovativa pragmatica insita nel modello di concordanza svizzero. Esso è oggi un prodotto d’esportazione di grande successo. Se si riuscirà a equipaggiare meglio il sistema governativo svizzero in vista delle situazioni di crisi e a supportarlo con più decisione sul piano democratico, in futuro il particolare modello governativo di questo Paese potrebbe diventare a sua volta un esempio per le democrazie concorrenziali che puntano a una maggiore solidità e vicinanza ai cittadini.