22 ago 2011 - 08:00

La giovane Denise Maranesi è l’unica vera novità della lista per il Consiglio nazionale del PS Ticino. Donna di colore di neanche 24 anni, farà delle pari opportunità la sua bandiera arcobaleno per la campagna elettorale.


È stato l’ultimo nome ad essere inserito nella lista per il Consiglio nazionale. A lista già fatta, Cristina Zanini Barzaghi ha lasciato il posto alla giovane Denise Maranesi, che un po’ tardivamente è stata proposta da Giso (Gioventù socialista).

Diciamolo subito. Se si fosse votato lo scorso weekend, secondo il nostro parziale osservatorio sul PS Ticino, Denise Maranesi sarebbe arrivata ottava. Anzi, secondo le nostre (discutibilissime) valutazioni, se si fosse votato lo scorso weekend, il più votato nella lista socialista sarebbe stato Raoul Ghisletta, seconda Marina Carobbio, terzo Nenad Stojanovic, quarto Filippo Contarini, quinto Carlo Lepori, sesta Françoise Gehring, settima Gina La Mantia, e ottava, appunto, proprio Denise Maranesi.

Certo, la campagna vera e propria non è ancora iniziata, e sicuramente Marina Carobbio non ha ancora ingranato la marcia, mentre Raoul Ghisletta di fatto è da gennaio 2011 che è in campagna elettorale, con articoli a gogò, il sostegno al controprogetto AET, che di fatto gli ha permesso di smarcarsi dal partito, e con una grande presenza agli appuntamenti che contano, come il Festival di Locarno.

Marina Carobbio invece è più in sordina, concentrata com’è sui dossier bernesi. Ma l’essere uscente non sempre è garanzia di rielezione. Qualcuno si ricorda l’elezione del 1995, quando l’uscente PPD Mimì Bonetti Lepori fu sonoramente battuta dal “debuttante” (in senso politico) Remigio Ratti, che le soffiò il seggio a Berna? Attenzione, niente esclude il ripetersi della storia, solo non più nel PPD ma nel PS Ticino. Poi, diciamolo pure, Marina Carobbio non potrà contare sul sostegno di Incontro democratico, che invece è stato determinante per l’elezione di Manuele Bertoli in governo.

Nenad Stojanovic non ci sembra, almeno per il momento, in grado di insidiare i due veri contendenti. Nonostante sia il “pupillo” di Fabio Pedrina, sia stimato da Bertoli, che l’ha avuto come membro di direzione del partito dal 2004 al 2008, abbia studiato al Collegio Papio quando era diretto da Don Mino Grampa, e sia “sostenuto” dal vicesindaco di Lugano Erasmo Pelli, secondo noi Stojanovic arriverà terzo, con un certo distacco di voti sul quarto, che non potrà che essere Filippo Contarini.

Quest’ultimo è l’astro nascente, secondo le eminenze grigie del PS Ticino. Noi gli avevamo dato dell’insalata. Ma forse è più una meteora, in attesa di riversare la sua (non piccola) ambizione nella carriera professionale, magari a Palazzo di Giustizia. Forse però prima saranno necessari un paio di anni, come tappa intermedia, nella direzione cantonale del partito.

Quello che è certo è che Contarini è amato da qualcuno. Sennò non si spiegherebbe come mai per lui le porte del PS si siano spalancate. Non è stato il giovane più votato alle cantonali (per fare un esempio Gionata Zufolo, che è molto più giovane di lui, ha rastrellato più voti), ma da subito il suo nome era dato per certo per le nazionali. Ci sono giovani che devono fare molta “gavetta” prima di poter essere considerati mentre lui ha un’ascesa fulminea. Un po’ com’è stato il caso in passato per Pelin Kandemir Bordoli, che dal nulla fu portata in direzione cantonale, poi subito alla vicepresidenza del partito per poi essere candidata al Consiglio di Stato, e in seguito ottenere (da parlamentare debuttante!) la carica di vicecapogruppo in Gran Consiglio, e infine presidente ad interim mentre Bertoli era concentrato a farsi eleggere in governo. Chi ha i padrini giusti nei socialisti può diventare “santo subito”. Gli altri sono in perenne “gavetta”.

Ma torniamo a Denise Maranesi. Lei è in lista un po’ per caso, senza grandi appoggi delle eminenze grigie è diventata candidata più per il fatto che Giso non poteva subire (ancora una volta) lo smacco di non avere un proprio candidato in lista che altro. In questo senso lei rappresenta la candidatura più “genuina” dei socialisti. Poi è da sottolineare che il PS Ticino non metteva in lista una donna così giovane, di soli 23 anni, dal 1999, quando Franco Cavalli di fatto impose la candidatura di una 23enne del Bellinzonese, Laura Francioli.

Ma Denise Maranesi non è solo giovane, è anche una donna di colore. In un momento in cui le campagne elettorali sono piene di manifesti politici con la pecorella nera, candidare per la primissima volta in Ticino una persona di colore ha un significato più importante delle migliaia di parole sull’integrazione. La Maranesi non vuole l’integrazione, una società multietnica, pari opportunità per le persone. Denise Maranesi è (la rappresentazione) dell’integrazione, della società multietnica e delle pari opportunità per le persone.

Lei, con i suoi studi universitari a Friborgo, la sua passione, il suo corpo, il suo entusiasmo, ma anche la sua inesperienza-ingenuità politica, non sono un discorso, un proclama politico (di solito un po’ astratti) sull’integrazione, bensì ne sono la prova, il valore ed il significato di cosa vuol dire integrazione. Lei sa sulla sua pelle cosa vuol dire essere discriminata, essere vista e percepita come “diversa”. Ma sicuramente lei sa anche meglio di altri quali opportunità offre la nostra società ai migranti.

Per fare un parallelismo con l’Italia. Denise Maranesi è un po’ come Vladimir Luxuria. Dopo anni di discussioni a sinistra sui diritti e sulle aperture alle rivendicazioni di gay e transessuali, nel 2006 un partito, Rifondazione comunista, decide di candidare Luxuria al parlamento, e questo è stato un atto politico più forte di tutti i documenti che la sinistra ha elaborato negli ultimi trent’anni sulle rivendicazioni GLBT. Ecco, la candidatura della Maranesi vale di più, è un atto politico più incisivo di tutti i documenti che il PS abbia mai scritto sull’integrazione e sulle pari opportunità.

La sua sola presenza in tv, in un qualche dibattito elettorale moderato da Ceschi, mostrerà alle telespettatrici e ai telespettatori che le persone di colore non sono (solo) quelle di cui parla la cronaca quotidiana, quando riporta di furti e scippi, ma anche quelle come lei, che partecipano e sono impegnate.

Inoltre Denise Maranesi è una candidata momò, regione che di per sé vive più delle altre regioni del Ticino la problematica del frontalierato e della congestione del traffico. Il Mendrisiotto è sicuramente una regione molto dinamica economicamente, ma anche a sinistra inizia ad esserci qualche mal di pancia sulla problematica del frontalierato. E forse lì più che altrove la risposta di sostegno incondizionato ai bilaterali e all’UE, anche nell’elettorato di sinistra, non fa l’unanimità. È auspicabile che una giovane, che (per sua fortuna) non ha vissuto “l’ubriacatura” a favore dell’UE e accordi affini (Schengen, bilaterali, SEE, …) che la socialdemocrazia elvetica ha vissuto per tutti gli anni ’80 e ’90 (quando anche l’estrema sinistra trotzkista sposava lo Spazio economico europeo), possa avere un punto di vista più reale e realistico su quello che rappresentano i bilaterali e l’UE.

Ecco, Denise Maranesi sarà, secondo noi, il termometro che indicherà lo stato di salute del PS Ticino. Più lei otterrà voti e più sarà alto il suo posizionamento, più il PS potrà pensare di avere un futuro.

Denise Maranesi rappresenta per i socialisti quello che rappresentava Greta Gysin per i Verdi quattro anni fa. Il coordinatore dei Verdi, Sergio Savoia, ha investito e fatto crescere la consigliera comunale di Rovio. Oggi potrebbe diventare parlamentare a Berna. I Verdi sono cresciuti per moda, per Fukushima, ma anche perché hanno volti freschi ed efficaci comunicativamente come quello di Greta Gysin. Se il PS vuole darsi un futuro deve fare la stessa cosa, investendo su persone come Denise Maranesi. Il PS Ticino per risorgere (perché caso mai qualcuno non se ne sia accorto è ai minimi storici, bisogna infatti risalire al ’67 per trovare un risultato deludente come quello di aprile) non deve puntare su pseudotecnocrati, sui pupilli dei padrini politici, bensì sull’entusiasmo, la passione, la freschezza di chi sa aggregare blocchi sociali in una narrazione collettiva. L’avvenire del PS Ticino non è dato da chi fa una politica gestionaria dell’esistente, bensì da chi sa esprimere cambiamento, da chi sa indicare un altro mondo possibile (e realizzabile).

E solo persone giovani, un po’ fuori dagli schematismi politici della socialdemocrazia, possono tentare di interagire ed aggregare nuovi blocchi sociali. Perché al PS è rimasto il blocco sociale dei dipendenti pubblici e quello del terzo settore. Gli altri, pian piano, sono stati erosi dai Verdi e dalla Lega. Così si spiega il declino del PS e l’ascesa del partito di Savoia e di quello di Bignasca. Ai dipendenti bancari i socialisti non sanno dire nulla di interessante, come dicono poco o nulla di interessante ai precari. Sarà per questo che i 30enni nel PS Ticino sono veramente pochi.

La sfida per i socialdemocratici ticinesi è quella di “rifondarsi” puntando tutto su persone come Denise Maranesi. Il PS Ticino deve decidere se investire in un proprio futuro o continuare sulla strada della realpolitik e i presunti tecnocrati che stanno portando i socialisti all’estinzione. Il 23 ottobre lo sapremo.