25 ago 2011 - 15:17

La reazione di Meinrado Robbiani alla conferensta stampa di ieri di AITI


In una apposita conferenza stampa, l’AITI (Associazione Industrie Ticinesi) si è fatta portavoce delle preoccupazioni, che si sono diffuse capillarmente nel settore industriale in relazione all’eccesivo apprezzamento della nostra moneta.

È da un lato inconfutabile che l’odierna situazione valutaria esercita ricadute sfavorevoli sul tessuto produttivo e che occorrano, come del resto sollecitato anche dall’AITI, sia interventi di politica monetaria della Banca nazionale, sia provvedimenti federali straordinari in sostegno ai settori e alle imprese in difficoltà.

D’altro lato è però ingiustificato cedere a reazioni precipitose che mirano a scaricare perlopiù sui lavoratori, attraverso peggiorate condizioni lavorative, il peso della situazione valutaria e i rischi aziendali

Evitare improvvisazioni
Nel delineare e dare forma a eventuali contromisure è cioè opportuno evitare improvvisazioni. Si tratta in particolare di attendere e tenere conto dei provvedimenti che il Consiglio federale sta elaborando.
Nell’approfondimento delle possibili misure deve soprattutto essere scongiurata la tentazione di considerare il personale, ed in particolare il frontalierato che ne è sovente la componente più numerosa, una valvola di sfogo sulla quale scaricare senza remore le difficoltà valutarie. Oltre a non scordare che l’industria ticinese esibisce salari nettamente inferiori alla media svizzera, vanno tenute presenti le possibili ricadute dal profilo della motivazione dei dipendenti. In un contesto economico acutamente competitivo, il personale è il bacino più prezioso dal quale l’azienda attinge professionalità e apporti innovativi.

Non concedere spazio agli approfittatori
La diffusa percezione delle difficoltà sollevate dall’eccessivo apprezzamento del franco ha aperto il varco a furbi e profittatori, che colgono l’occasione per ribaltare i rischi aziendali sui dipendenti. La situazione attuale può infatti fare da comodo schermo a operatori economici privi di scrupoli.
Non poche ditte, soprattutto laddove non sussiste una relazione con il sindacato, hanno già adottato misure di peggioramento delle condizioni di lavoro in modo oltretutto unilaterale e senza nessun rispetto per il personale. Stanno venendo a galla soluzioni arbitrarie, imposte ai dipendenti al di fuori di qualsiasi negoziato, che concorrono ad accentuare il livello di disordine e di precarietà del mercato del lavoro.

Soppesare eventuali provvedimenti
Qualora la situazione valutaria dovesse protrarsi nel tempo e le misure dell’autorità federale dovessero risultare insufficienti a salvaguardare in singole aziende l’occupazione, la discussione di eventuali misure a carico anche del personale dovranno rispondere a condizioni e requisiti quali:

  • che i provvedimenti siano il frutto di un autentico negoziato tra le parti sociali, con la partecipazione dei dipendenti;
  • che le imprese comprovino, con una documentazione precisa, la situazione economica odierna e degli ultimi anni. Si dovrà in particolare indicare le posizioni dove il franco forte comporta una riduzione dei costi sulle materie prime o sui semiprodotti importati. Si dovrà inoltre considerare l’incidenza effettiva dei costi del personale rispetto al prodotto finito. Dovranno pure essere indicate e impiegate prioritariamente le riserve;
  • che i sacrifici siano equamente distribuiti, toccando tutte le componenti aziendali e i diversi fattori di costo;
  • che si prendano in esame formule che contemplino la restituzione delle concessioni fatte dal personale qualora la situazione migliori;
  • che siano fornite adeguate garanzie di salvaguardia dei posti di lavoro.

Eventuali provvedimenti di questa natura devono essere concepiti come risposte di breve termine e temporanee. Devono perciò essere accompagnate, in una prospettiva di più lungo respiro, da progetti e obiettivi di rafforzamento della competitività, attraverso misure di incentivazione della capacità innovativa. Deve cioè emergere una intelligente creatività imprenditoriale che punti a mantenere vitale l’impresa seppur in un contesto più arduo.

Il ruolo delle parti sociali
La situazione valutaria va affrontata salvaguardando spazi di confronto tra le parti sociali, sia a livello generale, sia nelle singole imprese.
Solo preservando una linea di dialogo -seppur arduo- con il personale e le organizzazioni sindacali, le imprese e l’intero settore industriale potranno del resto farsi valere e negoziare con maggiore efficacia con i diversi interlocutori esterni: in primo luogo l’autorità pubblica e il settore bancario.
Obiettivo primario deve comunque essere il rafforzamento strutturale del settore industriale. Non è indice né di solidità né di forza dovere ricorrere a misure di riduzione delle condizioni salariali e lavorative quando già vengono applicate retribuzioni modeste e inferiori alla media nazionale.

Un significativo banco di prova
La situazione odierna costituisce perciò per il settore delle imprese industriali un banco di prova anche in una prospettiva di più lungo termine. Può concorrere a fare tangibili passi innanzi nel rafforzamento organizzativo e strutturale del comparto industriale, cullatosi troppo a lungo sulla reperibilità di manodopera a più basso costo.
L’OCST auspica perciò che le odierne difficoltà valutarie non inducano le imprese a sbrigativi e prevalenti tentativi di metterne il pedaggio a carico del personale ma incentivino un’azione di rafforzamento del tessuto industriale in stretta sinergia con i dipendenti e in dialogo con le organizzazioni sindacali.