3 dic 2011 - 15:43

Lunedì potrebbe finalmente nascere il nuovo governo belga, a mettere tutti d’accordo il leader socialista Di Rupo

Pare che stavolta sia proprio la volta buona, dopo 535 giorni di governo che sbriga solo gli affari correnti, lunedì potrebbe essere finalmente varato il nuovo governo belga. Ormai il condizionale è d’obbligo, visto che già in passato sembrava risolto il nodo gordiano che stringe il Belgio nella diatriba etnica tra valloni francofoni e fiamminghi. Siccome tra di loro non si riusciva a trovare un accordo, il primo ministro parla abruzzese e sarà Elio Di Rupo, nato in Belgio nel 1951, ma originario di San Valentino in Abruzzo Citeriore, piccolo comune pedemontano dal nome più lungo in Italia.

Solo pochi giorni fa Di Rupo aveva gettato la spugna e riconsegnato il mandato ricevuto in maggio da Re Albert, ma poi la svolta che ha permesso di trovare finalmente un accordo sul preventivo 2012, ultimo ostacolo all’accordo. A dire il vero, la notizia non è ancora ufficiale, ma le voci trapelate dalla sala dove sono riuniti i sei partiti che formeranno il nuovo governo, lasciano intendere che i liberali hanno finalmente accettato un aumento delle tasse, bilanciato da riforme sulle pensioni, innalzandole a 55 anni nel 2018, e indennità di disoccupazione che in Belgio sono tra le più alte d’Europa.

Se per lungo tempo si litigava sull’autonomia delle due principali regioni linguistiche, rischiando persino la scissione, ora il tema era diventato prettamente politico ed economico. Davanti alla minaccia di default dell’Euro che potrebbe presto coinvolgere anche il Belgio e sulla possibile nomina di un altro governo “tecnico” in Europa dopo Grecia e Italia, ha prevalso la coesione nazionale e la politica. A dare l’ultima spintarella è stata Standard & Poor che ha declassato il Belgio, togliendo il segno più da AA+ con possibili futuri declassamenti. “L’abbassamento del rating sul lungo termine riflette la nostra visione del rischio potenzialmente elevato in riferimento all’insolvibilità del regno del Belgio”, è la motivazione dell’agenzia di rating. Infatti, il Belgio dipende molto dal settore esportazioni che, in periodo di crisi, è in forte contrazione.

Di certo è che i partiti non-governativi hanno già affilato le armi, specie i verdi che contano 13 deputati su 150, che hanno annunciato opposizione ai forti tagli dei finanziamenti in favore delle energie alternative, specie alla luce dell’accordo che dovrà essere raggiunto alla conferenza dell’Onu sul clima in corso a Durban in Sudafrica. I separatisti del partito fiammingo N-va, maggioritario, si sono invece dichiarati soddisfatti per avere incassato l’autonomia linguistica ed amminitrativa di alcuni comuni della circoscrizione francofona di Bruxelles.