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Cronaca
28.01.2016 - 10:570
Aggiornamento : 21.06.2018 - 14:17

Parla Uetebay, il rapper Spasmo. «Non sono contro la polizia, lotto per i diritti dei cittadini»

Il candidato indipendente sulla lista PS a Locarno è stato criticato duramente per una canzone in cui insultava la polizia. Ci spiega chi è realmente e perché la scrisse

LOCARNO - Sommerso di commenti anche pesanti e definito "candidato shock": è Ali Yuecel Uetebay, in lista per il consiglio comunale nella lista PS a Locarno. Come rapper, col nome di Spasmo, in una canzone di sei anni fa usò toni davvero poco gentili per definire la polizia. «Immagino vorrete sapere della canzone, vero?», chiede subito. «Posso dire che quella canzone risale a sei anni fa, quando ne avevo 19. Ora ho raggiunto una certa maturità ed ognuno ha il proprio peccato: il mio era essere contro la polizia, per diversi motivi. In quel periodo, un richiedente l'asilo era stato picchiato a sangue a Ponte Brolla, una ragazzina 15enne era stata manganellata a Locarno, e questi fatti mi avevano scandalizzato, per cui avevo voluto esprimermi in quel modo che allora trovavo giusto. Ora uso forme differenti per cercare giustizia e onestà, attraverso la comunicazione "formale"». Qual è la sua opinione sulla polizia attualmente? «Non provo nessun odio. Vado frequentemente in polizia come organizzatore di eventi per avere i permessi, dialogo apertamente con loro senza problemi, né da parte mia né loro. Vorrei far notare come la canzone sia stata anche sanzionata. Ho pagato una multa, ma è successo poco tempo fa, dopo sei anni, perché mi sto candidando e sto avendo prese di posizione rigide». Chi è davvero, al di là della canzone, Ali Yuecel Uetebay? «Il mio motto è giovane per i giovani. Prima di tutto sono un cittadino e mi candido come tale. Lotterò per i diritti dei cittadini. Le decisioni dovrebbero essere uguali per tutti, anche per chi è eletto, perché lo è grazie ai cittadini. Le assicuro che non è così, l'80% di chi è in Municipio o in Consiglio comunale si dimentica di essere stato un cittadino, votato da noi. Mi definisco aperto e maturo, molti mi dicono che sono simpatico. Opero in tre associazioni no profit, sono una persona attiva, sia a livello di voler cambiare qualcosa sia a livello di voler fare in continuazione. Una delle associazioni è mia, la Lebel Indipendent No profit, con cui registro gratuitamente le canzoni dei giovani di Locarno. Faccio parte di LOCattiva ma non vorrei strumentalizzare la cosa, la mia campagna è una cosa e LOCattiva un'altra». Sul suo profilo Facebook posta molte notizie riguardanti la Turchia. Come si pone fra la Svizzera e la sua terra d'origine? «Io sono, in origine, curdo della Turchia. È il 56° giorno in cui in c'è un coprifuoco raccapricciante, i curdi non possono uscire, altrimenti vengono etichettati come PKK e uccisi. Mi sento più svizzero, sono nato e cresciuto a Locarno, ho frequentato scuole e istituzioni svizzere, della Turchia in sé non so nulla, ci sono stato due volte in vita mia. Quello che posto è dettato dall'umanità, non dalle origini». Crede che la sua candidatura è stata messa in risalto in modo sbagliato? «Sicuramente è stata posta in un ramo che non è quello che seguirei, dalla violenza all'essere contro la polizia. Se lo fossi, non discuterei con loro per gli eventi... . Tutti siamo stati un po' ribelli in gioventù, chi più chi meno, qualche bravata l'abbiamo fatta tutti. Parlare di "candidatura shock" è estremo. Mi dispiace che sia stato messo in mezzo il Partito socialista, quando io sono candidato indipendente sulla loro lista. Mi sono trovato più vicino alla sinistra e ho scelto loro». Pensa che la sua candidatura ormai sia "segnata"? «Ne sono certo, quando esce una notizia la gente si lascia condizionare. Ormai i pregiudizi nei miei confronti sono quelli, mi dispiace perché se mi conoscessero davvero non direbbero certe cose. Vale però la pena continuare, spiegherò alla sezione socialista di Locarno ciò che è successo. Se vorranno stralciare la candidatura non mi opporrò. Sono consapevole di aver esagerato in gioventù, non a fatti ma a parole, e solo con quella canzone riferita alle situazioni ingiuste di cui ho parlato».
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