Cronaca
12.09.2018 - 11:510

Un amico dell'agente Argo minaccia Piazza. "Non è la prima volta"

"Parli con noi ma non ci combatta, altrimenti può fare la fine dei dipendenti di Charlie Hebdo", scrive Peter Gebhard

BELLINZONA – “Buongiorno signor Piazza. Con attenzione ho seguito i vostri articoli soprattutto quello di oggi sul 11 settembre. Quello che lei chiama ’’complottisti’’ fanno in vero parte dei fatti, nulla dire contro che è stato un atto di terrorismo... ma qui si può tranquillamente dire che è stato un atto da parte del sionismo-ebraico (il vero pericolo ad giorno d’oggi). Mi dire perché? Abbiamo i fatti provati e tante altre le prove. So che lei con il suo lavoro contro ’’l’islamismo’’ non farà molta strada ne la condurrà alla vittoria, anzi perderà. Per questo un messaggio da parte di un musulmano: ci conosca e parla con noi ma non ci combatta, altrimenti può fare la fine dei dipendenti di Charlie Hebdo (giustamente puniti con la morte). Li auguro il meglio e che Allah l’altissimo la guida e la farà vedere il vero male del tempo attuale”. Firmato: Peter Gebhard.

Se ci avete capito poco, è normale. L’italiano è decisamente sgrammaticato. In ogni caso, sono minacce. È un messaggio che, come riporta il Corriere del Ticino, Stefano Piazza, che si occupa spesso di terrorismo, si è trovato nella chat di Messenger. Inviato da uno dei seguaci di Umit Yuce, ovvero l’agente della Argo che era un reclutatore jihadista. I due si riunivano con altri a Viganello.

L’oggetto delle minacce sgrammaticate è un articolo dello stesso Piazza sul quotidiano di ieri, in relazione al ricordo dell’11 settembre, dove aveva analizzato le teorie complottiste che da anni cercano di spiegare quanto accaduto.

“Non l’ho minacciato”, si difende Gebhard, sostenendo che il riferimento a Charlie Hebdo significava che “ogni senso di umorismo ha un suo limite soprattutto quando si va verso la direzione della religione”. Ciò non toglie che nel suo scritto fa capire di essere d’accordo con l’attentato al giornale.

Piazza dal canto suo afferma di non avere paura, ma ovviamente sottoporrà il messaggio alla Magistratura. “Lui non è il primo e non sarà certo l’ultimo che prova ad intimidirmi, ci sono già passato. Non bisogna sorprendersi: accade anche in Svizzera e nel canton Ticino a chiunque esprima le proprie opinioni contro l’Islam radicale che predica l’odio religioso”, spiega.

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