Economia
19.02.2021 - 13:580

Turismo, che rabbia: a inizio 2020 stava crescendo. Ticino e Grigioni piangono meno degli altri

Il settore alberghiero svizzero l'anno scorso ha contabilizzato il 40% in meno di pernottamenti, dopo i primi due mesi positivi. Crolla il turismo estero, quello indigeno in estate è andato comunque bene

BERNA - Nel 2020 il settore alberghiero svizzero ha contabilizzato 23,7 milioni di pernottamenti, pari al 40,0% in meno (–15,8 milioni di unità) rispetto al 2019. Il contesto straordinario della COVID-19 è alla base di questo crollo inedito a livelli che non erano stati osservati sin dalla fine degli Anni ‘50. La domanda straniera ha totalizzato 7,3 milioni di pernottamenti, registrando un calo del 66,1% (–14,3 milioni di unità). La domanda svizzera, dal canto suo, è calata meno drasticamente (–8,6%; –1,5 milioni) a 16,4 milioni di pernottamenti. Ecco quanto emerge dai risultati definitivi dell’Ufficio federale di statistica (UST).

Mentre nei primi due mesi dell’anno erano stati osservati degli aumenti (gennaio: +7,1% e febbraio: +7,0%) rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, dal mese di marzo fino a dicembre la domanda si è ridotta molto fortemente. Le diminuzioni si sono inserite in una scala di valori compresi tra il –91,8% (aprile) e il –24,9% (luglio).

Drastica contrazione della domanda estera

In gennaio sia i pernottamenti degli ospiti stranieri che di quelli svizzeri sono aumentati (rispettivamente di +5,7% e +8,5%). Questa situazione si è protratta anche in febbraio (+5,4%; +8,6%), sebbene fossero già percettibili i primi effetti dovuti alla COVID-19. Infatti, la clientela asiatica ha subito un forte calo (–29,0%), in particolare quella proveniente dalla Cina (–69,9%).

In marzo, la situazione straordinaria connessa alla COVID-19 ha spinto il Consiglio federale a mettere in campo provvedimenti restrittivi, in linea con gli altri Paesi. La domanda estera è crollata del 68,2% e non ha dato segni di ripresa per tutto il 2020. Le diminuzioni si sono inserite in una scala di valori compresi tra il –96,2% (aprile) e il –60,9% (agosto). 

Crollati drasticamente anche i pernottamenti degli ospiti svizzeri in marzo (–55,4%), aprile (–86,2%) e maggio (–54,6%). In giugno, quando erano stati alleviati i provvedimenti anti COVID-19, la domanda indigena è rimasta fortemente negativa (–23,1%), segnando tuttavia un «timido» miglioramento rispetto ai tre mesi precedenti.

Record di pernottamenti indigeni in estate

Da luglio fino a ottobre è stata osservata una forte inversione di tendenza per questo segmento di clientela. Per ognuno di questi mesi sono stati contabilizzati livelli della domanda svizzera mai visti prima. In luglio, agosto e settembre è addirittura stato superato il simbolico giro di boa dei 2,0 milioni di pernottamenti, con un picco di 2,6 milioni di unità in luglio. Gli aumenti mensili di quel periodo si sono attestati tra il +35,0% (luglio) e il +16,4% (ottobre).

Al termine di questo periodo, è stato contabilizzato un aumento di 1,7 milioni di pernottamenti (+23,6%) rispetto al 2019. Tuttavia, da novembre (–29,1%) e anche in dicembre (–17,2%), l’arrivo della seconda ondata pandemica e la reintroduzione di provvedimenti sanitari cantonali e federali ha provocato una nuova forte flessione della domanda indigena, senza però raggiungere il livello negativo osservato tra marzo e maggio. 

Drastico calo dei pernottamenti nelle regioni urbane

Nel 2020, tutte e tredici le regioni turistiche della Svizzera hanno contabilizzato una riduzione dei pernottamenti rispetto al 2019, in particolare nelle regioni urbane. Tra tutte le regioni, le maggiori contrazioni della domanda riguardano Ginevra (–67,5%), la Regione Zurigo (–65,4%) e la Regione Basilea (–58,8%). I cali meno marcati sono stati registrati nei Grigioni (–9,2%) e in Ticino (–16,3%). Tutte le regioni turistiche hanno presentato flessioni della domanda estera molto pronunciate, comprese tra il –74,9% di Lucerna/Lago dei Quattro Cantoni e il –42,8% registrato nei Grigioni.

Per quanto concerne la clientela svizzera, quattro regioni hanno tuttavia segnato un aumento dei pernottamenti: quella dei Grigioni (+12,2%), quella del Ticino (+9,7%), la Regione Berna (+6,4%) e il Vallese (+3,5%). Le altre nove regioni hanno visto un calo della domanda indigena, sebbene meno marcato rispetto a quello della domanda della clientela straniera. Le flessioni osservate erano comprese tra il –49,6% (Regione Zurigo) e il –2,3% (Lucerna/Lago dei Quattro Cantoni). 

Regressione del tasso di occupazione delle camere

Nel corso del 2020, il tasso netto di occupazione delle camere è crollato al 36,1%, determinando un calo di 19,1 punti rispetto al 2019. Si tratta del tasso più basso da quando si è iniziato a osservare questa variabile (2005). In tutte le regioni turistiche sono state constatate flessioni di questo tasso, ma nelle regioni urbane si sono viste quelle più marcate.

Come a Ginevra, dove il tasso si è attestato al 26,6%, ovvero al livello più basso di tutte le regioni turistiche (contrariamente al 2019, quando con il 66,5% Ginevra aveva registrato il tasso più alto). Dietro a Ginevra segue la Regione Zurigo con un tasso del 27,2%, contro il 65,0% del 2019). Le regioni turistiche di montagna hanno presentato tassi in leggera flessione rispetto al 2019. Il Vallese ha raggiunto un tasso del 48,1% (contro il 53,9% del 2019), ovvero il maggiore di tutte le regioni turistiche, seguito dai Grigioni con il 47,2% (contro il 50,2% nel 2019).

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