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10.01.2020 - 09:050

Bufera sul documentario RSI. "Mostrata come cupa, malinconica e deprimente, la Città vecchia è molto di più"

Il sindaco Scherrer racconta dei vari negozi nuovi e meno presenti nella zona, Caroni si chiede come mai si sia partiti da una notte piovosa e vuota, mentre l'unico ad aver apprezzato è Niccolò Salvioni

LOCARNO – Divide e fa discutere il documentario della RSI dedicato alla Città vecchia di Locarno. Vi proponiamo, nella loro forma integrale, seppur lunghe, alcune prese di posizione di politici locarnesi. 

Ecco cosa ha detto il sindaco Alain Scherrer, che non ha molto apprezzato (opinione riportata in forma integrale): “Ho guardato con estremo interesse il documentario trasmesso qualche giorno fa su La1 (RSI), dal titolo “Città vecchia, vita nuova”, dove il regista locarnese Paolo Vandoni ci accompagna in un giro del quartiere cittadino per capire come sta evolvendo, chi lo abita e se lui stesso potrebbe in futuro sceglierlo come casa propria.

Se da un lato ne ho apprezzato il gusto estetico e le immagini, devo confessare che, più come locarnese che come Sindaco, sono rimasto un po’ deluso dalle scelte compiute per raccontare quelle strade. Nulla togliere ai vivaci ritratti pennellati da Vandoni per richiamare l’attenzione su un legittimo scoramento o sull’effettivo spopolamento in atto nei centri; e complimenti anche per aver colto l’essenza di alcuni abitanti senza renderli macchiette, ma raccontandoceli in modo autentico.

Vandoni fa bene a ricordarci che se non ci prendiamo cura dei luoghi, o se li diamo per scontati, essi appassiranno come un fiore. Eppure, trovo che la Città Vecchia sia anche molto, ma molto altro. E che forse, mi perdonerà l’autore, con il documentario appena trasmesso si sia persa un’occasione per raccontare un quartiere che è sì nato in un’epoca completamente diversa e soggetto ai cambiamenti che si impongono al mutare del mondo, dei mestieri e del commercio; ma che è al contempo un luogo dinamico che funge da casa per molti creativi, vede regolarmente la nascita di coraggiosi esercizi o negozi, apre le porte all’artigianato di qualità ed è il luogo scelto da molti commerci innovativi. E che, nonostante le difficoltà, la Città Vecchia non sta morendo, anzi, passando, si trova l’infinito nell’umiltà.

Ad esempio, la Città Vecchia che vivo io negli ultimi anni ha visto l’apertura di uno dei primi negozi per l’acquisto di prodotti biologici sfusi (quindi senza alcun imballaggio inquinante) a livello cantonale, o di un laboratorio protetto della Fondazione Diamante per la vendita diretta. Accanto al calzolaio di grande esperienza incontrato da Vandoni, in Città Vecchia ci sono orefici, gioiellieri, artisti, falegnami, fioristi, sarte; una visita permette di incrociare negozi di abiti, sport, pelletteria e altri prodotti di indubbia qualità, anche su misura. Da diverso tempo inoltre si sono consolidate realtà inusuali, che animano questo quartiere ma che non si trovano ovunque, portando così molti visitatori a fare tappa per le vie della Città Vecchia: tra queste ad esempio un negozio di pietre e cristali, una libreria specializzata in pubblicazioni per i bambini, un negozio di giochi di ruolo o una Bottega del mondo (che oltre a sostenere il commercio equo e vivere grazie a volontarie, ogni anno cede una cospicua parte dei propri guadagni ad associazioni benevole della regione). Si tratta di artigiane e artigiani, venditrici e venditori e di molti altri mestieri che, sicuramente con qualche grattacapo dovuto al generale momento non facile a livello commerciale, stringono i denti e sorridono quotidianamente ai clienti, e lo faranno ancora per molto tempo.

Il mitico Piero Suini ascoltato da Vandoni, che ritengo quasi un lottatore per aver dedicato una vita al commercio di paese e a quel magnifico negozio di famiglia nonostante le difficoltà, non è solo. A queste donne e a questi uomini incredibili, che con il loro impegno e la loro resilienza creano un sano tessuto locale e permettono alla Città Vecchia di rimanere un vivo luogo di incontro dove svolgere le commissioni quotidiane, va tutta la nostra gratitudine.

Accanto al settore commerciale vi è poi la ristorazione, che proprio in Città Vecchia vanta una pasticceria leggendaria ben oltre i confini regionali, un bar a conduzione giovane che ha portato con successo il concetto di “après-ski” in città, diverse pizzerie come pure ristoranti di grande pregio. Sono persone che non negano una certa difficoltà quotidiana o giorni dove i clienti si contino sulle dita di una mano, ma resistono e si impegnano per restare, e per permettere alla Città Vecchia di rinnovarsi, di crescere, di accogliere e di fare comunità. E i risultati del loro lavoro si vedono: spesso durante il Festival del Film mi sono recato a quei tavoli con star cinematografiche, registi o diplomatici da tutto il mondo, senza rimanervi mai deluso, ma ricevendo anzi complimenti.

Il quartiere poi, ha un’apposita associazione che organizza e anima interessanti manifestazioni come il carnevale della Stranociada, il mercatino natalizio, la fiera “Disfashion” per svendere i prodotti alla fine delle stagioni, e molto altro che, accanto alla Brocante ricordataci nel documentario, rendono quelle strade un brulichio di persone, prodotti e di idee che di vecchio o nostalgico non hanno nulla.

Non si può inoltre dimenticare che lo stesso posto presentatoci a tinte seppia da Vandoni, oltre ad essere centrale per la Città di Locarno, ospita l’Ospedale La Carità, la Biblioteca cantonale, il Dipartimento Formazione e apprendimento (DFA) della SUPSI e la Scuola dell’infanzia di San Francesco con il suo frequentatissimo parco: servizi dinamici, fondamentali, punto di riferimento per tutta la regione e il Cantone. Sono inoltre presenti ben tre Chiese tra le più belle e importanti della nostra Regione. Infine, le strade deserte e sonnolente del documentario conducono invece a realtà vivaci come il Teatro Paravento, o il cinema GranRex, oppure ancora ai musei del polo culturale costituito da Casa Rusca, Casorella e dal Castello visconteo, che insieme custodiscono un patrimonio artistico immenso di cui andiamo fieri, ospitano artisti di fama mondiale e vengono visitati da moltissimi turisti ogni anno.

Ho sempre detto che se la Città di Locarno è il luogo più bello al mondo dove vivere non è solo per Piazza Grande, ma è grazie alle persone che la rendono speciale. Ebbene, molte di esse vivono o lavorano in Città Vecchia. E mi dispiace sinceramente che la loro vitalità, creatività, fatica, audacia e positività non siano contenute in qualsiasi racconto di questo luogo speciale. Ci sarà anche chi lo abbandona con un certo pessimismo verso il futuro, o per un progetto diverso. Ma chi oggi abita quelle strade è vivo e pronto ad impegnarsi per un luogo che non ha eguali. Perché la Città Vecchia è un paese, e come scrisse Cesare Pavese: “Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra, c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.”

Questa è la nostra Città Vecchia, un crocevia di storie che si intrecciano e si alimentano una con l’altra: un toccasana per il corpo, la mente e lo spirito”.

Critico anche il PPD locarnese: “La Sezione del Partito Popolare Democratico di Locarno esprime il proprio stupore e malcontento sul documentario “Città vecchia, vita nuova” messo in onda durante la puntata di Storie di domenica 5 gennaio 2019. Senza voler discutere la professionalità del regista, ne è scaturita un’immagine malinconica e deprimente, un’immagine alquanto distorta rispetto alla realtà di questo magnifico quartiere cittadino.

 Chi conosce la Città vecchia sa che fortunatamente il quadro è ben diverso. Il problema è l’immagine veicolata dal documentario verso chi il quartiere non lo conosce o non l’ha mai frequentato, un’immagine che non rende onore alle tante persone e associazioni che animano economicamente, socialmente e culturalmente il centro storico. Un’immagine che non possiamo accettare e dalla quale non possiamo che dissociarci. Se pensiamo ai molti commerci che chiudono in vari centri del Cantone, la Città vecchia è una realtà in controtendenza. È un luogo magico, in perenne evoluzione, grazie all’imprenditorialità, fra mille peripezie, di tanta gente comune. A loro, associandoci alle numerose prese di posizioni di semplici cittadini, va la nostra gratitudine e il nostro pieno sostegno. Lunga vita a questa magnifica Città vecchia”.

Finita? No di certo. Il Municipale Niccolò Salvioni ha gradito: “Interessante il documentario dal poliedrico titolo „Città vecchia, vita nuova“ diffuso domenica dalla TSI. Ho guardato l‘opera del nostro regista di origine locarnese Paolo Vandoni che ho trovato intrigante, per spunti, idee, intrecci, immagini e suoni.

In 45‘ non è possibile accontentare tutti né essere completi nell‘esposto. Il documentario, capace di generare anche sensazioni e sentimenti profondi, non è stato concepito quale opera pubblicitaria o commerciale di un quartiere cittadino qualsiasi. Una città vecchia è speciale proprio per le sedimentazioni storiche ed intensi vissuti che contiene: un documentario non ne può che rappresentarne qualche spaccato, senza che tali omissioni debbano essere interpretate quale torto volontario, non fosse altro per rispetto alla libertà di espressione.
L‘opera, anche artistica, ha avuto il pregio, e il coraggio, di documentare il passato di taluni attori economici storici, di taluni ancora attivi ed apprezzati, di comparse e di artisti che hanno arricchito culturalmente la città vecchia locarnese che se ne vanno, mantenendo però profonde radici di amore con la regione e la nostra comunità. Altri imprenditori arrivano, perpetuando la profonda umanità che contraddistingue gli abitanti del nucleo storico di cui rappresentano i germogli e il futuro, nuovo, ma che continua, con rispetto, il passato di chi li ha preceduti. Anche il filo conduttore ruotante attorno all’originale Mauro, attore un po’ per caso ma con una grande e spontanea naturalezza, persona che, con le sue camminate, vive la città estesa più di tutti noi e -simbolicamente- anche per tutti noi, anche quella vecchia, a piene mani, era interessante. Egli è persona sensibile ed attenta agli avvenimenti nella città e spesso è osservatore acuto che propone idee interessanti su come migliorare il nostro convivere sociale.

La città vecchia rappresenta un „nucleo tradizionale„ di Locarno, e come succede in altri nuclei, „indova u sa parla amò dialett“ , a confronto con altre realtà meno caratterizzate, anonime, de-tradizionalizzate, ove non esiste più un vero e genuino consueto modo di vivere „da ticines„ aperto al mondo, non ha nulla da rimproverarsi. Anzi, rappresenta esempio di coesione sociale, di integrazione, di convivere tradizionale virtuoso, una vita frammista di libertà, cultura, arte, imprenditorialità ed ospitalità, ticinese, locarnese, e, come in seguito accennato da Giò Rezzonico, anche con un tocco di influsso dal Piemonte, unica quanto irripetibile: un valore di cui andare fieri. Esempio che concerne, nobilitandoli, tutti coloro che vivono o ruotano attorno alla città vecchia, contribuendo alla sua animazione, anche se non esplicitamente mostrati o menzionati nel documentario.

Grazie ai „quadri“ di vita nella città vecchia rappresentati dal regista, Locarno, nel 2050, potrà ricordare i protagonisti da lui ripresi nelle loro vite quotidiane, mentre vivono e contribuiscono alla costruzione, ogni uno al meglio a proprio modo, del futuro della città vecchia e, con essa, del nostro paese. Dopo il giorno della Befana, una calza simbolica piena di dolci e caramelle e un grazie a Paolo Vandoni e a tutti che hanno collaborato con lui al magico documentario propostoci!”.

Critici invece il collega Paolo Caroni (“Un documentario cupo, triste e a mio avviso che non rende giustizia ad un quartiere che è pieno di vita e di commerci. Perché iniziare il documentario filmando una strada di notte piovosa e vuota, e non un giorno d'estate soleggiato oppure il mercato di Natale, la notte bianca, ecc.? Mah...”.”) e Giuseppe Cotti, oltre che la Pro Città Vecchia.

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