CRONACA
Stop ai treni, i sindaci di Lugano, Como e Varese lanciano un appello: "Troviamo una soluzione"
"Disporre di un sistema di trasporto su rotaia a pieno regime significa agevolare le migliaia di persone che ogni giorno si spostano fra i due Stati per motivi di lavoro, oltre a garantire maggiore sicurezza per fronteggiare l'emergenza sanitaria"

VARESE/COMO/LUGANO - Dal 10 dicembre, ovvero da domani, una decisione del DPCM italiano bloccherà il transito di treni tra Italia Svizzera. Le FFS hanno fatto sapere che le nuove norme italiane prevedevano la misurazione della temperatura a tutti coloro che salivano sui convogli, oltre che presentare un attestato di risultato negativo dei test per il COVID-19 e un certificato di lavoro: per le Ferrovie svizzere, troppo. Dunque, stop ai collegamenti.

Un tema che preoccupa e i Sindaci di Varese Davide Galimberti, di Como Mario Landriscina e di Lugano Marco Borradori, riunitisi oggi in videochiamata, hanno mostrato di condividere le  preoccupazioni e hanno lanciato un appello alle istituzioni italiane e svizzere: "Non blocchiamo la circolazione dei treni tra i due Stati".

La decisione annunciata nelle scorse ore dalle società di trasporto avrà serie ripercussioni sul traffico e sulla qualità di vita dei territori, già interessati dalla crisi determinata dalla pandemia.

"La soppressione dei treni tra Svizzera e Italia è una scelta errata e vogliamo lanciare un appello affinché venga trovata al più presto una soluzione condivisa", hanno affermato i sindaci Borradori, Landriscina e Galimberti. "Il blocco della circolazione dei treni avrebbe infatti effetti negativi sull'economia dei rispettivi territori. Disporre di un sistema di trasporto su rotaia a pieno regime significa agevolare le migliaia di persone che ogni giorno si spostano fra i due Stati per motivi di lavoro, oltre a garantire una maggiore sicurezza per fronteggiare l'emergenza sanitaria".

Sottolineano, per esempio, i moltissimi frontalieri che usano il treno: almeno 5'000.

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