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11.12.2021 - 10:270

Demolizione dell'ex Macello, parla il PG Andrea Pagani

"Dal profilo amministrativo ci sono senza dubbio aspetti che andranno valutati, ma che sfuggono al penale e non sono dunque di mia competenza"

LUGANO – Ieri il PG Andrea Pagani ha spiegato punto per punto in un comunicato stampa i motivi della sua decisione di non ravvisare reati penali nel controverso caso che in maggio ha portato alla demolizione dell’ex Macello di Lugano. Il fatto che non ci siano reati accertati chiude, salvo ricorsi, la vicenda dal profilo penale. Liberatv ha intervistato il procuratore generale a riguardo di una vicenda che continua, e continuerà, a far discutere.

“All’avvocato Castelli rispondo che non è serio giudicare un lavoro rigoroso ed enorme, durato mesi, sulla base di un comunicato stampa di tre pagine, quando ieri sera gli è stata intimata una decisione di ben 27 pagine. Per il resto, in Svizzera la libertà d’opinione è garantita”.

Perché non sono stati interrogate altre persone, come il comandante Matteo Cocchi, il ministro Norman Gobbi (…)? “Perché nessuna di queste tre figure ha fatto parte dello Stato Maggiore che ha proposto l’intervento all’ex Macello e nemmeno del Municipio che lo ha autorizzato. È stato accertato che la proposta di demolizione parziale, limitatamente al tetto pericolante dell’edificio, ed eventualmente a una parete, e la successiva decisione politica sono avvenute attraverso una comunicazione telefonica in viva voce tra i capi intervento, quindi il vicecomandante della Cantonale Lorenzo Hutter e l’ufficiale della Comunale Mauro Magiulli, che si trovavano in un ufficio della Centrale comune di allarme di Bellinzona, e la capo dicastero Karin Valenzano Rossi. Ho quindi ritenuto che non sarebbe stato utile ai fini del giudizio sentire persone che non hanno avuto alcun ruolo nel proporre e decidere l’intervento. E questo l’ho scritto nella decisione con cui ho respinto la richiesta dell’avvocato Castelli”.

E ancora: “Non è lo Stato Maggiore che ha chiamato l’impresa che ha demolito lo stabile. Lo ha fatto la ditta incaricata di murare porte e finestre, che non disponeva di una pinza per demolire il tetto. Considerate che tutto viene gestito via whatsapp dal fronte dove, appunto, viene capito male quello che era stato deciso: demolire il tetto ed eventualmente una parete per questione statica, mentre chi era a Lugano sul posto ha capito che bisognava demolire lo stabile intero. È l’incredibile errore comunicativo di cui parlavo”.

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