Secondo il Daily Mail, dopo gli attacchi iraniani il “modello Dubai” scricchiola: hotel svuotati, voli cancellati, paura e censura sui social. Nel mirino anche aeroporti e resort di lusso

DUBAI - Dubai, la vetrina scintillante del Golfo costruita su turismo, finanza e immagine di “porto sicuro”, starebbe vivendo la sua fase più fragile. È quanto sostiene il Daily Mail in un articolo firmato da Adam Pogrund, di cui circola una traduzione in italiano: l’emirato – da anni calamita per expat, influencer e grandi patrimoni – sarebbe finito sotto una sequenza di attacchi con missili e droni attribuiti all’Iran, con effetti immediati su sicurezza percepita, trasporti e fiducia.
Secondo la ricostruzione del quotidiano britannico, Dubai – che ospiterebbe circa 240mila cittadini britannici, tra cui anche volti noti – sarebbe stata colpita da due terzi dei missili lanciati da Teheran contro gli Emirati. Mercoledì mattina tre forti esplosioni avrebbero scosso la città e l’aeroporto internazionale avrebbe riportato danni: due droni avrebbero colpito un terminal, causando quattro feriti. Diverse compagnie aeree, sempre stando al Daily Mail, avrebbero cancellato i collegamenti con la regione per settimane.
Non solo. Tra gli obiettivi citati figurerebbe anche il Fairmont di Palm Jumeirah, hotel simbolo del lusso locale. E mentre la macchina delle pubbliche relazioni rassicura, la preoccupazione tra residenti e lavoratori stranieri – racconta l’articolo – resterebbe alta. Un britannico residente da molti anni, citato dal Guardian, parla di “fascino svanito” e di personale scolastico fuggito dopo i bombardamenti. Un tassista, rimasto senza auto dopo un attacco, sostiene che “non c’è più lavoro” e che molti stanno pensando di lasciare il Paese.
Il pezzo insiste anche su un altro elemento: il controllo dell’informazione. Le autorità emiratine, sempre secondo il Daily Mail, avrebbero avviato procedimenti contro chi diffonde video e contenuti sugli attacchi, con accuse legate ai reati informatici e al “panico pubblico”: si parla di 21 persone incriminate e del rischio di pena detentiva e multa per chi pubblica materiale che contraddice le comunicazioni ufficiali. Nel frattempo, sui social si sarebbe visto l’effetto opposto: una cascata di post “positivi” e filogovernativi, con linguaggi simili e slogan ripetuti, tra sospetti – respinti dagli interessati – che alcuni creator siano incentivati o spinti all’autocensura.
Sul piano militare, l’articolo cita il lancio di 1’700 “proiettili” in due settimane, con una percentuale molto alta intercettata dalle difese aeree. Ma il punto, per il Daily Mail, è soprattutto psicologico ed economico: Dubai non avrebbe grandi riserve di petrolio e dipenderebbe dalla popolazione di espatriati, descritta come il 90% dei residenti. Se questo “motore umano” si ferma – tra partenze, turismo in calo e timori per nuovi raid – l’immagine del paradiso fiscale e dell’oasi stabile nel Golfo rischia di incrinarsi.
Il Daily Mail amplia infine lo scenario: non solo Dubai, ma anche Abu Dhabi, Doha e Riyad sarebbero finite nel mirino di droni, mentre sullo sfondo resta la tensione sullo Stretto di Hormuz, snodo strategico per l’energia e il commercio globale. In altre parole: la guerra – se davvero dovesse allargarsi e cronicizzarsi – non colpirebbe solo la geopolitica, ma anche quel “brand” di sicurezza e prosperità su cui Dubai ha costruito la sua fortuna.