CRONACA
Serie A (e non solo) a luci rosse. Maxi inchiesta su un giro di escort a Milano
Agli arresti i gestori di una società di eventi di Cinisello Balsamo. Un giro di oltre un milione di euro. Diversi i reati ipotizzati

MILANO - Un’organizzazione strutturata come un’azienda parallela, con una sede operativa a Cinisello Balsamo, una rete di pr, una batteria di ragazze immagine ed escort, locali di lusso, hotel a cinque stelle, trasferte nelle località più esclusive e una clientela facoltosa, composta da calciatori di Serie A, vip, imprenditori, manager, sportivi e perfino un pilota di Formula 1. È questo il quadro che emerge dall’inchiesta milanese che ha travolto la Ma.De Milano, società formalmente attiva nell’organizzazione di eventi ma che, secondo la Procura, sarebbe stata in realtà lo schermo di un sistema ben più redditizio: un giro di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione mascherato da serate esclusive e servizi di intrattenimento per clienti selezionati.

Al centro dell’ordinanza ci sono i due ritenuti dominus del sodalizio, Emanuele Buttini e Deborah Ronchi, finiti ai domiciliari insieme ad altri due collaboratori. Ma il dato più clamoroso resta sullo sfondo: nelle carte sarebbero riportati oltre 50 nomi di clienti noti e frequenti, tutti oscurati. È lì che si affaccia il mondo del calcio di vertice, con una cinquantina di giocatori di Serie A, tra tesserati di Inter e Milan e atleti delle squadre in trasferta a Milano, ma anche altri sportivi, personaggi noti e uomini d’affari.

Secondo gli inquirenti, la reale attività della società consisteva nel “reclutamento di donne, tra cui anche escort di professione, disponibili a partecipare agli eventi organizzati dal sodalizio e pronte a rendere anche prestazioni di natura sessuale, successivamente remunerate, a favore di una clientela particolarmente facoltosa e disposta a spendere importanti cifre”. Un modello costruito per offrire ai giocatori e agli altri clienti un vero e proprio “servizio dopopartita”, un pacchetto completo da migliaia di euro: cena-spettacolo, tavolo in locale esclusivo, eventuale prosecuzione in hotel o in appartamenti nella disponibilità del gruppo, e infine escort.

Il sistema, secondo la ricostruzione, non si fermava a Milano. Il gruppo di promoters organizzava infatti anche spedizioni di ragazze immagine ed escort nelle località di vacanza più attraenti, là dove i giocatori si spostavano a fine campionato. Sul sito della società, la Ma.De Milano si promuoveva come realtà operativa non solo a Milano, ma anche a Mykonos e St. Barth, due nomi che da soli bastano a raccontare il livello della clientela e il tipo di mercato al quale il gruppo puntava.

Il meccanismo era semplice e insieme spregiudicato. Da una parte le ragazze immagine, hostess, accompagnatrici al tavolo, le cosiddette table girls, impiegate per dare lustro alle serate, riempire i privé, animare i tavoli, alzare il tono del locale e, naturalmente, far lievitare i conti. Dall’altra, le donne disponibili anche a prestazioni sessuali a pagamento, che entravano in gioco quando il cliente decideva di proseguire la serata in forma più riservata. 

È proprio qui che il quadro accusatorio si fa più pesante. Secondo l’ordinanza, i promotori della Ma.De Milano trattenevano almeno il 50% delle somme pagate dai clienti per le prestazioni sessuali, consegnando alle ragazze soltanto la parte residua. Non si tratterebbe dunque di semplici contatti occasionali tra escort e clienti, ma di una vera attività di intermediazione economica stabile, sistematica e lucrativa. In alcuni casi, le donne avrebbero dovuto anche pagare il canone di affitto delle camere dell’appartamento di Cinisello Balsamo usato come base dell’organizzazione. Un sistema in cui chi gestiva il giro guadagnava su tutto: eventi, spostamenti, tavoli, prestazioni, alloggi.

Le intercettazioni e gli atti mostrano un linguaggio di una crudezza quasi commerciale. I clienti vengono movimentati, le ragazze smistate, i soldi recuperati, le “buste” distribuite. In un dialogo si legge: “I soldi delle buste che erano delle ragazze, che non ho consegnato, li hai presi tu vero?”. Risposta: “Sì, sì”. In un altro passaggio: “Mi hanno dato anche la busta perché ho fatto fare il tavolo a quelli lì, i giocatori di hockey”. Segno che il sistema non riguardava soltanto il calcio, ma si allargava ad altri sportivi e ad altri ambienti.

Tra i luoghi chiave del sistema spiccano alcuni dei nomi più noti della movida milanese. I clienti venivano portati al Just Cavalli, al JustMe, al Tocqueville, al Philip’s, al Pineta Milano, ma anche in una lunga teoria di ristoranti, terrazze e locali eleganti: Basho Restaurant-Casa Chapiso, BeefBar Milano, Casa Fiori Chiari, Ceresio7, Coraje Restaurant, Dolce & Gabbana, Martini, Do Mish, El Porteño Prohibido, Gloria Osteria, Hierbas Milano, IT Maison Milano, Jazz Café, La Bullona, Langosteria Bistrot, Lune Storte Restaurant Caffè, Marro Milano, Osteria La Risacca 6, Riad Yacout, Riviera Milano, Speciale Osteria, Ten Eleven Portrait Milano, Tuya Milano, Voya Rooftop. Una geografia impressionante, che disegna una mappa precisa del lusso notturno milanese.

Tra tutti, però, un capitolo a parte riguarda il Pineta Milano. Il pm evidenzia infatti che il locale sarebbe riferibile a Giovanni Urso e che sul suo profilo Instagram comparirebbe un video promozionale in cui vengono mostrati due ingressi distinti: uno destinato ai clienti comuni, definito senza troppi giri di parole “plebeo”, e un altro riservato al privé. È lì che, in un passaggio riportato negli atti, si sentirebbe la stessa voce indicare ai clienti la tavolata giusta per cominciare il “gran chiavage”. Secondo gli investigatori, nel fine settimana proprio il privé del Pineta sarebbe stato in gestione alla Ma.De Milano, che ne garantiva il funzionamento assicurando anche la presenza di ragazze disponibili per prestazioni sessuali riservate ai clienti più facoltosi. Dalle indagini della Guardia di finanza risulterebbe inoltre che il locale Pineta Milano è di proprietà della Carpa srl, fra i cui soci figura la Fatturage 360 s.r.l.s., facente capo allo stesso Urso.

L’organizzazione, stando alle carte, curava anche gli spostamenti delle ragazze da un locale all’altro o dagli appartamenti agli hotel. Alcune frasi intercettate restituiscono il tono meccanico di quel lavoro. “Le ragazze che sono… che c’hai a casa… le porti al Just, ok?”. Oppure: “Li portiamo al Just”. E ancora: “Noi siamo al Me”, con chiaro riferimento al Me Milan Il Duca, l’albergo a cinque stelle di piazza della Repubblica che compare più volte nelle conversazioni.

Ed è proprio tra hotel di lusso e camere riservate che entra in scena anche uno degli aspetti più inquietanti dell’inchiesta: l’uso del protossido d’azoto, il cosiddetto gas esilarante o “droga del palloncino”. Secondo quanto emerge dagli atti, durante le serate, in particolare quelle organizzate per calciatori di Serie A, veniva fatto uso di questa sostanza chimica capace di dare euforia senza lasciare tracce nei controlli antidoping. Una circostanza che, per gli atleti professionisti, la rendeva particolarmente gradita. In una conversazione si legge: “Siamo al Duca, al Me Milan, ci servono palloncini. Sono con…”. La risposta è secca: “Ok ti mando qualcuno”. Un passaggio che racconta bene la normalità con cui un servizio del genere sarebbe stato garantito, quasi fosse una voce del menù.

Nelle intercettazioni compare anche il riferimento a un pilota di Formula 1. “Ho un amico pilota di Formula 1 che vuole una ragazza a pagamento, riusciamo a trovarla?”. E dall’altra parte: “Gli mando la brasiliana”. Frasi che dicono molto più di quanto sembri: il livello della clientela, la capacità di risposta immediata del gruppo, la riduzione delle donne a disponibilità pronta all’uso.

L’indagine racconta anche la continuità del sistema nel tempo. Il gruppo avrebbe iniziato a lavorare già dal 2019, e non si sarebbe fermato nemmeno durante il Covid. Una teste racconta infatti che “lavoravamo quasi tutte le sere, anche durante il lockdown”. E durante un controllo dell’aprile 2021 sarebbero state identificate 17 persone nella sede dell’azienda a Cinisello Balsamo, in pieno periodo di restrizioni sanitarie e divieto di assembramenti. Secondo un’altra testimonianza, nello stabile esisteva anche una discoteca abusiva, collocata in un locale al piano terra accessibile da un ingresso secondario semi-nascosto, dove si organizzavano quasi ogni giorno eventi mondani con servizio di escort.

Dietro il luccichio dei tavoli, degli champagne e dei rooftop, però, dalle carte affiora anche altro. Situazioni di fragilità, sfruttamento e umiliazione. Si parla, per esempio, di una ragazza colombiana che nel 2022 sarebbe stata costretta a prostituirsi per 1.000 euro, dei quali solo 500 sarebbero finiti a lei. In un altro passaggio emerge una chat dal tono drammatico: una giovane donna chiede conferma di essere stata, alcune settimane prima, con un noto calciatore. Il motivo è devastante: ha scoperto di essere incinta. Un dettaglio che fa crollare definitivamente ogni vernice glamour sul sistema descritto dagli investigatori.

Sul piano giudiziario, oltre agli arresti domiciliari, è scattato il sequestro preventivo finalizzato alla confisca del profitto del reato, per un valore di oltre 1,2 milioni di euro. Le accuse contestate comprendono, a vario titolo, associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione, ma anche autoriciclaggio e traffico di sostanze stupefacenti. Secondo la Procura, gli introiti reali del gruppo sarebbero stati del tutto sproporzionati rispetto a quelli ufficialmente dichiarati e riconducibili di fatto quasi esclusivamente al business delle serate e dei servizi connessi.

Resta il convitato di pietra: i nomi dei clienti. I magistrati li hanno secretati. Ma il materiale raccolto dagli investigatori racconta già abbastanza. Dietro la facciata di cene spettacolo, tavoli esclusivi, concierge di lusso e pacchetti “all inclusive”, ci sarebbe stato un sistema che trasformava la notte milanese in una macchina ad altissimo rendimento, costruita sul denaro dei clienti e, secondo l’accusa, sullo sfruttamento organizzato delle donne.

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