La presidente AITI alla sua prima assemblea generale: “C’è una distanza pericolosa tra la realtà delle aziende e il racconto pubblico. Il futuro si costruisce collaborando tra imprese, politica e territorio”

LUGANO - Alla sua prima Assemblea generale da presidente di AITI, Nicoletta Casanova ha scelto una parola chiave per raccontare il presente e il futuro dell’industria ticinese: collaborazione. Una parola, ha spiegato, semplice e spesso abusata, ma oggi più che mai decisiva in un contesto segnato da frammentazione, polarizzazione, urgenza permanente, incertezza e crescente chiusura.
Per Casanova, il futuro del Ticino “non solo industriale” si giocherà proprio sulla capacità di collaborare davvero: tra imprese, politica, formazione, mondo economico, pubblico e privato, generazioni, tecnologia e associazioni economiche. Perché nessuna impresa, oggi, può affrontare da sola la velocità del cambiamento. E nessun territorio resta competitivo se chi crea valore viene lasciato solo.
La presidente ha strutturato il suo intervento attorno alle tre fasi dell’innovazione: ideazione, sviluppo e implementazione. Nella prima fase ha richiamato i “100 giorni di ascolto” annunciati un anno fa al momento della nomina. Giorni che, ha ammesso, non sono bastati: dopo un anno di visite nelle aziende, nei capannoni, negli uffici tecnici e nei laboratori, Casanova dice di avere scoperto “un Ticino diverso da quello spesso raccontato”.
Un Ticino fatto di imprese che investono nonostante l’incertezza, di innovazione che nasce sotto pressione, di aziende che formano giovani anche quando sarebbe più facile rinunciare. Un mondo che reagisce, si adatta e costruisce soluzioni ogni giorno.
Ma accanto a questa realtà, Casanova vede un fenomeno “pericolosissimo”: la distanza crescente tra realtà e racconto. Nel dibattito pubblico, parole come dumping, sfruttamento, precarietà e bassi salari vengono spesso associate in modo sistematico al tessuto economico ticinese. Una rappresentazione che la presidente considera incompleta e distorta, perché non rende giustizia a chi rischia capitale, energie e vita personale per creare valore nel Cantone.
Da qui il compito che AITI intende assumersi: contribuire, insieme a chi vorrà collaborare, a riallineare questa percezione alla realtà dei fatti.
Nella fase dello sviluppo, Casanova ha spiegato il lavoro svolto per ridefinire una strategia chiara dell’associazione: non un documento “formale e patinato”, ma una bussola operativa, concreta e misurabile. L’obiettivo è essere più vicini alle aziende, più presenti sul terreno, più incisivi nel dialogo politico e più credibili nel dibattito pubblico.
AITI, ha detto, ha rafforzato il confronto con istituzioni, associazioni economiche e mondo sindacale, partendo da un principio essenziale: economia e società non sono mondi separati. L’economia è parte della società e, nella creazione di valore e benessere collettivo, ne è una componente fondamentale.
Le associazioni economiche, secondo Casanova, non devono essere spettatrici né semplici megafoni, ma piattaforme di lavoro. Il dibattito ha bisogno di fatti, cifre, approfondimenti e luoghi nei quali costruire soluzioni. Non di grida mediatiche o rivendicazioni destinate a restare lettera morta.
Il terzo momento, quello dell’implementazione, riguarda invece l’oggi. Qui il messaggio diventa più politico: “Il nostro Ticino merita di più. E adesso è il momento di cambiare passo. Non di difendersi, bensì di giocare d’attacco”.
Per Casanova, la competizione non si gioca più tra aziende dello stesso territorio, ma tra ecosistemi. Vincono quelli capaci di generare fiducia, competenze, innovazione, velocità e visione condivisa. Per questo occorre anche superare l’idea che l’industria appartenga al passato. L’industria del futuro sarà tecnologica, sostenibile, digitale, interconnessa e basata sulla conoscenza.
La presidente AITI ha insistito molto anche sul rapporto con i giovani: bisogna mostrare loro che oggi un’azienda significa tecnologia, dati, intelligenza artificiale, ingegneria, ricerca e creatività. Se il Ticino saprà creare questo ponte culturale, potrà diventare un esempio vivace di innovazione industriale internazionale.
Ma la fiducia non cancella le difficoltà. Molte imprese ticinesi stanno affrontando prove dure: post-Covid, inflazione, dazi, colli di bottiglia logistici, costi energetici, pressione sulla manodopera. E, secondo Casanova, la politica cantonale non sempre percepisce fino in fondo la pressione subita dalle aziende.
Nel suo intervento ha citato l’iniziativa antidumping, respinta “per un soffio”, che avrebbe creato un apparato burocratico senza precedenti in Svizzera. Ha poi richiamato il voto sull’assicurazione dentaria cantonale e sulla neutralizzazione delle stime immobiliari, con il rischio di ulteriori oneri per le imprese. A questo si aggiunge il compromesso sul salario minimo legale, importante ma destinato a rendere più difficile operare in alcuni settori.
Da qui l’appello diretto alla politica: “Abbiamo bisogno di essere capiti nelle nostre sfide”. Le imprese, ha aggiunto Casanova, sono aperte a un dialogo serio, sincero e responsabile, pronte a fare la propria parte per il benessere e il futuro del Cantone. Ma servono condizioni quadro adeguate e scelte giuste.
La conclusione del discorso è stata un invito all’orgoglio e alla responsabilità. Le industrie e i centri di ricerca ticinesi, ha detto Casanova, “non stanno aspettando il futuro: lo stanno costruendo”. Troppo spesso, però, anche nel mondo economico prevale un atteggiamento difensivo, concentrato sulle difficoltà più che sul valore straordinario che il territorio continua a generare.
“La domanda non è se il Ticino abbia un futuro industriale. La vera domanda è se avremo coraggio e senso di responsabilità per costruirlo insieme”, ha concluso la presidente AITI. E in questa sfida, la collaborazione vera diventa la principale forza competitiva.