POLITICA
Laicismo contro radici cattoloiche, va in scena lo scontro "radicali" contro pipidini
Fra i promotori dell'iniziativa per un Ticino laico Dick Marty, Gabriele Gendotti, Diego Scacchi, dei socialisti, il PC, il SISA: e il PPD sbotta!

BELLINZONA – Abolire i privilegi dati a cattolici e protestanti, i quali tra l’altro sono in numero minore rispetto a coloro che non si riconoscono in nessuna religione. Attenzione, essere laici non è inteso come essere atei, o anticlericali, solo essere a favore del trattamento uguale per tutte le religioni. A livello politico significa la distinzione fra Chiesa e stato: in Ticino, per essere laici, un gruppo di persone desiderano modificare l’articolo 24.

Si tratta di quello che concede a cattolicesimo e protestantesimo la personalità di diritto pubblico. Ovvero “ le due fedi possono godere di sussidi e contributi di enti pubblici con i soldi di tutti, anche di chi non crede, un trattamento privilegiato nei media del servizio pubblico, un accesso all’istruzione collettiva nelle scuole attraverso l’ora di religione, un’attenzione spropositata nelle istituzioni”.

E per il gruppo, che ha lanciato anche il sito internet ticinolaico.ch, “tutti gli altri? Non contano. Però contribuiscono ai privilegi dei cattolici e dei protestanti, pagando il finanziamento degli oratori, i campeggi di studio sulla Riforma, gli stipendi dei docenti di religione e il relativo materiale didattico non scelto dallo Stato, le rubriche cattoliche e protestanti alla radio e in televisione”. Fanno notare come il 18% della popolazione non si riconosce in nessuna religione.

Fra i promotori dell’iniziativa che verrà lanciata fra pochi giorni, Dick Marty, Gabriele Gendotti e Diego Scacchi, alcuni socialisti, il PC e il SISA.

Furibonda la reazione del PPD, il partito cattolico. “Ci risiamo, e non poteva essere altrimenti, visto che questi tentativi di rimozione identitaria si manifestano con una certa ciclicità. Un gruppo di ticinesi, tra i quali due ex Consiglieri di Stato radical chic dalle robuste pensioni per l’occasione riemersi dalle nebbie di un passato dimenticato, ha pensato bene di lanciare un’iniziativa per proporre il divorzio dalle nostre tradizioni. Un’iniziativa che ha come preciso obiettivo quello di annullare ogni possibile collegamento con la nostra storia e le nostre – innegabili! – radici cristiane”, tuona una nota firmata da Fiorenzo Dadò.

I pipidini ritengono che per contro in un periodo di incertezza c’è bisogno di radici e di certezze, “non di una cancellazione di secoli di tradizioni e di libertà portate avanti e soprattutto ottenute, con sudore e sangue, da coloro che ci hanno preceduti. Né tantomeno di guerre di religione, montate ad arte, dal sapore ottocentesco”.

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