Il procuratore Gianini non ravvisa calunnia o diffamazione: la conferenza stampa rientra nella libertà di espressione e nell’attività parlamentare

BELLINZONA - Non c’è materia penale. Il procuratore pubblico Andrea Gianini ha decretato il non luogo a procedere nei confronti dei deputati dell’Mps Matteo Pronzini e Giuseppe Sergi, denunciati lo scorso settembre dal dottor Claudio Camponovo, dall’ex granconsigliera leghista Sabrina Aldi, dalla deputata PLR Cristina Maderni e dalla società Swiss Anesthesia Solutions.
Le accuse – calunnia, in subordine diffamazione e violazione della legge federale contro la concorrenza sleale – erano legate alle dichiarazioni rilasciate dai due parlamentari nella conferenza stampa del 17 giugno 2025, convocata nella sede dell’Mps per presentare un’interrogazione sul caso Hospita. Un atto parlamentare di 14 pagine e 64 domande che ha poi portato alla creazione di una Commissione parlamentare d’inchiesta.
Secondo i querelanti, quell’incontro con i media – svoltosi fuori dal Parlamento – non rientrava nell’ambito dell’immunità parlamentare. Il Gran Consiglio, però, lo scorso 23 marzo ha deciso di mantenere l’immunità per Sergi e Pronzini.
Ma la questione non si esaurisce qui. Il decreto del procuratore chiarisce anche quando questa protezione può estendersi alle dichiarazioni pubbliche.
Richiamando la giurisprudenza svizzera ed europea, Gianini sottolinea che l’immunità può valere anche per esternazioni pubbliche se esiste un nesso diretto con l’atto parlamentare.
In sostanza, le dichiarazioni devono essere una sintesi o una ripresa di quanto già contenuto nell’interrogazione, contribuire a un dibattito di interesse pubblico e non ridursi a un attacco personale.
Ed è proprio questo il punto centrale: la conferenza stampa del 17 giugno, secondo il magistrato, non è andata oltre il contenuto dell’atto parlamentare. Anche nelle risposte ai giornalisti – talvolta critiche – i due deputati hanno ribadito di voler ottenere chiarimenti nell’interesse pubblico.
Un interesse che, osserva Gianini, è stato riconosciuto anche dal Parlamento stesso, con l’istituzione della Commissione d’inchiesta sul caso Hospita.
Nel decreto si evidenzia inoltre come durante la conferenza non vi siano stati attacchi personali gratuiti né provocazioni. I riferimenti ai querelanti, seppur frequenti, risultano coerenti con le domande poste nell’interrogazione.
La comunicazione ai media viene dunque ritenuta “proporzionata e adeguata”, anche alla luce del fatto che si tratta di figure pubbliche, le quali – per giurisprudenza costante – devono accettare un livello più elevato di esposizione e di critica.
Gianini richiama anche la giurisprudenza del Tribunale federale, secondo cui la libertà di espressione e di stampa prevale sulla protezione della personalità quando esiste un interesse pubblico preponderante.
Nel caso concreto, i soggetti coinvolti ricoprono o hanno ricoperto ruoli pubblici rilevanti, elemento che rafforza la legittimità del dibattito.
Il decreto del procuratore non chiude però definitivamente la vicenda. I querelanti, rappresentati dall’avvocato Nicola Fornara, hanno la possibilità di impugnare la decisione davanti alla Corte dei reclami penali.
La parola finale potrebbe quindi non essere ancora stata scritta.