SANITÀ
Glaucoma, il “ladro silenzioso” della vista che si può fermare con la diagnosi precoce
Nella Settimana mondiale del glaucoma, Centromedico Bellinzona Castello ha effettuato 177 screening individuando 3 casi. Il vicedirettore Jacopo D’Andrea: “Cresce l’attenzione sulla prevenzione, ma resta molto da fare sull’informazione”

Il glaucoma è una patologia insidiosa, spesso asintomatica nelle fasi iniziali, capace di avanzare senza dare segnali evidenti fino a compromettere in modo serio la funzione visiva. Per questo, la prevenzione resta l’arma decisiva. In occasione della Settimana mondiale del glaucoma, dal 9 al 16 marzo scorso, il Centromedico Bellinzona Castello ha promosso una campagna di screening che ha fatto registrare una partecipazione significativa e ha permesso anche di diagnosticare nuovi casi. Ne parliamo con il vicedirettore del Centro Jacopo Dandrea, che richiama l’attenzione su un punto essenziale: oggi gli strumenti per proteggere la vista ci sono, ma occorre arrivare in tempo.

Signor Dandrea, la campagna di screening organizzata durante la Settimana mondiale del glaucoma ha registrato un’ottima partecipazione: che bilancio fate in termini di adesione e di casi individuati?

Il bilancio è decisamente positivo. Abbiamo effettuato 177 screening e, grazie a questi controlli, sono stati diagnosticati tre casi di glaucoma, pari all’1,69% del totale. È un dato significativo perché conferma l’utilità concreta di iniziative di questo tipo: da un lato permettono di intercettare situazioni che meritano approfondimento, dall’altro offrono alla popolazione un’occasione accessibile di controllo. L’adesione è stata molto buona e ciò significa che c’è disponibilità a mettersi in gioco quando vengono proposte occasioni di prevenzione chiare e vicine alle persone.

Il glaucoma viene spesso definito il “ladro silenzioso della vista”: avete riscontrato una reale consapevolezza nella popolazione oppure c’è ancora una sottovalutazione del problema?

Negli ultimi anni la sensibilità verso la salute degli occhi è cresciuta, anche grazie a campagne di sensibilizzazione come quella della Settimana mondiale del glaucoma. Però sarebbe sbagliato pensare che il problema sia ormai ben conosciuto. Il glaucoma resta ancora una patologia spesso sottovalutata e, in molti casi, poco compresa, soprattutto tra le persone più giovani. Questo proprio perché nelle fasi iniziali può non dare sintomi evidenti, e tende a essere percepito come qualcosa di lontano o secondario. In realtà, c’è ancora molto lavoro da fare sul piano dell’informazione, e non solo sul glaucoma ma più in generale sulle principali patologie oftalmologiche.

Quanto è determinante la diagnosi precoce? In altre parole: quanto è possibile incidere concretamente sulla qualità della vista intervenendo per tempo?

La diagnosi precoce è fondamentale. Oggi, nella quasi totalità dei casi, individuare il glaucoma nelle sue fasi iniziali permette di conservare integralmente la funzione visiva per tutto l’arco della vita. Questo è possibile grazie alle diverse misure terapeutiche di cui disponiamo: terapia laser, terapia topica e terapia chirurgica. La vera differenza, quindi, la fa il momento in cui si arriva alla diagnosi. Intervenire in tempo significa poter controllare la malattia e preservare la vista in modo molto efficace.

Molti pazienti devono seguire una terapia quotidiana a base di colliri: quanto è difficile garantire una buona aderenza e quali sono le conseguenze quando non viene rispettata?

L’aderenza alla terapia è un elemento centrale, perché è da lì che passa la possibilità di mantenere stabile nel tempo la patologia. Una buona aderenza si costruisce prima di tutto nel rapporto con il paziente: bisogna spiegare bene la natura cronica del glaucoma e far comprendere quanto il trattamento sia importante anche quando non ci sono sintomi percepibili. Quando questa continuità viene meno, il rischio è che la malattia progredisca. In questi casi, se non si riesce a ottenere una sufficiente costanza con la terapia quotidiana, si può valutare il ricorso a soluzioni alternative di più lunga durata, comprese quelle chirurgiche.

E, in termini di prevenzione, da che età è consigliabile iniziare i controlli e con quale frequenza?

L’American Academy of Ophthalmology raccomanda un esame oculistico completo di base all’età di 40 anni, come momento di riferimento per lo screening delle malattie oculari. Per gli adulti senza particolari fattori di rischio, gli intervalli di controllo consigliati sono ogni 2-4 anni tra i 40 e i 54 anni, ogni 1-3 anni tra i 55 e i 64 anni e ogni 1-2 anni dai 65 anni in poi. Per i pazienti che presentano fattori di rischio, invece, è bene attenersi alle indicazioni dell’oftalmologo di fiducia, che può definire una frequenza di controlli più ravvicinata e personalizzata.

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