Oblò
04.10.2022 - 08:580
 

Eugenio Jelmini: “Una Capricciosa senza capricci”

Una riflessione sull'attuale moda dei cibi senza glutine, senza lattosio, “senza tutto”: “Un tempo le intolleranze alimentari erano un problema di pochi, ora si sono generalizzate, addirittura qualcuno parla di business”

di Eugenio Jelmini

 

Si narra che Paolo Villaggio scherzasse al ristorante ordinando un piatto di maccheroni: “ma che siano 32 contati, mi raccomando”. Fantozzi poteva permettersi di celiare mentre i moderni avventori di ritrovi e pizzerie fanno dell’umorismo loro malgrado. Già la consultazione della carta è un momento da cabaret. I più, dopo aver chiesto delucidazioni e scorso tutta la lista delle pizze, chiedono la solita “Margherita”. Il che è niente in confronto alle richieste di altri commensali della stessa tavolata. È tutto un distinguo di “Capricciosa” ma senza carciofi e olive o di “Pizza ai funghi” con pochi funghi “perché non li digerisco”. E via di questo passo fino a che, finalmente, il cameriere può passare l’ordinazione. Poverino, sa che poi dovrà tornare con le pizze pronte e comincerà il caravanserraglio. La distrazione, complici chiacchiericcio e telefonini, regna sovrana e le richieste del nostro “per chi è la Capricciosa?” cadono sistematicamente nel vuoto.

Per tornare ai fornelli, si ha come l’impressione che si sia di fronte a una moda, quella dei cibi senza glutine, senza lattosio, “senza tutto”. Un tempo le intolleranze alimentari erano un problema di pochi, ora si sono generalizzate, addirittura qualcuno parla di business. Infatti ci sono test d’ogni genere, alcuni dei quali privi di affidabilità ma che tranquillizzano psicologicamente: “sto male o non dimagrisco perché sono intollerante”.

Sia chiaro ci sono molti individui davvero alle prese con problematiche di tipo alimentare, ma una parte della popolazione è finita nel vortice di un’isteria collettiva. Fa chic denunciare qualche allergia vera o intolleranza presunta. Poi magari la stessa persona che dice “niente lattosio, morirei” al dessert ordina una bella Coupe Danmark con panna. Così va il mondo ed è inutile prendersela. Nel mio piccolo non soffrendo di intolleranze, posso spingermi al confine del buon gusto. Uno di questo giorni chiederò un’Hawaiana per vedere che effetto che fa. Ovviamente aggiungendo: “senza ananas ma con prugne e fichi”.

A proposito di mode, mi ha fatto sorridere un brano del romanzo “La calda estate del commissario Casablanca” di Paolo Maggioni: “L’amico ordinò un caffè alla maniera tanto in voga a Milano. ‘Mi porta per favore un cappuccino di soia, decaffeinato, né caldo né freddo, in tazza piccola di vetro, possibilmente tiepida?’

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