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05.02.2016 - 13:000
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

«Ambrì e Lugano hanno deciso che quando si parla di giovani non bisogna essere rivali»

Parla il presidente dell'HC Biasca. «Una grossa opportunità per quei giovani che necessitano di altri due-tre anni di lavoro. Il 51% all'Ambrì? Una questione formale»

BIASCA - Ieri si è aperta una nuova era per l'Hockey Club Biasca e forse per tutto il movimento ticinese: la compagine, attualmente in Prima Lega, giocherà in Serie B e sarà il farm team di Ambrì e Lugano, ovvero una compagine dove far giocare i giovani che non trovano spazio in prima squadra alfine di farli crescere (o anche i giocatori in soprannumero). La nuova società si chiamerà HCB Ticino Rockets e le quote societarie saranno divise fra Ambrì (che avrà il 51%), Lugano, Biasca e GDT Bellinzona. Abbiamo commentato la storica decisione con il presidente biaschese Edy Pironaci. «Sicuramente la decisione ha un'importanza grandissima, l'esperienza insegna che lavorare separatamente, come è stato fatto sinora, non produce molti risultati a livello di giovani ticinesi in Lega nazionale. Questo passo potrebbe dare una svolta in quel senso, l'obiettivo finale è avere più giovani del cantone nel professionismo e non vedere Ambrì e Lugano composti al 95% da svizzero tedeschi o stranieri». Sarà un grosso cambiamento anche per il Biasca: non temete di perdere la vostra identità, divenendo semplicemente il farm team di Ambrì e Lugano? «Per noi come società ed anche come polo delle tre valli è qualcosa di molto importante che porterà molto di buono attorno alla pista. Bisognava decidere se continuare a rimanere un'associazione senza obiettivi chiari, perché il gioco amatoriale rimane pur sempre fine a sé stesso, o colmare un'esigenza che oggi c'era: l'opportunità era questa e ritengo sia più importante questo aspetto. Non perderemo l'identità, siamo convinti sia qualcosa di positivo». Come mai l'Ambrì avrà la maggioranza, ovvero il 51%, delle quote? «Semplicemente perché collaboriamo con loro da diversi anni e quando si è trattato di decidere, dato che la Lega voleva che un club di LNA avesse il 51%, la scelta è stata naturale durante la discussione. È una questione più che altro formale, se la Lega avesse permesso di suddividere le quote in modo uguale fra i club di LNA avremmo seguito probabilmente quella via, solo che gli statuti non lo permettono. Sulla gestione della squadra ciò non avrà influenza». Quali saranno i passi organizzativi che compirete ora? «Adesso dobbiamo terminare il campionato nel migliore dei modi. Contemporaneamente, sarà creata la nuova società, nel cui consiglio di amministrazione saranno rappresentati i quattro club coinvolti e si comincerà a lavorare per organizzare la nuova stagione, già dalla prossima settimana. Importante è sottolineare come l'associazione attuale del Biasca rimarrà legata alla società che nasce, le persone che la gestiranno sono coloro che si occupano della nostra associazione, insieme ad altre». Nella nuova squadra vi sarà anche qualcuno dei vostri giocatori? Ci sono già nomi di chi potrà essere in organico, anche da parte di Lugano e Ambrì? «Avevamo costruito la squadra, pur non avendo la certezza di poter giocare in LNB, con questo scopo e vedremo diversi ragazzi del Biasca nella squadra. In settimana si comincerà a parlare di nomi, ci sono comunque già delle idee». Immaginiamo che ne avrete parlato con i giovani. Cosa ne pensano, e l'hockey ticinese ha dei talenti "nascosti"? «Sono tutti euforici per una possibilità che in altro modo non avrebbero, senza questa realtà almeno una ventina di giovani ticinesi, dopo una quindicina d'anni di formazione avrebbero giocato nei dilettanti. È un'opportunità enorme! I giovani in formazione hanno una spinta enorme, sanno che c'è uno sbocco reale, mentre la LNA non lo era più, tranne se si trattava di qualche talento come Inti Pestoni. Normalmente i talenti riescono ad arrivare alla Lega Nazionale, ci sono però ragazzi bravi, con cui lavorando ancora due-tre anni si può ottenere qualcosa di interessante. Lavoreremo su quelli, sulla fascia di ottimi giocatori che militano nelle leghe amatoriali». Qualcuno ha parlato di un messaggio da lanciare anche al calcio, che sul Team Ticino non ha trovato un accordo (pur collaborando a livello giovanile), concorda? «Ieri è stato detto che questa nuova realtà lancia un messaggio in generale allo sport. Non sono io a dirlo, effettivamente la decisione è importante e storica, perché due club rivali da sempre hanno deciso che per i giovani non bisogna esserlo».
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