Svizzera
30.07.2016 - 10:000
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

«Io sono Nora Illi. Nell'Islam ci sono rispetto e gratitudine verso la donna»

La svizzera convertita che assieme a Nekkaz manifestò contro la legge sulla dissimulazione del volto si racconta in esclusiva, dal suo passato al niqab, dall'ISIS sino alle voci su suo marito

LOCARNO - In due circostanze, è venuta a Locarno assieme a Rachid Nekkaz per battersi contro la legge che vieta la dissimulazione del viso. Nora Illi è svizzera, e si è convertita all'Islam quando era un'adolescente. Colpisce la sua immagine in niquab, completamente velata. Cosa l'ha portata a scegliere di abbracciare questa cultura, e chi è veramente? L'abbiamo interpellata per scoprirlo. Chi era Nora Illi prima di convertirsi all'Islam? «Ero una giovane donna che voleva vivere intensamente la sua vita». Come mai lei e suo marito avete scelto di convertirvi? «Lo abbiamo fatto in modo indipendente l'uno dall'altra». Quali sono i valori dell'Islam in cui si riconosce maggiormente? «Ho esplorato diverse religioni, e quella islamica è quella i cui valori mi hanno convinto maggiormente. È l'unica fra le tre religioni monoteiste, pensando anche al cristianesimo e all'ebraismo, che non li negano. Nella visione dell'Islam ritrovo un riconoscimento dell'essere donna che non vedo in nessuna delle altre. In nessun testo cristiano ci sono rispetto e gratitudine per la donna come ne ho trovati io nell'Islam». Come mai ha scelto di appoggiare Nekkaz nella sua battaglia contro la legge sulla dissimulazione del volto? «La mia collaborazione con lui nasce dal fatto che entrambi vediamo questa legge come un'assoluta discriminazione contro la donna in generale e in particolare verso quella musulmana. Ci toglie il diritto all'autodeterminazione!». Cosa pensa dell'ISIS? «Mi rifaccio a quanto detto più volte dal Consiglio Centrale Islamico Svizzero, che vi riporto: "pur riconoscendo il diritto di resistenza dei popoli contro l'occupazione, lo sfruttamento e la tirannia, condanna ogni forma di violenza, il terrorismo e la discriminazione nei confronti delle minoranze in particolare a causa della loro etnia, razza o religione. L'Islam vieta l'uso gratuito di violenza contro le persone indipendentemente dalla loro razza, etnia o religione. Il Consiglio ritiene che la politica degli interessi occidentali, condotta in modo spietato, contribuisca però in modo significativo alla promozione dei conflitti violenti nel mondo islamico. Finché si proseguirà su questa strada, la regione colpita non sarà in grado di stabilizzare in modo permanente e ogni chiamata alla sfida sfocerà nella violenza, nel terrorismo e nella discriminazione da tutte le parti, senza fine. Il Consiglio deplora in modo esplicito questo processo». I media hanno riportato svariate voci su suo marito, in particolare in merito al possesso di materiale pornografico. Conferma o smentisce? «Vedo in modo molto critico il fatto che i giornalisti sia siano buttati su questa notizia come cani sulla carne fresca. In generale, noi non commentiamo la nostra vita privata». L'Islam secondo lei è una religione libera? «Assolutamente!» Cosa dicono le sue figlie vedendola col niquab? «Fa parte della nostra vita quotidiana. Allo stesso modo, avrebbe potuto chiedere alla figlia di una modella che cosa pensa quando vede la mamma con i tacchi. Il niqab è un indumento come tutti gli altri, l'unica motivazione per cui viene indossato è religiosa. È un atto di culto, un omaggio ad Allah». Intanto, pare che le prenotazioni di turisti arabi non siano diminuite come temevano gli albergatori, ed anzi chi arriva negli hotel ticinesi lo fa informato della legge e si presenta a volto scoperto.
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