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«Come Bignasca a Pontida», le reazioni dei politici a "Heimatland"
Il pipidino Francesco Doninelli e la deputata socialista Lisa Bosia Mirra commentano il film svizzero in concorso a Locarno
LOCARNO - L'unico film svizzero in concorso a Locarno non è di quelli che lasciano indifferenti: "Heimatland", infatti, nonostante le smentite di facciata dei dieci giovani registi, è un
j'accuse
alla Svizzera e alla sua politica isolazionista.«Ho trovato geniale l'idea di una nube che nasce dall'interno, un ribaltamento rispetto al concetto di vedere i pericoli arrivare dall'esterno», ci ha detto il presidente del PPD di Balerna
Francesco Doninelli
, presente in sala. «D'altra parte, viene mostrata una Svizzera decisamente diversa dalla solita da cartolina, creando qualcosa di poco credibile. Si vede un paese xenofobo, quando invece è sempre stato propenso all'accoglienza, anche con gli ebrei durante la seconda guerra mondiale. Abbiamo votato democraticamente di non entrare nell'UE, sono però convinto che avendo la possibilità di esprimersi alle urne altri farebbero la stessa scelta». Ma l'Europa ci chiuderà le porte, come viene mostrato nel film? «No, è una provocazione», dice secco l'esponente pipidino.Doninelli concorda però con alcune idee basilari della pellicola. «In questo momento storico c'è troppa chiusura. E sono d'accordo anche sul fatto di non inserire eroi che risolvono la situazione: sarebbe stato un espediente hollywoodiano e con la nostra tradizione politica è la democrazia diretta che si occupa dei problemi, non il singolo». Il finale aperto, però, lo ha lasciato con l'amaro in bocca.Entusiasta del film e del suo modo di criticare la Svizzera attuale la granconsigliera socialista
Lisa Bosia Mirra
. «Ho trovato strepitoso come ha ribaltato la situazione, un paese sicuro che diventa insicuro e si vede chiudere le frontiere. Per noi è difficile da immaginare».La violenza trattenuta che si nota in ogni fotogramma è a suo avviso «quella quotidiana per cui è possibile che un rifugiato possa essere ucciso sull'aereo senza aver commesso alcun crimine (riferimento al momento in cui la poliziotta sogna l'uomo di colore, ndr.). Osserviamo una struttura storica particolare: dovremmo mostrare i valori fondanti del nostro paese, come la solidarietà, l'umanitarismo e lo spirito della Croce Rossa e non lo facciamo, il film lancia un'accusa».Secondo Lisa Bosia Mirra non mancano riferimenti politici attuali. «Gli estremisti di destra che uccidono le persone non sono altro che l'UDC, per esempio, che ci uccide come società. La scena del comizio appare grottesca ma non lo è, basti pensare all'intervento di un Bignasca a Pontida. Purtroppo non è una caricatura, siamo arrivati a questo punto, e non da ora, per cui i registi hanno sentito il bisogno di parlarne».«La nostra è una società civile molto sola» - conclude - «scollata dal sistema politico maggioritario attuale, una società che vorrebbe accogliere e non si riconosce in dichiarazioni come quelle di Darbellay e di Blocher». La deputata si augura che "Heimatland" scuota le coscienze e legge il finale aperto come un messaggio sul libero arbitrio, «una volta presa consapevolezza della situazione, cosa vogliamo fare?».
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