. «Ho trovato strepitoso come ha ribaltato la situazione, un paese sicuro che diventa insicuro e si vede chiudere le frontiere. Per noi è difficile da immaginare».La violenza trattenuta che si nota in ogni fotogramma è a suo avviso «quella quotidiana per cui è possibile che un rifugiato possa essere ucciso sull'aereo senza aver commesso alcun crimine (riferimento al momento in cui la poliziotta sogna l'uomo di colore, ndr.). Osserviamo una struttura storica particolare: dovremmo mostrare i valori fondanti del nostro paese, come la solidarietà, l'umanitarismo e lo spirito della Croce Rossa e non lo facciamo, il film lancia un'accusa».Secondo Lisa Bosia Mirra non mancano riferimenti politici attuali. «Gli estremisti di destra che uccidono le persone non sono altro che l'UDC, per esempio, che ci uccide come società. La scena del comizio appare grottesca ma non lo è, basti pensare all'intervento di un Bignasca a Pontida. Purtroppo non è una caricatura, siamo arrivati a questo punto, e non da ora, per cui i registi hanno sentito il bisogno di parlarne».«La nostra è una società civile molto sola» - conclude - «scollata dal sistema politico maggioritario attuale, una società che vorrebbe accogliere e non si riconosce in dichiarazioni come quelle di Darbellay e di Blocher». La deputata si augura che "Heimatland" scuota le coscienze e legge il finale aperto come un messaggio sul libero arbitrio, «una volta presa consapevolezza della situazione, cosa vogliamo fare?».