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GdP contro Pardo, è ancora scontro
La testata di Mésoniat intervista Solari e Chatrian, ma la querelle non si placa
LUGANO - «Il Gdp mi ha contattato prima del Festival e ha minacciato una campagna stampa se la direzione artistica non accettava quello che io definisco un ricatto». Sono le parole del presidente Marco Solari, intervistato proprio dal Giornale del Popolo in merito alla “querelle” sulla partecipazione del documentario “Noun” al Festival del film di Locarno. Ricordando ancora una volta la libertà di Carlo Chatrian nelle scelte artistiche, ribadisce «liberissima critica in libero festival». E poi affonda, «visto che abbiamo resistito, la campagna stampa è stata scatenata contro ogni regola deontologica del giornalismo. Sono profondamente deluso da questa attitudine».Una critica che il GdP nel commento rimanda al mittente, minimizzando quanto avvenuto, «vi avevamo segnalato che stava nascendo una nuova polemica». E ancora, «le minacce di “scatenare campagne stampa” ve le siete sognate durante qualche notte di canicola. Vi avevamo detto soltanto che non avremmo potuto tacere la vicenda». Toni aspri, che mal celano i dissapori fra la testata della Curia, che dell’esclusione del documentario ne ha fatto una “crociata”, e i vertici del Pardo.Carlo Chatrian, sempre sul GdP, precisa che non avrebbe in ogni caso potuto includere “Noun” nella sezione Panorama Suisse, in quanto «non è curata dal Festival come d’altronde è indicato sul catalogo», ma da Swiss Films in collaborazione con le Giornate di Soletta e l’Accademia del Cinema Svizzero. «Inutile chiedere a me di inserire un film in una sezione che non curo. Quella sezione è curata da un terzo soggetto, è quindi la produzione di “Noun” che doveva entrare in contatto con loro».Invece in merito all’esclusione della testata dall’incontro con Andy Garcia, Solari precisa che il giornale di Mésoniat «era stato invitato come tutti gli altri giornali ticinesi ad indicare con quali personalità si voleva avere un incontro personale. Il Gdp non ha osservato la deadline (scadenza) e ci sono voluti due solleciti da parte del Festival per avere finalmente una risposta, e a quel punto era troppo tardi: malgrado il Festival avesse ripreso la questione di un’inclusione, il publicist di Andy Garcia ha rifiutato. A quel punto non si è proceduto a sostituzioni, anche per una questione di copertura». E conclude indicando come alla testata siano stati comunque riservati due posti alla conversation con l’attore di origini cubane, «questa accusa di disinteresse nei confronti del Giornale del Popolo da parte del Festival è inaccettabile, e ancora meno accettabile è giocare con i termini quali “diniego di partecipazione” a una conferenza stampa».
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