LUGANO - È possibile che il sogno sia già finito dopo due sole partite, quel sogno atteso 13 lunghi anni? È prematuro per dirlo, ma il Lugano esce sconfitto anche dalla seconda partita nella massima serie, quella del debutto a Cornaredo. Il 3-2 subito dal Thun apre una serie di riflessioni e interrogativi. Scegliendo Zeman, Renzetti era, si pensa, ben conscio di vantaggi e rischi. Attenzione mediatica, divertimento da una parte, bilanciati però da inesistente conoscenza del calcio svizzero, sistema di gioco non evidente da inculcare nelle menti e nei piedi dei giocatori, una certa spregiudicatezza che può portare a segnare ma anche a subire. Trovare il giusto equilibrio non è semplice, se si aggiunge il salto di categoria e un organico che, oggettivamente, non appare rinforzato, anzi addirittura indebolito, infarcito di giovani scommesse. Pusic e Veselic, per esempio, non hanno convinto. Alle domande dei giornalisti, soprattutto quelle riguardanti la seconda esclusione di Padalino, Zeman reagisce, difende le sue scelte, ma forse serpeggia un po’di nervosismo, faticosamente celato dietro un “non sono preoccupato”.La sfida col Thun, reduce da quattro partite in pochi giorni, è stata una sorta di fotocopia di quella con San Gallo. Se allora il Lugano era partito bene, creando una grande chance con Bottani, ora si è visto assegnare dopo pochi minuti un rigore, che il figliol prodigo della città ha realizzato. Un inizio migliore non si poteva prevedere, dunque, per il tripudio dello stadio. Appena il Lugano ha concesso qualcosa, però, il Thun, come i sangallesi settimana scorsa, ha saputo approfittarne con Rapp prima della pausa, e poi piazzando i colpi del letale ko nella ripresa con Rojas e Buess. Reti incassate su errori difensivi banali, con la squadra sbilanciata in avanti e colta di sorpresa, nel caso dei primi due gol addirittura da calciatori che lo scorso anno militavano in Challenge League. Non si può negare come i bianconeri abbiano continuato a creare occasioni, e sintomatico della voglia messa in campo è il rigore trovato e segnato da Rossini allo scadere. Però manca qualcosa, e saranno le prossime partite a dire se la creatura di Renzetti sta pagando l’adattamento tipico di ogni neopromossa, o se il progetto non è quello giusto. In quel caso, ricominciare da capo può non essere evidente: il campionato è appena cominciato, ma a Cornaredo l’inquietudine inizia a regnare.Se il Ticino di Super League piange, quello di Challenge ride. Il Chiasso ha battuto lo Sciaffusa con un perentorio 3-0, figlio del bel gioco e del momento positivo vissuto dalla compagine di Schällibaum, e si gode un insperato primo posto, seppur momentaneo.Contro una squadra temuta per il suo micidiale attacco, i rossoblu hanno trovato ciò che parrebbe ancora mancare al Lugano, ovvero l’equilibrio fra una difesa solida, dove Madero e Rouiller sono una sicurezza davanti al poco impegnato, Guatelli, e un centrocampo di fantasia. E, il che non guasta mai, un attacco che finalmente segna: dopo la rete di Melazzi settimana scorsa (l’uruguaiano ieri era infortunato), sono arrivate quelle di Ciarrocchi e Cortelezzi, oltre al sigillo di Diarra. D’altronde, Schällibaum è allenatore ben diverso, volendo operare un confronto, da Zeman: concreto, profondo conoscitore del calcio di casa nostra, sta imbastendo una formazione che sa anche mostrare buone trame.Nel primo tempo, le occasioni sono arrivate solo dopo la mezz’ora, ma nessuno dei 500 spettatori presenti ha potuto pensare che la partita non fosse nettamente fra le mani dei rossoblu. Lo Sciaffusa, dal canto suo, si può definire non pervenuto. Nella ripresa, un’azione iniziata da Cortelezzi, orchestrata dai piedi fatati di Regazzoni e concretizzata dalla testa di Ciarrocchi ha sbloccato il risultato, e da allora non c’è stata più partita. Diarra, appena entrato, ha costruito il gol che poi Cortelezzi, attaccante che forse dalle parti di Cornaredo rimpiangono, ha messo alle spalle di Kostadinovic. Non pago, il maliano, rivitalizzato da quando in panca c’è il mister che lo aveva allenato anche a Bellinzona, ha poi vestito i panni della punta pura chiudendo il risultato sul 3-0.Se a Lugano il rischio è di drammatizzare troppo, a Chiasso si potrebbe pensare che tutto, d’ora in avanti, sarà cosi. Schällibaum predica di tenere i piedi per terra, perché la strada sarà lunga, e non mancheranno di certo i momenti difficili. I punti incamerati ora, più che far sognare, sono solido fieno in cascina.