SPORT
Simon Laner, «Chiasso, ho la voglia di un ragazzino un po' attempato. Attenderò il mio turno con umiltà»
Il nuovo centrocampista rossoblù è reduce da un grave infortunio che lo ha tenuto a lungo fermo, ma assicura che non sarà un altro Foti. «Sto bene e cercherò di far ricredere gli scettici». Non nega un pensierino alla promozione e sulla Svizzera dice che...
CHIASSO - È stato l'ultimo (in ordine di tempo) acquisto della campagna rafforzamento di un Chiasso che, a sorpresa, dopo sei giornate prosegue il suo volo in testa alla classifica. Simon Laner, 31enne, ha totalizzato nel corso della sua carriera 144 presenze e 19 gol in Serie B e 22 presenze in Serie A, oltre ad aver vinto un Europeo U19 con la nazionale italiana. È reduce da due promozioni dalla B alla A, con Verona e Carpi. Un pezzo da novanta, scorrendo il curriculum. C'è un ma, che ha fatto sobbalzare i tifosi rossoblù: nell'ultimo anno ha giocato pochissimo, causa un grave infortunio al ginocchio. E non sempre chi ha fatto bene in Italia riesce a ripetersi in Svizzera.Per capire se potrà essere uno "da Chiasso", abbiamo contattato Laner, che si definisce «un centrocampista che lavora per la squadra, facendo legna, non uno "di fino" ma che corre molto». Le sue parole hanno trasmesso da subito grande volontà di mettersi a disposizione del gruppo e del tecnico.
Dopo una carriera importante e aver militato in piazze come Verona e Cagliari, cerchi in rossoblù qualcosa che non hai trovato nelle tue precedenti esperienze?
«Dopo 13 anni, mi piaceva l'idea di un cambiamento rispetto al campionato italiano. Mi affascina, per esempio, il campionato a 10 squadre, con tutte che si affrontano quattro volte e una sola promozione e una retrocessione. Non conoscevo questi dettagli, me li ha spiegati Fabio Galante. Se facessi bene, il Chiasso ha il diritto di riscatto su di me e mi si potrebbero aprire nuovi mercati, anche se ora non ci penso. Ottenendo risultati importanti come una promozione chissà cosa potrebbe succedere...»
Cosa conosci del calcio svizzero e del Chiasso in particolare?
«Ovviamente ho visto giocare nelle Coppe squadre come il Basilea, il Grasshopper e lo Young Boys, ma sarà un'esperienza tutta da scoprire. Vero, come un ragazzino agli esordi... solo con qualche anno in più. Non ho ancora visto il Chiasso, so che Maccoppi ha i piedi buoni e ordina il gioco. Schällibaum mi pare un tecnico propositivo e positivo, anche nei confronti del gruppo, che è sempre fondamentale. Il calcio a mio avviso è universale, è lo stesso con cui mi divertivo da bambino in strada e che ancora oggi per me è un hobby, anche se i sacrifici ci sono stati e sono convinto che la fortuna abbia una parte importante nella vita di un calciatore».
A Verona due anni fa sei stato vittima di un infortunio importante, cosa ti è successo?
«Dopo la promozione in A, trovavo poco spazio e a gennaio mi sono trasferito a Novara, per giocare e poi tornare alla base. Durante una settimana con tre partite sul sintetico, in un cambio di direzione ho sentito qualcosa di strano ad un ginocchio, non un dolore ma il fatto che non fosse stabile. Ho continuato la partita, e solo dopo ho saputo che il legamento era rotto. L'ho vissuta male perché era il mio primo incidente serio, e ci sono state delle complicazioni. Ringrazio il Carpi che mi ha voluto, pur non potendo scendere in campo, come uomo spogliatoio, non è da tutti. E ho ottenuto un'altra promozione anche senza giocare».
Alcuni hanno storto un po'il naso al tuo arrivo, pensando per esempio a Salvatore Foti, reduce da un infortunio e mai sceso in campo.
«Adesso sto bene, non ho nessun dubbio sul mio stato fisico e mi spiace dover aspettare per giocare, dato che col Wil non arriverà il transfer e poi c'è la sosta. Capisco che chi guarda solo le statistiche possa essere scettico, io sono tranquillo e sereno e cercherò di farli ricredere».
Parlando con te dai l'impressione di umiltà. Arrivi in una squadra prima in classifica coi meccanismi e il gruppo rodati, pensi di essere subito titolare? Che effetto ti fa, col tuo curriculum, doverti rimettere in gioco per il posto?
«Non è mai facile conquistarsi una maglia da titolare, soprattutto se la squadra vince. La certezza di giocare non c'è in nessuna compagine. Arriverà anche il mio momento, non sono qui per dettare legge e faccio dell'umiltà la mia forza. Ho voglia di giocare, poi deciderà Schällibaum. Dappertutto c'è competizione, ed è sano, vedrò di fare il massimo in attesa del mio momento. Ripeto, ho tanta voglia!»
Hai detto che Verona è stata la tappa più importante della tua carriera, la realtà svizzera è diversa. Sarà un problema?
«La mia vittoria più importante è stata la promozione con l'Hellas, un'annata vissuta molto intensamente, con un traguardo importante per la città e per noi, che mi ha fortificato come calciatore. Avere 20mila tifosi sugli spalti è stato motivante e mi ha dato sempre la carica. Qui so che bisogna calarsi nella realtà e che non troverò quello che ho trovato a Verona. Ne sono consapevole, e ora dobbiamo fare in modo che il Chiasso diventi una società importante. Per quanto riguarda il pubblico, quando vai in campo pensi solo a giocare».
Esulando dal calcio, che immagine della Svizzera e soprattutto del Ticino hai? In questi anni il Cantone è confrontato con il problema dei frontalieri, che visione della situazione c'è in Italia?
«Di questo so davvero poco. L'immagine che sopravvive però è quella di un paese inquadrato, con gente lavoratrice, puntuale, dove si lavora bene e si sta bene. Il calcio penso sia lo specchio, con impianti organizzati e una buona puntualità nel pagamento degli stipendi, che è un fattore positivo. Scoprirò se corrisponde tutto al vero...»Foto da www.fcchiasso.ch
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