SPORT
Vicky Mantegazza, «l'obiettivo è sempre la semifinale»
La presidente del Lugano parla di una prima parte di stagione a due volti. «Sono orgogliosa dei giovani» Ed ora la Spengler...
LUGANO - Una prima fase disastrosa, una seconda in netta ascesa, che permette ora di sognare. E nella pausa natalizia, una Coppa Spengler tutta da vivere: con la presidente del Lugano, Vicky Mantegazza, abbiamo fatto il punto della situazione in casa bianconera.
Che voto dà a questa prima parte di stagione?
«Dopo avere iniziato male e sotto le aspettative ora siamo in ripresa e la posizione di classifica ci soddisfa. Sommando l'insufficienza di prima con la sufficienza di adesso darei un 4. Ci aspettiamo di più, il voto è dettato soprattutto dall'inizio, dovessi calcolare solo il periodo attuale darei un 5, anche un 5,5».
A inizio campionato parlavate di semifinali come obiettivo, è confermato o vi siete dovuti ridimensionare?
«Alla fine la somma si fa a fine stagione. Come siamo in ripresa e col gioco che proponiamo il nostro obiettivo resta andare in semifinale. Non sembra gli obiettivi sono facili da raggiungere, ma non ci muoviamo da questo».
Cosa si era rotto con Fischer e cosa ha saputo dare in più Shedden? È completamente un altro Lugano.
«Quando non arrivano i risultati, nello sport si cambia allenatore. Shedden è sicuramente un allenatore che ha esperienza, che conosce l'hockey svizzero, ha già fatto bene a Zugo dove si è fermato diverse stagioni. Ha sempre dimostrato affetto per il Lugano e quindi siamo stati fortunati a trovarlo libero quando ne avevamo bisogno».
Col senno di poi, visto che il cambio di passo è stato importante, sareste intervenuti prima?
«Tornassimo indietro rifaremmo la stessa cosa. A Fischer abbiamo dato parecchio tempo, abbiamo avuto tanta pazienza ma alla fine se i risultati non arrivano e vedere la squadra che abbiamo, quella che desideravano i nostri allenatori precedenti, in fondo alla classifica non ci soddisfaceva per cui non potevano più aspettare. Come in un'orchestra, se il direttore riesce a far andare tutti insieme la musica esce intonata e non più stonata come prima. È chiaro che portare in spogliatoi idee nuove e aria fresca ha aiutato soprattutto il lato mentale, e si sa che la testa conta più delle gambe. Chiaramente con un allenatore nuovo i primi momenti sono facili, speriamo di continuare su questo passo».
Possibile che Fischer avesse già la testa alla nazionale? Che effetto le fa vederlo su quella panchina?
«No, non credo proprio, altrimenti non avrebbe accettato di rinnovare il contratto con noi a inizio stagione. Sono contenta, resta una persona da stimare, ha fatto un ottimo lavoro a Lugano nei primi anni, è un mio caro amico e gli auguro ogni bene. So che è orgoglioso della nazionale e noi siamo orgogliosi di avere un allenatore legato anche ai colori della squadra nazionale. Gli auguro ogni bene».
C'è qualche giocatore che l'ha sorpresa in positivo e qualcuno da cui si aspettava di più? Gli stranieri hanno iniziato a carburare solo con Shedden...
«Non punto mai il dito contro nessuno, non è il mio stile. Nello sport si vince e si perde tutti insieme. Sono molto orgogliosa dei giovani, un nome su tutti possono farlo, quello di Elvis (Merzlinkis, ndr). Nessuno mi ha deluso. Per quanto concerne gli stranieri sono d'accordo, ma riguarda tutta la squadra. Non si possono vincere le partite segnando un gol a partita, è tutto l'insieme che è cambiato, non stranieri o svizzeri, giovani o vecchi, è tutto l'assetto che è migliorato e ci ha fatto risalire in classifica».
Ora parteciperete alla Spengler. Con quale obiettivo?
«È un onore poterci andare. La Spengler è un modo incredibile di poter fare pubblicità per la propria società. Nello stesso tempo andremo a Davos con tutte le famiglie e sarà dunque un modo per conoscerci ancora meglio e per passare una bella settimana tutti insieme, rafforzando maggiormente un gruppo già compatto. Il nostro obiettivo è giocare per il piacere di farlo e di esserci, senza porci stress e pressione anche durante la pausa di Natale. Le polemiche dei tifosi? Ormai fanno parte purtroppo dello sport di oggi, forse l'idea delle coreografie non è stata il top, ma io rispetto tutto e tutti, siamo ospiti e Davos e sapremo comportarci come tali».
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