SPORT
Renzetti spara su alcuni media, «polemiche fomentate da atteggiamenti fanciulleschi»
Il presidente del FCL va all'attacco sul caso Tosetti e tifa per l'HCL: «Sfruttando il vantaggio casalingo, saremo campioni». E su Vicky Mantegazza dice che...
LUGANO - Per una Lugano che vola, un'altra è incappata in una brutta sconfitta, perdendo 6-0 contro il Sion. Ma calcio e hockey non devono essere in competizione, bensì creare sinergie, ritiene il presidente del FC Lugano Angelo Renzetti. Che si scaglia contro alcuni media, rei secondo lui di acuire polemiche che non in realtà non esistono.
Presidente, cosa è successo con Tosetti (i due avrebbero avuto un battibecco nella pausa della partita col Sion)?
«Niente di particolare, come ha spiegato anche il ragazzo oggi. Lui se l'è presa perché giocava poco e ha avuto un atteggiamento poco collaborativo e professionale, poi il tutto è rientrato. Domenica si è fatto male ma non ha chiesto il cambio ed è rimasto tutto il primo tempo a gigioneggiare tenendosi la gamba, al che io mi sono arrabbiato. Poteva chiedere il cambio, visto che eravamo in difficoltà, e avendo male è dovuto uscire comunque. Lui soffre? Dipende da lui, non con me, perché io non ho ritorsioni con lui. Dal profilo tecnico decide il mister e non io, e non sono una persona che ha rancore, tutt'altro. Matteo è venuto alla presentazione dell'elogio bianconero con me, non ho preso nessuna decisione di metterlo fuori rosa o dargli multe, non esiste niente. È ciò che accade nelle famiglie, quando un padre ritiene di bacchettare i figli».
Ne ha parlato anche il Blick: è la solita storia che quando c'è una polemica in una squadra ticinese colgono la palla al balzo?
«Il Blick oltretutto fa capo a Turkyilmaz ed è dunque legato a Teleticino, dove sono specialisti... per esempio, Zeman ha fatto una battuta dicendo che alla Resega era tutto esaurito, e un'ora dopo su Ticinonews hanno scritto che non gli avevano dato i biglietti: stanno perdendo proprio le misure, si creano questi casi perché sono loro a fomentarli. Quando Tosetti non gioca, fanno le statistiche sulle presenze e il ragazzo pensa che chi deve essere con lui è contro di lui. C'è un andazzo un po' italico, devono rendersi conto che il Lugano è di tutti i ticinesi e non di Renzetti, con una squadra in Super League e in finale svizzera partita dal nulla, e che possono scrivere grazie a quello, perché il loro modo di fare è fanciullesco».
Legga solo TicinoLibero... (ridiamo entrambi, ndr). A parte gli scherzi, quanto peserà questa brutta sconfitta?
«È già capitato, facciamo un tipo di gioco per cui siamo molto esposti, il giorno in cui tutto non va per il meglio rischiamo di subire queste sconfitte. La storia ha fatto vedere che facciamo delle belle partite alternate ad altre bruttissime, è un virus che abbiamo nel corpo. Salta fuori appena sei stanco, quando invece stiamo bene e siamo in forma ce l'abbiamo dentro, non è debellato ma non influisce».
Ha citato la Resega, come vivete la finale del Lugano hockey?
Lo stiamo vivendo molto bene, abbiamo un buon accordo con loro, anzi vorremmo col tempo cercare delle sinergie migliori. Sia io che Vicky Mantegazza siamo persone di sport e di carattere e sappiamo cosa vuol dire fare sacrifici e mettersi in gioco. Fra noi c'è piena solidarietà e vorremmo sfociasse in altre iniziative come quella delle tessere, per fortificare l'immagine di Lugano sempre più».
Loro in finale del campionato e voi di Coppa e in Super League, un anno d'oro per Lugano.
«Ora dobbiamo concretizzare. Una volta seguivo di più l'hockey, ho visto alcune partite dei play off, questa sera vedrò la sfida. Ho buone sensazioni, vedo tutta la squadra concentrata sul da farsi, hanno scelto un canovaccio eccezionale. Hanno giocatori di classe che possono risolvere la partita e dei tecnici con l'esperienza necessaria, gli acquisti hanno mostrato che è gente che sa cosa sta facendo. Hanno capito che è un'occasione d'oro, evidentemente c'è anche il Berna però a me sembra che il Lugano sia al 98% come consapevolezza. È l'anno buono? Abbiamo il vantaggio casalingo, se lo sfruttiamo sempre diventeremo campioni».
C'è qualcosa dello spirito della squadra di hockey che vorrebbe per i suoi ragazzi?
«Noi siamo tanto giovani e quando mancano i senatori si sente, mentre loro sono una miscela giusta. I senatori sono giocatori esperti e di classe, danno agli altri un bell'esempio agli altri per pedalare. Parlo degli stranieri, ma non solo di loro. Noi sotto quell'aspetto siamo diversi, ci siamo affidati ai giovani perché i mezzi sono quelli che sono, crescono, creano valore alla società e entusiasmo ma non sempre sanno gestire i momenti difficili».
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