SPORT
Storia di rinascita o titoloni fuori luogo? Schwazer torna, vince e divide il mondo dello sport
La marciatrice Marie Polli ha preferito non commentare il rientro vittorioso di Alex Schwazer dopo la squalifica per doping. Celebrarlo è ingiusto per chi non si è mai dopato? Due medaglie, un'olimpiade e tante domande
ROMA - Una favola per qualcuno, una storia che non doveva avere un nuovo capitolo per altri. Alex Schwazer vince i mondiali di marcia a Roma con l'ottimo tempo di 3h39’00’’ nella 50 km, così come aveva vinto svariate gare, portando gloria all'Italia, da un oro olimpico a uno europeo sino a due bronzi mondiali.Ma questa volta è diverso: se prima una nazione intera lo applaudiva, e il mondo della marcia lo riteneva il suo campione di punta, adesso è al rientro. C'è un prima e un dopo, nella carriera ed anche nella vita di questo atleta. È il 6 agosto 2012 quando viene annunciato che l'altoadesino è stato trovato positivo a un controllo antidoping avvenuto qualche giorno prima. Schwazer era fidanzato con la pattinatrice Carolina Kostner e formavano la coppia pulita dello sport italiano. Da quel giorno, crolla tutto: lui viene escluso dal CONI, lei è trascinata nello scandalo per aver mentito a un addetto di un controllo antidoping, a cui aveva detto che il compagno non era in casa. 3 anni e 6 mesi di squalifica per lui, 1 anno e 4 mesi per lei, colpevole di aver detto bugie per amore. E la storia naufraga, mentre Schwazer piange e chiede scusa in tv.Poi, la voglia di rialzarsi. Si rivolge al tecnico Donati, dichiara di voler ritentare a vincere senza doping, dopo aver sbagliato. Ama ancora il mondo della marcia, che prima lo opprimeva. E alla sua prima gara, centra la qualificazione per Rio. È un uomo nuovo, andrà alle Olimpiadi, ha una compagna e si è lasciato gli errori alle spalle.Questa è la storia che raccontano i giornali. Ma non tutti la vedono così. Osannare Schwazer, ora, vuol dire non avere rispetto di chi non è mai caduto, facendo sport solo col sudore della fronte? Oggi abbiamo contattato la marciatrice ticinese Marie Polli (che non tenterà di trovare il tempo per Rio, fermata da alcuni problemi di salute, mentre sua sorella Laura sta decidendo quando effettuare ancora un tentativo), e ha preferito non esprimersi sulla questione. Le avevamo chiesto come la facessero sentire i titoli sul ritorno di Schwazer.Il ritorno, d'altronde, è permesso dalle regole. La seconda possibilità, nella società civile, è data a tutti, anche a chi commette i peggiori crimini. E nello sport è la stessa cosa. È giusto che chi ha così nettamente sbagliato, infangando il mondo della marcia italiano e in generale, oggi sia un simbolo di rinascita? Se lo chiedono in tanti, in un'Italia che fa dei personaggi spesso e volentieri delle icone. Nei commenti sul web, nel 2012 tutti gettavano la croce addosso all'atleta, poi lo invitavano a ricominciare a vivere. Eppure, in un certo modo, Alex Schwazer ha mostrato che anche senza il doping è possibile vincere. Certo, lo sapeva, aveva vinto da "pulito", prima di finire nel buio. La sua storia può essere un invito a non giocare sporco, oppure un inno a chi sbaglia, consapevole che lo sport leale e onesto è il più bello?Sono le domande senza risposta di questa vicenda. Sono coinvolti cuore, ragione e amore per lo sport, e la scelta di Marie Polli di non commentare mostra un mondo della marcia diviso: condanna e chiusura o apertura e perdono? Il nuovo Schwazer andrà a Rio, con le sue forze. E le risposte, univoche, non si troveranno mai.
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