SPORT
Renzetti, «se si retrocedesse, mancherebbero le forze per rifare la scalata»
Domani a Cornaredo il Lugano si gioca una fetta di futuro. Il presidente: «non dobbiamo fare processi alle intenzioni o sprecare energie guardando le altre squadre, sarebbe deleterio»
LUGANO - Domani è il giorno per il Lugano, quello con la G maiuscola. Dentro o fuori, e comunque vada niente sarà più uguale. Abbiamo tastato il polso della situazione con il presidente Angelo Renzetti, che svela come domani ci sia in gioco più di una salvezza.
Presidente, come si sente? Come sta vivendo questa vigilia?
«Con un po' di apprensione, in un pochissimo possiamo essere all'inferno o in paradiso. Non sappiamo se cadiamo dalla torre o no... Sono fiducioso? Per forza, devo trasmettere anche agli altri, non posso abbattermi, e di carattere sono un grintoso. Ho visto i ragazzi a Vaduz, li rivedrò domani mattina a pranzo. Non credo che ora sia un problema di parole e di che cosa dirò loro, sanno già tutto, è da un po' che siamo nella condizione in cui ogni partita è una finale. Non c'è più bisogno di niente, hanno dimostrato di essere sul pezzo. Purtroppo ci manca gente proprio nel momento cruciale ma cercheremo di fare necessità virtù».
Da quanto si capisce da che cosa sta dicendo in questi giorni, vi sentite soli e accerchiati, in un certo senso, dalle squadre svizzero-tedesche. È così?
«È evidente che lo Zurigo ha un'altra risonanza rispetto a noi, è più facile buttar giù il Lugano. Una retrocessione dello Zurigo avrebbe altre ripercussioni, è la città più importante della Svizzera e molti giornali lavorano quasi solo con loro, oltre al fatto che hanno un budget considerevole e progetti che rischiano di andare in frantumi».
Però in caso di vittoria del Lugano, siete salvi a prescindere.
«Evidente, dobbiamo pensare solo a noi, il destino è nelle nostre mani e questa è la cosa positiva. Se vinciamo non ce n'è per nessuno e dobbiamo concentrarci solo su questo».
Crede che il San Gallo riceva spinte esterne? Il Vaduz sarà professionista?
«Sono cose che lasciano il tempo che trovano, si può dire tutto e il contrario di tutto, poi in campo ci vanno i giocatori, con le loro forze e le loro debolezze, col loro momento. Non mi fascerei la testa prima di averla rotta sotto questo aspetto. Per quanto riguarda il Vaduz, spero siano professionisti: è una squadra tosta e se non fa la sua partita lo si vede subito, hanno sempre lottato, sono coriacei, come soldatini, se vogliono fare altro manifestatamente si vede. Anche memori dell'anno in cui sono venuti a pareggiare a Lugano impedendoci di andare direttamente in Super League, possono fare così anche a Zurigo. Però sono processi alle intenzioni, non voglio nemmeno pensare a certe eventualità, mettiamo le energie a vincere domani e non sprechiamole chiedendoci cosa faranno gli altri, sarebbe deleterio».
In palio c'è il futuro del Lugano, è esagerato?
«C'è in gioco una parte del futuro del Lugano, se dovessimo ricominciare a fare le scalate credo non ci siano più le forze né economiche né psichiche e neppure la volontà di lottare ancora per ottenere la Super League. Ci ritroveremmo ai piedi della scala e questo sarebbe peccato».
Ci sta dicendo che lascerebbe in caso di retrocessione?
«Uno non chiude la porta e spegne la luce da un momento all'altro, ma non sarebbe più come prima, questo sì».
Giocarsi tutto in pochi giorni è emotivamente difficile ma ad un certo punto apparivate quasi spacciati, per cui avere il destino nelle vostre mani è positivo, non crede?
«Avevamo pensato che era possibile che si arrivava a questo punto, la Coppa svizzera è comunque un qualcosa in più. Non so cosa risponderle, non c'è più tempo né di guardare indietro né in avanti, solo di giocarci la partita e concentrarci sui prossimo 90'. Io la vivrò con tensione, in fondo anche a Vaduz è stata così, quando lo Zurigo vinceva 2-1 e ci hanno fischiato il rigore contro mi sono visto crollare il mondo addosso, per fortuna lo ha parato e il Sion ha pareggiato. Sarò concentrato sul campo, non guardo gli altri risultati che arrivano comunque all'orecchio».
Ritornando a Vaduz, cos'ha pensato vedendo Sabbatini a terra?
«Ho pensato a qualcosa di gravissimo perché dalle facce e da come lui è uscito, da come l'arbitro ha fatto uscire i giocatori ho temuto fosse successo qualcosa di importante. Con la ferita in bocca gli è andato il sangue in gola e rischiava di soffocare, per fortuna non ci sono ferite a parte una all'interno della bocca, la TAC non ha evidenziato nulla».
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