SPORT
«Noi, soli contro tutti». La battaglia del Lugano in 90'
Fra sospetti su Vaduz e Zurigo, l'assenza di Culina e Sabbatini e la necessità assoluta di conservare la categoria, è arrivato il giorno della partita decisiva. «Dobbiamo impostarla sul ritmo», ammonisce Zeman.
LUGANO - Tutto in 90', una stagione o forse più. Il presidente Angelo Renzetti, ieri, sul nostro portale è stato chiaro: una retrocessione cambierebbe molto, mancherebbero al Lugano le forze necessarie, psichiche e finanziarie, per ritentare la scalata in Super League. Rimanerci, dunque, è vitale.Per il Lugano, arrivare ad una giornata dal termine noni, con il destino nelle proprie mani, può essere in un certo senso considerato un lusso, se ci si ricorda di quando si usciva dal campo con tre o anche quattro reti sul groppone.Oggi, bisogna vincere. In teoria, potrebbe bastare un pari, o addirittura anche una sconfitta, a patto che lo Zurigo ottenga lo stesso risultato col Vaduz. E qui entrano in gioco i dubbi, anche se Renzetti, dopo aver dichiarato di sentirsi accerchiato, ha ammonito a non fare processi alle intenzioni. I più scommettevano che la lotta per non retrocedere fosse divenuta a due, fra i bianconeri e il Vaduz, con lo Zurigo coinvolto solo superficialmente, cioè non tranquillo ma neppure con l'acqua alla gola. E invece... nel calcio, qualche volta, anche se sei la squadra della città più importante della Svizzera, anche se hai un budget decisamente diverso da quello del Lugano, anche se hai una storia importante, puoi trovarti sull'orlo del baratro. Ed è ancora più pericoloso, perché non sei abituato, e un passo falso può essere un vero capitombolo. I giornali di Oltre Gottardo, è vero, tifano Zurigo. Sono tante le pagine e le energie che dedicano alla squadra, e una retrocessione potrebbe costringere a rivedere anche i loro piani. Ve lo immaginate il Letzigrund che ospita la Challenge League? La realtà dice che potrebbe essere così. Il Vaduz è già salvo, ha compiuto la sua missione, e questa sera si troverà giudice. Se batterà i tigurini, avrà regalato la salvezza al Lugano. I più scommettono che non lo farà, forse per calcolo, forse semplicemente perché realmente le motivazioni sono già in vacanza. Lo stesso si potrebbe dire dell'avversaria del Lugano, il San Gallo. Vincendo, toglierebbe le castagne dal fuoco allo Zurigo, e la stampa di Oltre Gottardo, fra le righe, lo spinge. Ma, come ha detto ieri il ticinese Daniele Russo, non è colpa del San Gallo se Lugano e Zurigo rischiano di retrocedere. Lo sport, in questo caso, imporrebbe impegno massimo da entrambe. È ciò che ci si augura, per il Lugano, per il calcio. «Negli ultimi tempi loro hanno fatto malissimo. Tuttavia non vorrei ci fossero stimoli esterni che interrompano il loro trend», ha dichiarato il tecnico bianconero parlando del San Gallo, ed ha criticato anche la scelta di Sadiku di non scendere in campo contro lo Zurigo proprietario del suo cartellino. Che in molti Oltre Gottardo vorrebbero veder scendere il Lugano, non è un mistero. Ora che è in lotta con lo Zurigo, ancor di più. Il Ticino, purtroppo, è uno dei cantoni in cui il campanilismo la fa ancora da padrone, ma non ovunque è così. Lugano contro tutti, Ticino contro tutti? Forse è una metafora troppo pesante, ma potrebbe starci. Lo ha detto anche Zeman ieri, «siamo soli in questa battaglia. Il Lugano è l’unica realtà ticinese di questo campionato. Noi siamo diversi dagli altri e possiamo contare soltanto sulle nostre forze».Ad ogni modo, i bianconeri, se non dovessero vincere, comunque andrà fra Vaduz e Zurigo, dovrebbero mordersi le mani. Perché per vincere partite così dovrebbe bastare la motivazione, la sana voglia di divorare l'erba. La stanchezza c'è, è inevitabile. Fisica, dopo una stagione con i metodi di Zeman e quasi senza sosta. Mentale, dopo molto tempo passato in trincea, dopo la grande paura per Sabbatini che non può aver lasciato indifferenti: il suo sorriso, a bordo campo, è di certo un incentivo in più. Mancherà lui, non ci sarà Culina, Zeman punta su Donis e Alioski, gli uomini in più in questo finale, oltre al portiere Salvi, finalmente una sicurezza fra i pali. «Se impostiamo la partita sull’attesa, rischiamo di addormentarci. È l’ultima curva, è decisiva e la squadra dovrà andare a mille. Io dico che bisogna puntare sul ritmo. Non ho fatto chissà quali discorsi: se pure io metto pressione, rischio di rovinare tutto», è la ricetta tecnica di Zeman.Lugano, è l'ora. Ore 20.30, fischio d'inizio, e il futuro si giocherà in 90'. Poi ci sarà tempo per pensare alla Coppa Svizzera, una ciliegina in più. Ma deve essere Super League, sennò cambia tutto.
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