Cronaca
30.09.2016 - 16:010
Aggiornamento : 21.06.2018 - 14:17

Il ciclone Gerri, «meglio il centro autogestito del museo. Il Municipio è un coniglio. E al LAC...»

Il consigliere comunale non le manda a dire, come suo solito. «Coi molinari si può discutere. Sennò cosa facciamo, mandiamo la polizia a sparare addosso ai ragazzi, magari minorenni?»

LUGANO - Lugano si candida per ospitare il Museo di storia naturale, e vorrebbe che prendesse posto all'Ex Macello. E i molinari? Cosa ne sarebbe degli autogestiti che da anni occupano in modo abusivo il sedime? Ne abbiamo parlato con Gerri Beretta Piccoli, che, come sempre un fiume in piena, non ha fatto mancare un excursus sul LAC. Cosa pensa di questa idea del Museo di storia naturale? «Mi sembra che era candidato l'Alto Ticino. La mossa dimostra che il Municipio di Lugano è un coniglio, non prende decisioni ma spostano i problemi. La loro è una non capacità di dialogo e di prendere decisioni, giuste o sbagliate che siano». E coi molinari cosa succederà? «Se devi spostarli, cominci un dialogo prima. Ci sono molte forme di dialogo, si può tentare per esempio scrivendo, mandando qualcuno, andandoci di persona. Il Municipio ha questa pessima reputazione, anche se forse me ne accorgo solo io, di non prendere decisioni, basti vedere il LAC. Demanda al Consiglio Comunale, dicendo che la frittata è loro». Pensa che il progetto si concretizzerà? «Dipende se quelli della Leventina lo vogliono per avere qualcosa anche loro e creare qualche posto di lavoro e ne saranno in grado, sennò Lugano userà la solita storia della perequazione, oppure vedremo cosa inventeranno. Perché non in Leventina? Ci sono AlpTransit e un'autostrada che funziona bene...» Insomma, a Lugano non serve il museo, secondo lei «Sicuramente no. Penso a Morcote dove hanno costruito un autosilo senza opposizioni, ma prima di mettere il primo chiodo hanno parlato con diverse persone. Bisogna dialogare in tempo, non dire che è fuggita la mucca perché non c'era il recinto». Si può dialogare coi molinari? «Io credo di sì, bisogna farlo in un altro modo. I ragazzi diranno di dar loro un'alternativa. Al centro autogestito vanno dalle 3 mila alle 5 mila persone dal giovedì alla domenica. Non hanno un posto dove andare, nelle piazze li mandano via, alla Foce non possono stare, nel piazzale dei posteggi della stazione li cacciano, rimangono il Ciani e Besso Pulita, dove se non vai due volte a un corso sei fuori. Ci sono molte proposte per i giovani in estate, con Long Lake ma la gente vive qui 365 giorni all'anno. E il Comune non ha una grande spesa per il mantenimento del Macello». Crede che il museo sia una scusa per poter sgombrare l'ex Macello? «Molto probabilmente sì, bisogna poi vedere come verrà gestita la situazione. Se si hanno 2'000 giovani che vogliono un centro giovani cosa facciamo, mandiamo la polizia a sparare loro in faccia, facendo una brutta figura come successo alla manifestazione di Chiasso? Lì non sono state lanciate bombe carta ma petardi come in tutti gli stadi e le piste della Svizzera, hanno perquisito gente. Sono arrivati a spogliare gente! E i molinari sono anche minorenni, mandano la polizia da loro a picchiarli? Forse sono un po' troppo apocalittico... Le soluzioni ci sono, serve il coraggio di saper dialogare, al primo gennaio e non al 30 dicembre». Dunque, è più utile il centro giovanile del museo? «Per me sì. Non bisogna criminalizzare subito i giovani, dicendo "drogati andate a lavorare". Penso a quelli del corteo, sono ragazzi che studiano e lavorano, fanno gli esami, oppure c'erano persone con bambini, insegnanti. Se fossi andato io che sono pensionato, mi avrebbero detto di andare a lavorare?» Pronto magari a presentare un'iniziativa? «Lo faccio, so che alla fine resterò solo io, magari con Ducry. Siamo dei conigli, penso alla votazione segreta sul LAC: siamo stati eletti e non abbiamo il coraggio di dire chi sosteniamo?» Cosa voterà Gerri Beretta Piccoli? «Io non voto, non entro a partecipare al delitto di Caino. Per me sono cinque persone non adatte a far parte del Comitato Direttivo». Chi vorrebbe? Masoni? «C'è Gagnon che ha sempre gestito la cultura nel Quebec e qui fa il portinaio? Serve gente del suo livello, qualcuno che abbia contatti per portare mostre interessanti. Per esempio, chi si occupa della musica classica sta facendo un ottimo lavoro, una mia conoscente viene addirittura da New York per assistere ai concerti. C'è dunque la persona giusta al posto giusto, nessuno lo blocca, contrariamente a quanto accade con Gagnon. Si deve osare dire non per forza prima i nostri ma anche cercare persone da fuori. Una volta i liberali dicevano, quaranta o cinquant'anni fa, "noi siamo proprio di Lugano e abbiamo tutto il mondo in mano, se ci sono altri paesi siamo noi a pagare le spese": siamo rimasti fermi li».
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