Cronaca
04.05.2017 - 15:000
Aggiornamento : 21.06.2018 - 14:17

Finalmente, l'ultimo saluto a Nadia. Il dramma di una famiglia spezzata dietro il caso di cronaca

Nei giorni scorsi, si è celebrato il funerale della maestra uccisa dal cognato qualche mese fa. Le indagini e il chiacchiericcio hanno rischiato di nascondere il lato umano: ora, palla di nuovo alla giustizia

STABIO – Il dramma della maestra uccisa nella propria abitazione e poi portata, forse morta, forse viva (ma secondo le indagini, già morta) nei boschi di Rodero, fra il freddo e l’umido, aveva lasciato il Ticino sconvolto.

Il ritrovamento del cadavere, e il percorso di riconoscimento, prima di tutto, non poteva che lasciare a bocca aperta. Poi, il fatto che a essere coinvolta fosse una giovane donna che aveva a che fare con bambini, in un piccolo comune dove pare fosse benvoluta. Nadia Arcudi aveva una relazione seria da pochi mesi, e la sua vita è stata bruscamente interrotta. Da chi?

Pochi giorni, e il dilemma pareva essersi risolto. A farla morire, con un sacchetto in testa, era stato il cognato, il marito della sorella, il padre dell’adorata nipotina. E le speculazioni sui motivi si sono sprecate, vista anche la particolare vicinanza fra i due, sempre andati d’accordo. Avevano una relazione? I motivi del litigio a cui è seguito il triste gesto è nato probabilmente per la villetta di Stabio dove la donna viveva con la madre, contesa fra le due sorelle.

I dettagli, poi, avevano lasciato inquieti, calcolando che l’uomo, dopo averla uccisa e potata nel bosco, era andato a cena con moglie, figlia e suocera, inviando anche un sms fasullo per tranquillizzare tutti sull’assenza di Nadia.

Nei giorni seguenti, ovunque si andasse nel Mendrisiotto non si parlava d’altro, sviscerando rapporti, pettegolezzi e ruoli dei familiari. Chi poteva sapere, chi potrebbe essere coinvolto?
Intanto, il cognato è in carcere, ed è accusato anche di aver sottratto dei soldi alla SUPSI, dove lavorava. Il suo arresto aveva fatto scalpore, perché in pochi avrebbero sospettato dell’uomo.

Un quadro complesso, che le indagini stanno ancora cercando di dipanare, nonostante da quell’ottobre maledetto siano passati svariati mesi. E Nadia? Il suo corpo è rimasto a disposizione dell’Istituto Patologico di Locarno, per accertamenti. I mesi sono passati, e finalmente nei giorni scorsi i famigliari hanno potuto darle l’ultimo saluto.

Hanno voluto una forma strettamente privata, al riparo da flash e curiosi, nonostante abbiano espresso gratitudine per l’affetto e la vicinanza. Dietro al caso di cronaca, c’è il dramma di una famiglia che non potrà mai più essere la stessa, retorica a parte. C’è una madre che ha perso la figlia, ce n’è un’altra che non ha più la sorella, il cui marito è in carcere, e oltretutto dovrà spiegare a una bambina dove si trova il padre e come mai la zia non c’è più. C’è un fidanzato che voleva costruire qualcosa con la maestra, e non può farlo. Ci sono altri parenti, amici, conoscenti, che hanno dovuto affrontare lutto e sconcerto, lacrime e rabbia.

Un caso di cronaca, è vero, un argomento da sviscerare in perfetto stile Sherlock Holmes, forse un po’ condizionati da trasmissioni della vicina Penisola abituate a sbattere i microfoni sotto il naso di parenti e amici di persone assassinate o scomparse. Ma soprattutto, c’è la perdita, la morte di una giovane donna.

Le indagini proseguono, la famiglia adesso ha potuto dare l’ultimo saluto a Nadia. 


Paola Bernasconi
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