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Ultimo aggiornamento: 19.09.2019 21:23
Cronaca
15.06.2017 - 14:000
Aggiornamento : 21.06.2018 - 14:17

Il dramma dei figli dimenticati in auto, le mamme full time e la discussa opinione dell'esperta

Alcune madri, parlando della tragedia della piccola morta ad Arezzo, scrivono: "se non fossi potuta rimanere con mio figlio almeno i primi tempi, non avrei fatto questo passo". Ricordate cosa disse Bonatti? Mamme, cosa ne pensate?

2 anni fa "La visione di Pamini? Realista. Le donne per i primi tre anni dovrebbero stare coi bambini. E se non possono permetterselo, avere figli non è un obbligo"
BELLINZONA – Ogni anno, ogni estate, almeno una tragedia. In Ticino fu al campeggio, dove morì la piccola Cheyenne, in Italia quello di Arezzo è solo l’ultimo caso. Bambini dimenticati in auto dai genitori, di solito da uno dei due, convinti di averlo lasciato all’asilo o dai nonni, e morti sotto il sole.

Come è possibile dimenticare il proprio figlio, si chiedono in molti? Ai tempi del caso di Cheyenne, che aveva sconvolto il Cantone, un’esperta ci parlò di un possibile rifiuto inconscio della madre verso la bambina. Molti medici citano un’amnesia dissociativa, definita “perdita improvvisa di ricordi, più o meno importanti, appartenenti alla nostra vita. Un vero e proprio buco della memoria dovuto a diverse cause, che può indirettamente colpire chi ci sta attorno”. A che cosa è dovuta? Da problemi del passato, a partire, dicono i siti specializzati, da aggressioni, lutti, difese psicologiche innalzate da persone fragili di fronte a eventi importanti, stress.

Probabilmente, i due su cui concentrarsi sono gli ultimi due. L’arrivo di un figlio in una coppia è sicuramente un momento che sconvolge la vita, per cui, si ipotizza, qualcuno potrebbe “difendersi” dalle troppe emozioni costruendo un muro. Oppure, più semplicemente, lo stress, i ritmi che cambiano, le notti insonni, una persona che dipende totalmente dai genitori, e per molti, il lavoro, il dover comunque portare avanti la gestione di una casa oltre al carico del figlio.

E qui si arriva alla discussione via Facebook che ci ha colpito e ispirato per questo pezzo. Una mamma, postando un articolo relativo alla tragedia di Arezzo, dove ha perso la vita una bimba di 18 mesi. “È un attimo… e potrebbe rovinarmi la vita, ed è lui, mio figlio, la mia vita”. E scoppia una discussione fra chi giustifica la donna che ha dimenticato la bambina, parlando, appunto, di amnesia dissociativa.

“Da mamma puoi immaginare il dolore di questa mamma che ha 'dimenticato ' la bimba in auto ... io veramente ho le lacrime agli occhi ogni volta che leggo questo tema spero che una cosa del genere non tocchi mai più a nessuna mamma è troppo doloroso”, scrive una madre.

Ma per chi ha iniziato il post, “la negligenza non va giustificata. Non concepisco come si possa lasciare il proprio figlio in auto”. E poi, la frase che fa riflettere: “ho quasi annientato me stessa per mio figlio. E per ora non rimpiango nulla.. È più facile che dimentichi di vestirmi piuttosto che lasciare lui da qualche parte”.

Una vita, dedicata, al figlio. Un’altra la appoggia, ma sottolinea: “io non lavoro, non ho altri pensieri”.
La domanda è: per non rischiare, bisogna essere mamme al 100%?

Rincara la dose la madre che ha iniziato la discussione: Forse quando si decide di aver figli bisogna farlo così ti che i sacrifici sono tanti quanta la gioia che ti regalano. Una mamma non può fare la mamma al 50%! Se non avessi potuto permettermi di stare a casa almeno i primi tempi non penso avrei fatto questo passo”.

Ovviamente, ribattono altre, non tutte le mamme possono permettersi di rimanere a casa con i figli. Per alcune, lavorare è una necessità economica, se lo stipendio del marito non basta. Per qualcuno, è un bisogno caratteriale, di affermazione. Inconciliabile col ruolo di madre di bambini piccoli?

Torna in mente un’intervista che TicinoLibero fece alla Life coach e consulente in sessuologia. Commentando un’affermazione del parlamentare Pamini in cui egli diceva che le donne, una volta mamme, guadagnano meno perché meno efficienti, disse che per almeno i primi tre anni la presenza della madre è necessaria a fianco del figlio. E per chi non può permetterselo? “Fare figli non è obbligatorio”, ci rispose.

Si scatenarono molte polemiche, una sorta di “solo i ricchi possono diventare genitori”.
Il pensiero della mamma che ha dato il via alla discussione fa tornare d’attualità l’intervista. Per poter tutelare al meglio il primo figlio da pericoli, subdoli, nascosti ma temibili come quelli che fanno sì che si dimentichino i bimbi in auto, bisogna essere presenti 24 ore su 24, mettendo da parte il resto della propria vita? Lavorare mette davvero davanti al pericolo di situazioni come quella di Arezzo, come molte altre?

La risposta, ovviamente, è difficile, quasi impossibile, da dare. Chi dimentica i figli è una cattiva madre? Inspiegabile per chiunque lasciare il bambino sotto il solleone chiuso nel seggiolino, finché non ci si passa, e l’augurio è che non debba accadere più, a nessuno. Che lavori, che stia a casa, che sia genitore al 100% o al 20%.

Ma le domande restano. Per garantire il meglio, serve una mamma full time?
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