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08.05.2016 - 19:300

«Care mamme, scusateci per la politica familiare miope della Svizzera»

La GISO distribuisce una rosa e una lettera alle donne per rendere attenti sui problemi per le mamme di reinserirsi nel mondo del lavoro. Interrogazione al Governo: quanti sono i licenziamenti in gravidanza?

LUGANO - Una rosa per festeggiare le mamme ma soprattutto per chiedere loro scusa: per le difficoltà che incontrano nel mondo del lavoro, per essere «rilegate al ruolo stereotipato di unica governatrice della casa». La Gioventù Socialista Ticinese questa mattina a Lugano ha distribuito una rosa e una lettera alle donne. La Svizzera, scrivono nel comunicato i giovani socialisti, «la Svizzera si conferma una delle nazioni europee meno progressiste sul tema. Una politica altrettanto incapace di tutelare a dovere le lavoratrici e con misure di sostegno strutturali insufficienti. Come giovani politici, come figli, come cittadini, desideriamo scusarci con tutte le mamme per le difficoltà create dalla suddetta politica familiare indecente». Ecco il testo della lettera: «Care mamme, auguri per la vostra festa! In questo giorno speciale cogliamo l’occasione per donarvi un fiore, in segno di riconoscimento per tutto quello che fate e per scusarci per le difficoltà che siete costrette a subire. Con le attuali leggi conciliare lavoro e famiglia è una vera e propria impresa! Finite le poche settimane di congedo tornare a lavorare può essere difficile. Le aziende chiedono flessibilità ma non la concedono. Il risultato è che se una mamma non riesce a far combaciare gli orari lavorativi con l’impegno genitoriale, che in una società sana dovrebbe essere prioritario, rischia di perdere il posto di lavoro. Per chi non ha una rete familiare che può aiutare nell’accudimento del figlio, gli asili nido privati hanno prezzi che per molti risultano inaccessibili. Anche qui, lo Stato è latitante. Ogni mamma deve avere il diritto di ritornare a lavorare e ogni papà il diritto di dedicarsi maggiormente alla cura dei/delle figli/e! Già, i papà. Proprio settimana scorsa la destra ha bocciato il congedo paternità. Continuando a scaricare tutta la responsabilità dell’accudimento dei figli nelle prime settimane di vita solo e soltanto alla madre. Negando al padre il diritto, e il dovere, di occuparsi della propria famiglia. È inaccettabile! È una vergogna che per troppe persone quello che dovrebbe essere il momento più felice della vita, rischia di trasformarsi in un periodo di difficoltà, di esclusione sociale e lavorativa. Siamo convinti che possa esistere una politica familiare migliore. Per questo in occasione della festa della mamma come Gioventù Socialista e Partito Socialista interroghiamo il Consiglio di Stato chiedendo e proponendo soluzioni ai problemi descritti sopra. Magari vi starete dicendo che non è la vostra situazione, purtroppo però non tutte le mamme hanno l'opportunità di godersi senza problemi la propria maternità. L'unica soluzione è la solidarietà!» E la GISO non si ferma qui. Con la deputata socialista Pelin Kandermir Bordoli come portavoce, interroga il Governo sul tema. Vuole sapere se ha avuto segnalazioni attraverso i consultori/gli enti presenti sul territorio in merito a licenziamenti abusivi durante la gravidanza o durante il congedo maternità, se il fenomeno può essere tradotto in dati e che cosa si fa per impedire questi licenziamenti abusivi. Inoltre, domanda quali sono le azioni e le misure intraprese a livello cantonale per favorire il reinserimento nel mondo del lavoro di chi si occupa per un periodo di educare i figli, generalmente le madri, se vi sono delle statistiche sul rientro delle donne al lavoro, e che misure si intraprendono per conciliarlo con la famiglia. [imagebrowser id=128]
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