Cronaca
28.03.2018 - 16:560
Aggiornamento : 21.06.2018 - 14:17

Plein, "solo a Lugano mi trattano così". I sindacalisti, "non è che perché porti posti di lavoro puoi fare quel che vuoi. Non è la prima segnalazione". Quello stage a 800 franchi al mese...

Lo sfogo Instagram dello stilista ha fatto rumore, suscitando varie reazioni: ieri sera gli è stato mandato l'Ispettorato del Lavoro alle 23.30 mentre, sostiene lui, stava solo mangiando una pizza in ufficio. "Fa lavorare finchè è stanco, è molto libero col lavoro notturno", spiega OCST. Interviene anche Borradori

LUGANO – “Porto posti di lavoro in Ticino e come vengo trattato?”. È furioso, lo stilista Philipp Plein. Ritiene di essere stato trattato quasi alla stregua di un criminale, e non le manda a dire sul suo profilo Instagram.

“Ieri sera alle 23:25 – ha scritto - ho ricevuto la visita dell’ispettorato del lavoro nella sede centrale dell’azienda a Lugano, Ticino, Svizzera. Mi è stato ordinato di smettere immediatamente di lavorare e lasciare l’ufficio con tutte le persone che c’erano dentro. Non posso credere che il Canton Ticino, che sta facendo tanto per attirare aziende, soprattutto nel settore della moda, ci tratti come criminali, quando stavamo solo mangiando una pizza io, 6 designer e 4 fornitori che sono venuti a trovarci dal’Italia. Non accetto un simile accanimento contro la mia azienda e i miei dipendenti. Siamo stati trattati come dei criminali, quando eravamo tranquilli nei nostri uffici alle 23:25. Ci è stato chiesto di mostrare i documenti in attesa della polizia”, scrive.

“Soltanto a Lugano, negli ultimi 4 anni, ho creato più di 140 posti di lavoro e il mio gruppo fattura oltre 300 milioni di dollari. Non mi è mai successo di ricevere un trattamento simile. Mi sono sentito un criminale e non riesco nemmeno a fornire motivazioni a tutte le persone che erano con me in ufficio. Cosa gli dico? Che non si può mangiare la pizza dopo le 23:00?”, prosegue. “Mi chiedo se ho fatto qualcosa di male alla Città di Lugano, questa è la seconda volta che ricevo un simile trattamento. Non è accettabile. L’anno scorso un altro episodio simile: due dipendenti stavano installando di notte 6 nuovi computer per i nuovi assunti e stavano aggiornando i server. È un lavoro che va effettuato necessariamente di notte, quando i sistemi informatici non sono in funzione, altrimenti oltre 140 persone rimangono senza computer e telefono per più ore al giorno!!! Non curante di ciò, l’ispettorato ha fatto smettere di lavorare i dipendenti causando un’inabilità lavorativa a 140 dipendenti nel giorno successivo. Questo è uno scandalo!!!”.

Interpellato da ticinonews.ch, il sindacalista OCST Alberto Trevisan ha fatto notare che non è la prima volta che Plein viene segnalato perché fa lavorare di notte i suoi dipendenti. “Lui è molto libero nel lavoro notturno. Specie ora che deve preparare le nuove collezioni lavora fino a notte fonda e i collaboratori staccano quando è stanco lui, per poi riprendere a lavorare il mattino dopo. Chiunque passa per strada anche a tarda ora può vedere le luci dei suoi uffici accese. Se non ha fatto nulla di male, si chiarisca con l’Ispettorato del Lavoro”.

Un suo collega, sempre di OCST, nonché deputato in Gran Consiglio, Lorenzo Jelmini, non ha digerito l’affermazione dello stilista secondo che dice che  dà posti di lavoro e fatturato e dunque implicitamente pensa di poter fare ciò che vuole. “Eh no caro Philipp, le cose non funzionano così da queste parti! Siamo grati per i contributi finanziari e per l'occupazione che crei. Ma questo non significa che puoi far quel che vuoi senza rispettare le regole o sottrarti ai controlli previsti per tutti, dal piccolo artigiano al grande imprenditore! Se no sarebbe come dire che chi possiede una Mercedes o una Porsche non è tenuto a rispettare i limiti di velocità e può evitare i controlli radar... Continuare dunque a creare collezioni ma ricordati il rispetto delle norme previste in Ticino, in particolare quelle a tutela dei tuoi collaboratori!”, scrive su Facebook, facendogli notare che in ogni caso è possibile chiedere deroghe per il lavoro notturno.

Chiamato in causa anche Marco Borradori, che sempre a ticinonews ha detto  come nella seduta municipale si sia parlato del caso e la Polizia comunale non è stata affatto coinvolta. "Al di là della rabbia del momento sa che noi non lo trattiamo come un criminale e che anzi siamo ospitali e fieri di avere il suo brand a Lugano", ha affermato.

Su Facebook, un gruppo di informazione ha riportato una testimonianza di una designer che due anni fa si era vista offrire, per uno stage che richiedeva minimo tre anni di esperienza, 800 franchi al mese. Da prendere con le pinze, come spesso ciò che circola in rete, ma di certo pone domande su un’azienda che a quanto pare sta collezionando segnalazioni per lavoro notturno. Forse qualcosa nelle condizioni di lavoro non funziona?
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