Cronaca
16.06.2018 - 15:210
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:51

"Purtroppo al giorno d’oggi poche persone prestano le dovute attenzioni". Il capo della Lacuale Marcel Luraschi e i consigli per bagni sicuri nei laghi e nei fiumi

“Quando si arriva sulle rive di un fiume bisogna svolgere una lettura corretta delle correnti. Importante è riuscire a capire se l’acqua è nostra amica oppure no"

LUGANO – Un bagno nel fiume che si trasforma in tragedia. Sabato 9 giugno una 42enne italiana è morta dopo essere stata trascinata via dalla corrente, sotto gli occhi del figlio e del marito.

 

Una notizia che i promotori di “Acque sicure” – la campagna di prevenzione per prevenire comportamenti a rischio nei laghi e fiumi ticinesi – non avrebbero mai voluto sentire. Siamo ormai entrati nel clima estivo e il rischio di incidenti è sempre dietro l’angolo.

 

"Basta un attimo. La sicurezza in acqua dipende da te". Questo lo slogan della campagna 2018 promossa dal Dipartimento delle istituzioni in collaborazione con la Commissione cantonale.

 

"Le acque gelide – si legge sul sito web di Acque sicure –, i sassi sdrucciolevoli, le forti correnti, i mulinelli, le cascate e i temporali che provocano repentini innalzamenti delle acque sono solo alcuni dei potenziali pericoli da non sottovalutare".

 

Dei rischi legati a laghi, fiumi e torrenti abbiamo parlato con il sergente maggiore Marcel Luraschi, da 23 anni alla Polizia Lacuale, della quale è capo. In questa intervista spiega i rischi legati a laghi, fiumi e torrenti.

 

Negli ultimi anni le statistiche degli incidenti acquatici sono in diminuzione o stabili?

“Nei 23 anni di appartenenza alla Polizia lacuale ho visto delle attività acquatiche che sono andate quasi scomparendo, come ad esempio il windsurf, oppure in forma minore lo sci nautico. L’evoluzione ha portato nuove attività come il Kite-surf, il Wakeboard oppure lo Stand Up Paddle. Discipline differenti con rischi diversi. Attualmente le persone che praticano attività sui laghi ticinesi sono in diminuzione; ma il numero degli incidenti acquatici è stabile. Se li analizziamo, la quasi totalità è dovuta alla caduta scomposta in acqua a media-forte velocità e/o all’inosservanza delle regole principali di buonsenso nell’andare a recuperare le persone cadute senza spegnere per tempo il motore. In quest’ambito diverse persone negli ultimi anni hanno subìto dei tagli agli arti più o meno profondi con successivo ricovero all’ospedale.

 

Qual è stato l’intervento più difficile e rischioso che ha effettuato insieme ai suoi colleghi in questi anni?

“Gli interventi più impegnativi sono quelli in cui vi è ancora la possibilità di salvare la persona. In questo caso in gioco vi è la velocità d’esecuzione dell’intervento e la sicurezza di chi interviene. In quest’ambito possiamo contare, in particolare per eventi in luoghi impervi legati alla pratica del canyoning, oppure nei fiumi a carattere torrentizio come la Verzasca, sulla collaborazione con la REGA, il gruppo canyoning del SAS e con il nostro Gruppo ricerche e costatazioni. Collaborazione che è ottima e che garantisce velocità e sicurezza agli interventi in verticale. Purtroppo in condizioni di brutto tempo, la possibilità d’utilizzo dell’elicottero non è sempre possibile. In questo caso viene sempre fatta una dettagliata lettura della situazione (correnti – profondità – luogo, eccetera) e poi si agisce. In questi anni di esperienza con centinaia d’interventi, posso affermare che se si valutano correttamente tutte le dinamiche dell’acqua e vi è un profondo rispetto verso la natura, il rischio viene praticamente annullato. Importante avere sempre più sistemi di recupero e soprattutto varianti”.

 

Nonostante le campagne di prevenzione, ancora oggi si contano diversi morti per annegamento. Quali sono i principali rischi per i bagnanti nei laghi?

"Bisogna dapprima evidenziare che un fattore importante che entra in gioco è il meteo. Non il bello o brutto tempo giornaliero, ma la primavera, sempre meno presente e corta nella nostra regione. Si passa velocemente dall’inverno all’estate. Prendiamo quest’anno: tra fine maggio e inizio giugno le temperature durante la giornata sono state miti. Ma da un momento all’altro inizierà il caldo quindi molte persone andranno al lago a fare il bagno quando l’acqua non si è ancora riscaldata sufficientemente. Dunque lo shock termico abbinato alla mancanza di allenamento e ad una sopravalutazione delle proprie possibilità porta ad aumentare in modo esponenziale il rischio di annegamento. Se esaminiamo le statistiche degli ultimi anni possiamo osservare che questo fenomeno tocca principalmente i giovani richiedenti l’asilo e le persone anziane. I primi, non sanno nuotare particolarmente bene ed ignorano i rischi legati all’acqua, mentre per gli anziani gioca un ruolo chiave l’affaticamento. Poi abbiamo i giovani/e adulti/e nella fascia d’età dai 20 ai 30 anni, che a volte dimenticano le 6 regole del bagnante; in particolare non tuffarsi in acqua sudati ed evitare l’assunzione di alcool”

 

E nei fiumi, quali regole bisogna assolutamente rispettare?

“Quando si arriva sulle rive di un fiume bisogna svolgere una lettura corretta delle correnti. Importante è riuscire a capire se l’acqua è nostra amica oppure no. Per capirlo il primo fattore che osservo è la quantità. Ogni persona adulta è in grado di valutare se la quantità d’acqua permette di fare il bagno. Poi di riflesso l’alveo: se il tratto di fiume è a carattere torrentizio devo comprendere dove l’acqua scorre più veloce e dove meno; se l’uscita del pozzo è larga oppure stretta, se si formano delle bolle d’aria oppure no. Questi sono i parametri base che mi permettono di valutare i rischi. Ma poi sorgono altro domande: ci sono mulinelli? marmitte? correnti che ci trascinano sotto le cascate? Per capire tutto questo è sufficiente gettare un legnetto e osservare il suo percorso. Purtroppo al giorno d’oggi poche persone prestano le dovute attenzioni. Possiamo sicuramente affermare che gran parte dei fiumi in Ticino non sono luoghi a rischio, ma è l’essere umano che, ignaro della natura che lo circonda e la sottovalutazione della zona scelta per bagnarsi, si mette in situazione di difficoltà. Inoltre l’acqua del fiume, a differenza del lago, ha anche nei mesi estivi una temperatura decisamente troppo fredda per il corpo umano per potersi tuffare senza bagnarsi gradatamente facendo in modo che il corpo possa adattarsi. Anche un’errata valutazione della profondità delle pozze porta sovente ad infortuni. Troppi bagnanti si tuffano da grandi altezze senza verificare la profondità dell’acqua e/o se vi sono degli ostacoli come ad esempio dei tronchi d’albero. Da non sottovalutare anche il consumo di alcool prima del nuoto oppure entrare in acqua a stomaco pieno ma neppure vuoto. Per concludere, se si ascolta il proprio corpo, si analizza correttamente il fiume e si rispettano le regole del bagnante della Società Svizzera di salvataggio si può andare nei fiumi senza alcun problema”.

 

Tra gli incidenti lacuali ci sono stati negli anni scorsi anche scontri tra imbarcazioni. Quali regole deve rispettare chi pilota un motoscafo?

Alla base di questi scontri vi è sovente la mancanza di esperienza nella conduzione notturna e la navigazione a ridosso della zona rivierasca interna (150 metri da riva). Così facendo le probabilità di collisione aumentano notevolmente. Per evitare incidenti le regole da rispettare sono semplici. Primo: il conducente deve essere idoneo alla guida, quindi astenersi dall’assunzione di bevande acoliche e droghe. Secondo: prima di partire deve verificare sempre che le luci di posizione siano funzionanti. Terzo: deve volgere prevalentemente lo sguardo nella direzione di marcia ma anche a destra e sinistra; se il lago non è mosso e vi è riverbero è opportuno restare nella scia della luce. Quarto: occorre adattare la velocità alle condizioni meteo. Quindi: deve evitare di lasciare persone in prua che possano ostacolare la visuale. Bisogna ricordarsi che anche un piccolo incidente sul lago può trasformarsi in tragedia.

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