Cronaca
06.04.2020 - 16:290
Aggiornamento : 17:03

Merlani: "Il picco c'è stato. Non è comunque finita". Bertoli: "Risultati positivi per la scuola".

Paolo Ferrari, Capo Area Medica EOC: "Grazie alle misure di contimento del Governo non abbiamo dovuto curare pazienti nei corridoi. Il 90% dei decessi è di over 70, fra chi è fra i 20 e i 60 anni ha bisogno di un ricovero in un caso su 1'200"

BELLINZONA – Consueto appuntamento del lunedì con gli aggiornamenti sulla situazione relativa al Coronavirus. Hanno parlato Manuele Bertoli, Giorgio Merlani e il Prof. Paolo Ferrari, Capo Area Medica EOC. Per la prima volta si è detto che il picco è passato, che si sta andando verso una situazione meno complicata. Insomma, si sente un po' di ottimismo, si riflette su come rivedere le misure: ci si potrebbe allineare a quelle svizzere, meno restrittive, per esempio. 

Ma attenzione, non si può abbassare la guardia, spiegano tutti. Anzi, la Polizia sarà attiva nel multare chi non rispetterà le norme, in particolare durante il weekend di Pasqua che porterà il bel tempo, il quale non deve assolutamente far venire in mente di uscire, di non rispettare le distanze sociali e di fare assembramenti. 

Bertoli: "Risultati positivi per la scuola a distanza"

“Dopo tre settimane e un giorno dalla chiusura delle scuole è il momento di fare un primo bilancio. Come le scuole degli altri cantoni e di altri paesi, si sono fermate nella modalità in presenza e hanno dovuto reinventarsi il sistema. Ricordo che la discussione che ci fu sulla chiusura era legata a un problema per noi di difficile risoluzione, cioè la contemporanea apertura di tutte le attività. La Svizzera ha chiuso prima le scuole poi le attività, noi al contrario. L’accudimento dei ragazzi e dei bambini in questo periodo non è facile, tre settimane fa eravamo in piena crisi. Avendo chiuso tutto, era possibile ridurre in piccole percentuali l’accudimento a scuola”.

“Ci sono state creatività e positività messa in gioco dalla scuola. Abbiamo chiesto di essere creativi, di dare sfogo alla fantasia e il risultato si è visto. La scuola ticinese ha ottenuto un risultato buono o molto buono. Sappiamo che la scuola a distanza non è e non sarà mai quella in presenza, ma era importante che la scuola continuasse a esserci. Grazie docenti e dirigenti scolastici che si sono molto impegnati, grazie ai genitori affaticati da questa esperienza perché non è facile dopo tanti giorni continuare con i figli a casa”.

“Il DECS è uscito oggi con alcune direttive, dopo aver aspettato alcune settimane per capire dove fosse necessario dare indicazioni. Le riassumo in quattro punti. D’accordo con gli altri cantoni, si è deciso che l’anno scolastico è confermato così com’è, anche se a un certo momento si discutevano ipotesi diverse, e sono confermati anche i calendari, pure dell’anno prossimo. Un altro punto riguardava i voti: dobbiamo capirci, perché per quanto riguarda le valutazioni formative. Queste per ora sono ferme al 13 marzo, quanto viene fatto a distanza conterà ma le decisioni formali per le regole sul passaggio di classe eccetera le avremo nel mese di maggio, non prima. Da qui alla fine della scuola non ci saranno test. Ciò che è importante sapere è che l’apprendimento a distanza serve per consolidare quanto già fatto, dal 20 aprile si potranno inserire dei nuovi argomenti e ci auguriamo di poter rientrare nelle scuole in presenza prima della conclusione dell’anno. Per quanto concerne il mantenimento di contatto tra docenti e allievi è importante che venga mantenuto. La relazione personale è l’elemento centrale della scuola, adesso non è possibile, ma coi mezzi tecnologici o con una telefonata si mantiene. La scuola farà una vacanza sui generis per Pasqua, dopo il 19 aprile torneremo a insegnare a distanza. Poi vedremo, dopo le direttive di oggi, le direttive 1, arriveranno le direttive 2, quando avremo le decisioni formali”.

Merlani: "Non fate di testa vostra"

"38 casi da ieri: abbiamo sempre visto che durante il fine settimana i contagi calano e al lunedì sono alti, questa volta per la prima volta abbiamo per tre giorni di fila cifre che sono nettamente sotto al 100, non succedeva dal 13-15 marzo. Anche le cifre degli ospedalizzati e dei dimessi mostrano un numero di pazienti ricoverati quotidianamente minore rispetto a quelle di chi esce. Le persone stanno uscendo dall'ospedale a una rapidità maggiore rispetto a quanto ne entrano. Confermiamo che abbiamo toccato il picco e stiamo cominciando a scendere".

"Attenzione, però ci sono state 12 morti, il picco è stato artificioso. Non è finito niente. Grazie agli sforzi di tutti la sanità non è mai stata veramente sotto pressione. Non vuol dire che il problema è risolto, il virus continua a essere presente nella popolazione e appena le misure saranno ridotte sarebbe inevitabile un ritorno. Ora quel che sarà fondamentale è capire due concetti. Non ci libereremo molto in fretta del virus, nelle prossime settimane e nei prossimi mesi dovremo seguire l'andamento, magari dare un po' più di movimento, poi piano piano permettere aperture. Qualcuno si ammalerà, ma le persone avranno spazi negli ospedali e poi diverranno immuni. Ma seguite le indicazioni, lavoreremo gestendo il salire e scendere della curva. Nessuno può fare di testa propria, sfalserebbe ogni possibile previsione. Tutti insieme ce l'abbiamo fatta, siete dei campioni, siete riusciti a far sì che ci siano oggi meno malati di ieri. È l'effetto delle misure messe in atto, ora bisognerà trovare un modo di adeguare e progressivamente aggiustare quelle che sono le libertà di movimento. Ora potremmo adeguarci alle norme svizzere, meno rigide di quelle ticinesi, e valutare man mano come va. Bisogna sempre ragionare facendo una proiezioni dei ricoveri nelle settimane successive".

Ferrari: "Temiamo un aumento dei ricoveri d'urgenza per malattie croniche"

"Grazie al Governo che ha introdotto misure più severe rispetto al resto della Svizzera, il che ci ha permesso di prendere a carico i pazienti Covid in modo sereno con abbastanza capacità. Grazie ai cittadini che sono stati molto diligenti".

"Contestualizziamo i numeri: il Ticino non è stato risparmiato ma va riconosciuto il grande lavoro fatto dagli ospedali e dall'Ente per dotarci di letti sufficienti. A metà febbraio in Ticino c'erano 52 letti di cure intense, ora ne abbiamo 115 per pazienti Covid e 25 per chi si presenta con altre malattie. È stato un lavoro che abbiamo dovuto fare in poche settimane, con grande energia e grande sforzo, con la collaborazione di tutti".

"Il primo caso in fondo che si è diffuso come un contagio è stato il primo marzo, a ieri all'Ente erano stati ricoverati 467 pazienti, ieri c'erano ancora 197 degenti. Il totale di numero di pazienti transitati dalle cure intense sono 89. L'aspetto positivo è che 207 pazienti a ieri sono stati considerati guariti, è stato possibile grazie alle misure di contenimento introdotte dal Governo. Senza esse avremmo avuto delle situazioni in cui avremmo dovuto curare gente nei corridoi".

"Queste settimane ci hanno permesso di imparare molto, anche sul Covid. Esso ha decorsi gravi sopratutto su chi è a rischio. Si parla di un calo di casi, fra un po' si dovrà parlare di un graduale ritorno alla normalità. Se prendiamo le persone tra i 20 e i 60 anni, su 1'200 casi solo 1 su 10 ha dovuto essere ricoverato e meno di 1 su 300 è ricorso alle cure intense. In queste fasce d'età il ricovero e la guarigione sono la prassi, il 70% è tornato a domicilio. Diverso è per chi è suscettibile, come chi ha malattie croniche e gli anziani: più del 90% dei decessi è avvenuto nella fascia di età sopra i 70 anni. Dobbiamo proteggerli, non come medici ma come cittadini".

"La vita dopo il Covid sarà diversa da prima. Bisognerà mantenere la distanza sociale, in vari modi, che permetterà di tenere il virus che circolerà tra di noi finchè non ci sarà un vaccino e fare che si diffonda tra chi non ha l'immunità in modo lento per permettere la presa a carico. Una preoccupazione che abbiamo come medici è che molti pazienti con patologie croniche, per il timore che uscendo prendono il Covid e perchè è stato detto di restare a casa, non vanno dal medico, questo porta a una gestione della malattia cronica meno ottimale, il che potrà portare a un aumento dei ricoveri d'urgenza nei mesi a venire. Dobbiamo continuare a mantenere quello attuale come uno stile di vita che abbiamo imparato. È ancora presto per dire quante delle persone in Ticino che non abbiamo testato hanno avuto un contatto col virus e hanno sviluppato anticorpi: fino a quando avremo queste informazioni sarà difficile dire se avremo o no superato la crisi".

"Bisognerà valutare in che termini le misure di contenimento potranno essere allentate, nel lavoro e nella scuola. È un incarico che noi come responsabili delle strutture ospedaliere, in collaborazione col Medico Cantonale, con un monitoraggio quotidiano, potremo gestire in modo che non ci sia nessun maggior problema per la popolazione. Importante è imparare a vivere in uno stile dopo il Covid".

Merlani: "La mascherina da sola non basta"

"Le mascherine? Nemmeno i vari gremi a livello internazionale aiutano a fare chiarezza. Ricordiamo come si trasmette il Covid: come quello dell'influenza. Ogni patologia ha una sua via privilegiata di tramissione, qui sono le goccioline, non il respiro che emetto e che l'altro inala.  Avviene tramite secrezioni, quando si tossisce o starnuta. Chi poi tocca una superficie di chi ha tossito o si è soffiato il naso senza lavare le mani, dunque il contatto si evita lavandosi le mani in modo ripetuto, rigoroso. La mascherina messa sul viso può ridurre in parte l'emissione di goccioline, ma non garantisce che non si abbiano gocce sulle superfici. Ogni volta si tocca la mascherina le mani sono infettate. Capisco che dia un'impressione di protezione ma quello che gli studi hanno dimostrato è che la sua capacità di ridurre la contagiosità nella popolazione è dovuta all'avere qualcosa sul viso, per cui la gente evita di mettersi le mani sul viso. Se si lasciano perdere le altre misure perchè si ha la mascherina si vanifica il piccolo potenziale di sicurezza che dà. Se si vuole usare non è vietato, ma non si possono usare risorse preziose a chi non fa professioni come quelle legate alla salute, a chi è vulnerabile: vanno date prima a loro. Se tutti dovessimo usare la mascherina, 8 milioni di persone userebbero 16 milioni di mascherine al giorno. Sappiamo quanto costano e quanto non sono disponibili sul mercato, farebbero sparire tutta la disponibilità europea per il personale sanitario. Lo stesso vale per i guanti".

"Abbiamo visto di tutto su mascherine e disinfettanti, sia in Ticino sia in altri paesi. La farmacia ha diritto a fare un'adeguata ricarica al prezzo che prende dal grossista, se il materiale è difficilmente disponibile e costa di più, ci sta alzare i prezzi. Se l'ha presa a prezzi standard e la rivende a costi altissimi non va bene, dove si hanno evidenza di prezzi troppo elevati si possono fare segnalazioni alla Polizia".

Bertoli: "Per la maturità e gli esami sapremo i criteri a maggio"

"Stiamo lavorando su idee consolidate, a livello cantonale e intercantonale, per decidere come svolgere la maturità e gli esami, oltre al passaggio fra una scuola e l'altra. Lo saprete a maggio".

"Una riapertura delle scuole, se avviene, non sarà a scaglioni".

"Chi voleva migliorare le medie come fa? È un cruccio, sappiamo che una parte degli allievi consoliderà i buoni voti del primo semestre, un'altra ha voti troppo bassi per farlo, ma ce n'è un'altra a metà del guado. Dovremo fare in modo di organizzare per chi pensava di tirarsi su nel secondo semestre di poterlo fare di fronte a dati oggettivi. Se potremo avere accesso a aule o spazi scolastici per verifiche, cercheremo di dare la possibilità a chi vorrà migliorarsi e ha approfittato della scuola a distanza, di farlo".

"Non abbiamo previsto corsi estivi. Chi avrà un passaggio verso un nuovo percorso, o proseguirà il percorso, la scuola terrà conto che l'inizio del prossimo anno parte con qualche peso sulle spalle in più. Le possibili lacune potranno essere compensate all'interno dell'anno scolastico. Dobbiamo fuggire dall'idea quantitativa. Chiediamo agli allevi di cogliere gli stimoli, di non vivere in una sorta di vacanza".

Ferrari: "Mancano infermiere di cure intense, turni da 12 ore"

"Non bastano letti, monitor, attrezzature in cure intense, servono persone competenti. Le competenze delle infermiere di cure intense vengono acquisite in anni di formazione, abbiamo dovuto far capo a infermiere di anestesia e anestesisti per gestire i pazienti Covid. La chirurgia non salva vita è stata ridotta e il personale è stato in parte attivato per sostenere il lavoro al fronte, un lavoro pesante e che richiede anche dei turni impegnativi. C'è una penuria di infermiere di cure intense e queste sono state, fino a questa settimana, sottoposte a turni di 12 ore invece che di 8. La riduzione dei pazienti ci permetterà di dare un momento di riposo a questo personale di cura che potrà tornare a turni di 8 ore, auguriamoci poi di poter mantenere questo regime".

Merlani: "I medici ormai vedono solo le urgenze"

"Le misure hanno avuto il loro effetto e la riflessione sull'allenamento delle misure è necessaria, anche sotto il profilo sanitario, in modo che anche i medici possano vedere pazienti non solo urgenti come ora. Cominciare ad andare vero un allineamento con la Confederazione potrebbe essere qualcosa di attuabile poi si vedrà".

Ferrari: "Meno casi al Pronto Soccorso"

"Sono diminuiti i casi di persone che venivano in Pronto Soccorso. Ci aspettavamo tanti pazienti che venivano per farsi fare il tampone o con sintomi di malattie respiratorie, abbiamo monitorato l'evoluzione. Da marzo c'è stata una diminuzione, per il personale che doveva prendersi a carico i pazienti Covid è stato positivo: essi vengono rischiando di trasmettere il virus al personale. Per quel che riguarda i casi portati in ambulanza per problemi non Covid non c'è stata così tanta diminuzione. Ci sono state meno ammissioni all'ospedale ma per quanto riguarda la chirurgia, date le misure messe in campo". 

"La regola dice che devono trascorrere 10 giorni dalla diagnosi e poi 48 ore dopo la risoluzione dei sintomi per essere guariti. Vale per chi si è curato a domicilio e per chi è in ospedale ma non necessita di cure intense. Per chi invece va in cure intense e poi deve fare una convalescenza, è considerato ancora infettivo, soprattutto se va in strutture transitorie. Vengono monitorati, soprattutto se hanno problemi di lavoro".

Bertoli: "Rimoduleremo i programmi"

"La scuola a distanza acquisce le differenze fra gli ambienti sociali degli allievi, e non è facile. L'attenzione dei docenti c'è ma non ci sono casi particolarmente critici, quelli potenziali vengono monitorati".

"Il fatto che per un certo tempo non si è potuto seguire il programma porterà a una certa rimodulazione, dovrà essere recuperata all'inizio dell'anno prossimo e questo dovrà essere considerato nelle valutazioni e nelle regole che comunicheremo a inizio maggio".

Ferrari: "Vogliamo usare il plasma dei pazienti guariti"

"La cura dei malati col plasma di chi è guarito è stata provata in Cina. Oggi coi colleghi del Centro Trasfusionale e con Enos Bernasconi abbiamo chiesto al Comitato Etico di poter usare il plasma di 10 pazienti guariti su chi è in cure intense. È una terapia sperimentali su cui non possiamo fare promesse". 

 

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