CRONACA
Una storia a lieto fine. Mattia, 18 anni, lascia l'ospedale: "Non ricordo nulla, ma quella promessa fatta a mamma..."
Il racconto del giovane: "Non ricordo nulla. Apro gli occhi e non riesco a parlare. La notte non riesco a dormire per paura di non risvegliarmi"

CREMONA – Non solo storie e notizie negative. L’emergenza coronavirus lascia spesso troppo poco spazio all’ottimismo e la positività. Eppure ci sono anche storie a lieto fine, che scaldano il cuore e infondono fiducia a chi sta combattendo contro il questo virus subdolo e invisibile. È il caso di Mattia, 18enne di Cremona che ha commosso tutta Italia. Mattia è risultato positivo al Covid-19. E guai a dire che risparmia i giovani…

Il giovane ricorda poco delle ultime due settimane. Una delle ultime memorie è il caotico suono della Terapia intensiva. Poi quella promessa a mamma Ombretta. “Prendo il telefono e le scrivo di stare tranquilla. Le dico di amarla e prometto di lottare per lei ma adesso devo andare. Ora mi intubano”. Sono trascorse così le ultime due settimane di Mattia. “Non ricordo niente – dice al Corriere della Sera –, nemmeno un sogno. È come se il tempo in coma si fosse azzerato. Ho in mente il casino sull’ambulanza, l’influenza che non passa e il volto amico di un soccorritore amico di famiglia”.

Poi il buio. Mamma Ombretta chiama in continuazione l’ospedale dove il figlio sta lottando tra la vita e la morte. La risposta dei medici è sempre la stessa: “è grave, ma stabile”. La madre racconta che lì Mattia “è diventato il figlio di tutti”. Al sesto giorno di coma, il quadro clinico del 18enne migliora. “Apro gli occhi e non riesco a parlare. Ma sento mamma che mi dice che il peggio è alle spalle. Chiedo quanti giorni sono passati, convinto che siano state 24 ore o poco più. E invece no. Ne sono passati dodici”.

Mattia riprende in mano il cellulare che aveva riposto sul comodino. Trova i messaggi di tutti: dei compagni di classe, degli amici, degli sconosciuti e perfino dei giocatori dell’Inter, la sua squadra del cuore. Javier Zanetti, per esempio, lo ha invitato a San Siro quando tutto tornerà alla normalità. Ma il ritorno alla normalità “sarà lento. Mangiare un budino è una conquista. La notte non riesco a dormire perché ho paura di non risvegliarmi”.

Ma Mattia adesso è pronto per tornare a casa. Oggi lo dimettono e “vorrei ringraziare tutti i medici e gli infermieri che si sono presi cura di me. Sono fiero di aver onorato quella promessa fatta a mamma”.

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