Cronaca
22.04.2020 - 17:300
Aggiornamento : 18:00

Anche in Ticino si aprono parrucchieri, estetisti, pubblica amministrazione, fioristi. Restano alcune restrizioni

Bertoli: "A scuola con metà classe. Decideremo il 29 aprile". De Rosa: "La fase 1 e la fase 2 sono troppo vicine per capire come andranno le aperture".

BELLINZONA - Dopo la conferenza stampa di Berna, spazio a quella ticinese, con il Consiglio di Stato e il Medico Cantonale.

Vitta: "Ecco chi potrà aprire"

"Stiamo gradualmente allentando le misure restrittive in Ticino rispetto alla Svizzera, monitorando il virus. Vi chiediamo di sostenerci con un comportamento scrupoloso, osservando le norme che sono determinanti, ognuno di noi contribuisce a limitare la diffusione del virus".

"Berna ci ha concesso un'ulteriore e ultima finestra di crisi. Dal 4 maggio saremmo allineati l resto della Svizzera. A parte la risoluzione governativa, è valido quel che si applica a livello federale".

"L'ordinanza federale in vigore dal 27 aprile dice che sono vietate manifestazioni pubbliche o private, comprese quelle sportive e societarie. Le strutture accessibili al pubblico sono chiuse: negozi e mercati, ristoranti, bar, discoteche, strutture ricreative come musei, biblioteche, cinema, palestre, centri benessere, stazioni sciistiche. Questo non si applica ad alcuni settori, che comunque devono rispettare il piano di protezione secondo le direttive emanate: negozi di generi alimentari e altri negozi, come chioschi, nella misura in cui vendano derrate alimentari, negozi di cibo d'asporto, farmacie, drogherie, negozi di mezzi ausiliari medici, come occhiali e apparecchi acustici, operatori di servizi di telecomunicazioni, banche, stazioni di servizio e ferroviarie oltre a strutture di trasporto, pubblica amministrazione, strutture sociali. Inoltre anche ospedali e studi medici, centri commerciali e negozi per il fai da te, fioristi, parrucchieri, estetisti, solarium". 

"Il Ticino ha delle disposizioni più restrittive, data la finestra di crisi: leggi qui "

"Dobbiamo riuscire a ricominciare a fare le attività che ci appassionano e che ci danno da vivere, per salvaguardare gli imprenditori, che stanno vivendo momenti difficili, e i posti di lavoro. Deve esserci in tutti la volontà di superare la crisi".

"La parola cambiamento ben riassume la difficile situazione che stiamo attraversando a livello globale, un cambiamento improvviso che ha portato con sé tristezza e dolore per la perdita, la malattia, il distacco, la solitudine. Ha toccato tutti noi, facendoci prendere una pausa da una vita frenetica, regolata da lavoro, famiglia, tempo libero, punti fermi. La situazione ci ha anche spaventato, le certezze che facevano parte delle nostre vite sono crollate, mostrandoci debolezze e fragilità. Il virus ci ha fatto sentire soli, perchè abbiamo dovuto limitare le relazioni sociali, ma anche uniti. Ciascuno ha fatto quanto doveva e si vede, siamo fieri e orgogliosi del vostro agire. Grazie a voi abbiamo contenuto la diffusione del virus, un impegno che dovremo ancora portare avanti in futuro, con le norme che fanno parte ormai della nostra realtà. Abbiamo dovuto abituarci a nuove regole, ogni nostro comportamento o gesto richiede più attenzione e consapevolezza sulla nostra salute e su quella degli altri. La sfida è passare dal cambiamento alla trasformazione, ovvero cogliere questa situazione come crescita per noi, per la nostra comunità e per il nostro Paese".

"In questo periodo abbiamo dovuto fermarci e prenderci cura di noi stessi e di chi ci sta accanto, staccandoci dalla frenesia del quotidiano. Questo ci ha spaventati e scombussolati ma ci ha portato anche nuove visioni sull'essenziale, facendoci riscoprire valori importanti, da portare avanti nel cammino che ci attende, come solidarietà e unione, per una comunità pi?u unita e migliore. Deve essere una base per rilanciare il nostro Cantone, portando avanti progetti coraggiosi".

De Rosa: "Fase 1 e fase 2 troppo vicine"

"I pazienti che sono dovuti essere ricoverati sono dimezzati, sono diminuiti di molto anche quelli che sono nelle cure intensive. Si tratta di dati incoraggianti, che devono stimolare a procedere con fiducia sulla strada tracciata, consapevoli che il Ticino tutto ha saputo reagire in modo compatto e esemplare all'emergenza sanitaria. Ma non abbassiamo la guardia, la malattia può colpire chiunque. Dietro ogni numero che ci viene presentato c'è la storia di una persona e di una famiglia, a ciascun malato va la nostra solidarietà e la nostra vicinanza. Oggi registriamo 4 decessi, di cui uno in casa anziani: esprimiamo il nostro sentito cordoglio a chi sta vivendo un lutto".

"La situazione resta difficile, soprattutto per le persone più fragili, le più colpite da questa subdola malattia. Nella case anziani dobbiamo registrare 133 decessi per Covid, 130 però sono guariti tra cui una signora di 110 anni. Le visite dei parenti sono ancora sospese, sappiamo che è difficile. Esprimiamo gratitudine a chi si occupa di loro. Sebbene il quadro epidemiologico registri un rallentamento dei contagi il virus è ancora presente ma sappiamo che ci saranno nuovi picchi man mano che allentiamo le misure. Siamo certi che tutti noi cittadini faremo quanto serve per proteggere noi stessi e gli altri. Continuiamo con la stessa tenacia, tenendo la distanza fisica, per quanto è difficile, manteniamo le misure di igiene. Queste misure hanno dato prova di efficacia, ecco perchè abbiamo voluto mantenere aperta la finestra di crisi".

"Nella ripresa dell'attività bisogna procedere a piccoli passi, e questa preoccupazione è stata spiegata in una lettera inviata a Berset. Bisogna dare tempo alle fasi di concretizzarsi. Si potrà aprire solo con piani di protezione rigorosi, chiari e precisi, limitando il margine di apprezzamento in modo di facilitare implementazione e controllo. Due settimane dalla fase 1 alla fase 2 sono un lasso troppo stretto per capire gli effetti delle prime aperture per parlare poi delle seconde".

"Almeno fino al 31 maggio resta garantito il servizio dei check point. Nel caso in cui il quadro epidemiologico peggiorasse adotteremmo l'obbligatorietà per i medici a indirizzare chi ha sintomi a questi check point, per salvaguardare la salute loro, dei pazienti e del personale, dato che potranno riprendere anche gli interventi. Questo è benvenuto, perchè bisogna curare i pazienti prima che le patologie diventino croniche, che chi necessita di cure possa accedervi. Il Consiglio Federale ha deciso di lasciare ai Cantoni la competenza di intervenire per interrompere gli interventi ecc se il sistema sanitario andasse sotto pressione. Continueremo a monitorare da vicino la situazione, così da adattare l'offerta sanitaria".

"In una situazione come quella attuale anche noi, come Berna, facciamo appello alla coesione, per perseguire l'unico obiettivo caro a tutti: la tutela della salute della popolazione".

Bertoli: "Decideremo il 29 aprile"

"Nel quadro generale di lenta riapertura si inserisce anche la questione scolastica. L'orizzonte" temporale è per l'11 maggio, lì si va verso la riapertura, la discussione sta avvenendo in tutti i Cantoni, che vogliono andare in questa direzione ma si parla di questioni di sicurezza e di tipo sanitario per far sì che questo possa avvenire. Il DECS ha messo a punto dei modelli, sentendo gli addetti al settore, che prevedono una presenza a scuola nelle sei settimane che andrebbero sino alla fine dell'anno, di metà classe per volta, con la facoltatività per i bambini di tre anni. L'idea è di avere piccoli gruppi, gestendo in maniera differenziata entrata e uscita, evitando il più possibile la mensa (alla scuola dell'infanzia sarà sospesa), per ridurre anche il numero di persone sui trasporti". 

"Abbiamo cominciato a discutere coi Comuni, c'è chi ha opinioni diverse ma c'è un'unità di intendi. Decideremo definitivamente il 29 come DECS, poi lo farà anche il Consiglio di Stato: se il disegno che stiamo mettendo sul tavolo potrà compiersi tutto potrà essere approntato. Non è facile ma viviamo in tempi complicati. Per i ragazzi poter ricominciare un periodo in presenza, pur con tutte le diversità, soprattutto per le scuole dell'obbligo, è importante e determinante. A quell'età è fatta prima che di contenuti di relazioni, bisogna elaborare quanto vissuto e capire che nei prossimi mesi qualche differenza ci sarà, magari anche importante, è determinante. Questo è il senso di tutta l'operazione, speriamo venga compresa da tutti nel pieno rispetto delle preoccupazioni di chi crede che sia meglio restare a casa. È stata una scelta collettiva forte quella di farlo, ci ha permesso di passare la parte alta della crisi, ma dobbiamo guardare il futuro con un occhio di potenziale ritorno alla normalità".

"È possibile che le nostre indicazioni siano più prudenziali rispetto a quelle federali ma va bene. Non possiamo garantire che non ci saranno contagi, è doveroso essere anche più prudenti anche di quel che ci indicherà Berna, per cui stiamo lavorando a ipotesi più restrittive, ma se questo aiuterà a far diminuire le preoccupazioni dei genitori ritengo sia doveroso".

"Metà classe andrà a scuola alla mattina e metà al pomeriggio, per quanto riguarda le scuole comunali, oppure in altre situazioni si può pensare di avere metà classe a giorni alternati. Per i docenti alle scuole dell'infanzia vuol dire avere 8-10 studenti, calcolando che i più piccoli non sono obbligati ad andare, alle elementari più o meno lo stesso numero. Ovvio è un altro modo di scuola, dobbiamo poi permettere a chi va per esempio a scuola al mattino di completare il lavoro al pomeriggio con i compiti a casa. Ci sono altre questioni da chiarire. C'è una preoccupazione giustificata per i docenti, la nostra idea è di fornirli di una mascherina facoltativa, da usare se si sentono più sicuri. Per gli allievi no, i bambini mettono le mani in faccia molto di frequente, per cui non va bene, già ci sono adulti che non la sanno usare..."

Gobbi: "72 controlli sui cantieri, tutto apposto"

"L'allenamento non deve essere fraintesi: continuano a valere le regole che ci permettono di continuare assieme sul percorso della normalità, che non sarà mai come quella di prima del Coronavirus. Ci sono comunque le attività di controllo che continuano in maniera accresciuta alla frontiera, nella giornata di oggi le Guardie di Confine hanno fatto 40 respingimenti. Anche le Polizie Cantonale e Comunali proseguono coi loro controlli, con la riapertura parziale dei cantieri edili ne sono stati effettuati 72 con nessun obbligo di chiusura, il che mostra una buna volontà. Tra le persone in transito sono avvenuti 280 controlli".

"Le forze di Polizia sono state poco toccate dal Coronavirus, ad oggi c'è solo una persona malata ed una in quarantena. Abbiamo anche i militi dell'esercito e della Protezione civile, oltre ai civilisti. Si tratta di un importante supporto ottenuto, con anche i respiratori arrivati questa settimana, a dimostrazione di come il sistema federale funziona anche in un momento di crisi. È un elemento centrale riconoscere come questi militi che sono al servizio della collettività sono un valore aggiunto, lo si vede proprio in queste situazione".

"Per i docenti, ma questo vale per tutti i dipendenti dell'amministazione cantonale, che sono a rischio il problema si pone. Le persone a rischio vanno protette dal datore di lavoro, verosimilmente dovranno andare in malattia, col rischio che vi possano restare per molto tempo finchè il problema non viene risolto. Lo stesso vale per i pochi allievi che hanno problemi di questo tipo, penso a chi ha il diabete. La scuola li seguirà con programma individualizzati. Il problema è più delicato per chi ha a casa persone a rischio, perchè non tocca solo la scuola e i dipendenti cantonali ma tutta la società. Non possiamo risolvere il problema sollevando tutti quelli che hanno a casa qualcuno a rischio dalle incombenze perchè il virus durerà per molto tempo. Bisognerà trovare il modo di gestire a casa la situazione particolare di chi è a rischio e vive con chi non lo è e che per lavoro o scuola deve uscire a casa e non può restare a casa per due, sei, dieci, diciotto mesi". 

"Distanze sociali? Cercheremo entrate più ordinate e scaglionate. Le mani verranno lavate a uno a uno col sapone oppure coi disinfettanti quando entreranno in classe. Sulle ricreazioni bisognerà capire la logistica di ogni istituto per capire come fare e se farla".

Vitta: "Chi apre deve rispettare le norme"

"La risoluzione governativa è chiara, dal 4 maggio saremmo allineati all'ordinanza federale, a meno che ci siano cambiamenti sanitari che nessuno si augura".

"Lunedì i parrucchieri possono aprire, tra le altre attività, con delle restrizioni che riguardano settore alberghiero, industria e cantieri. Chi ha già aperto o aprirà deve rispettare le norme emanate, ovvero degli accorgimenti da adottare in base alla professione. Chi non le può rispettare non può aprire". 

"Ci sarà un coordinamento con l'Italia ma poi comunque ciascuno deve sottostare alle norme del proprio paese". 

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