Cronaca
29.04.2020 - 12:040

Le conseguenze del coronavirus sul settore vitivinicolo

L'emergenza coronavirus non ha fatto altro che accentuare le difficoltà del settore. Si stima una perdita dal 30 all'80% nei primi mesi dell'anno...

MORBIO - L’assemblea annuale dell’Interprofessione della vite e del vino ticinese (IVVT) si è svolta ieri in un clima di forte preoccupazione in vista della vendemmia 2020.  Il gruppo di lavoro, che si è incontrato più volte durante il lockdown per discutere della prossima vendemmia, ha presentato le proposte che sono state ratificate dai delegati presenti. I membri del gruppo di lavoro della Federviti hanno compreso le difficoltà che i negozianti di vino stanno vivendo in questo particolare momento. La loro piena collaborazione, seppure sofferta, ha permesso di trovare un accordo per una riduzione della resa della vite al mq, soluzione impopolare, ma necessaria.

Effetto Coronavirus

Con la chiusura dei locali pubblici, l’unico canale di vendita rimasto aperto è quello della grande distribuzione (GDO). Peraltro, anche il consumo al proprio domicilio, durante questo periodo di pandemia, è diminuito dal 15 al 20%, a dimostrazione del fatto che il vino è una bevanda conviviale.

Questa situazione ha messo in difficoltà tutte le aziende vitivinicole e le cantine. Si stima, infatti, una perdita dal 30 al 80% -a seconda della tipologia di clientela- nei primi mesi dell’anno. Anche il futuro resta molto incerto: infatti, al momento, ancora non è noto quando riapriranno gli esercizi pubblici e i grossisti di oltre Gottardo riprenderanno a lavorare.

Purtroppo, il Coronavirus non ha fatto altro che accentuare le difficoltà del settore: anni di vendite inferiori alla produzione hanno saturato gli spazi a disposizione delle cantine per lo stoccaggio delle bottiglie, che non potranno dunque accogliere il nuovo raccolto.

Un piccolo raccolto per ridurre le giacenze

Nell’intento di volere trovare le soluzioni necessarie per riequilibrare un mercato in difficoltà, esacerbato dall’emergenza Coronavirus, si è deciso di ridurre del 20% la resa dei terreni: da 1kg a 800gr al mq. Di questi, le cantine si impegneranno ad acquistarne almeno 500gr/mq. Gli accordi in tal senso dovranno essere presi tra viticoltori e cantine, caso per caso. Alla produzione, già provata nell’ultimo quadriennio, è richiesto un grande sforzo, necessario tuttavia per provare a riequilibrare un mercato nel quale la produzione annuale supera il venduto.

Dai lavori assembleari è emersa un’ulteriore conseguenza di questo clima d’incertezza: in data odierna, i negozianti di vino e la Cantina Sociale Mendrisio che da soli vinificano oltre il 70% delle uve coltivate in Ticino, non sono in grado di comunicare un prezzo per le uve della vendemmia 2020. 

Cosa succederà delle eccedenze di uve sulla pianta? 

A livello internazionale, si è fatto più volte ricorso alla distillazione ad uso industriale per le eccedenze di vino. La tematica è oggetto di attenzione anche a livello nazionale.

IVVT promuoverà una campagna per trovare soluzioni a favore della comunità. L’idea è di invogliare i produttori a donare l’uva in eccesso da destinare alla distillazione ad un prezzo simbolico. Il disinfettante sarà destinato esclusivamente alle strutture del nostro Cantone. 

Oltre al tema centrale della vendemmia 2020 e alle consuete trattande ufficiali quali conti, preventivi, attività passate e future, l’assemblea si è dedicata a due tematiche rilevanti.

Confermati comitato e Presidente

Ad eccezione di Mattia Bernardoni che subentra a Alfred De Martin, il comitato uscente e il presidente, Signor Gianni Moresi, sono stati riconfermati per il prossimo triennio.

Non più tagli dei vini con prodotti provenienti da fuori Cantone.

I delegati hanno pure approvato la modifica della DOC riguardante il taglio dei vini. A partire dalla vendemmia 2020, non sarà più possibile tagliare i vini ticinesi con vini provenienti da fuori Cantone. Questa decisione restringe le regolamentazioni federali che lo permettevano

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