Cronaca
29.05.2020 - 14:170
Aggiornamento : 04.06.2020 - 15:05

"Caro Quadri, non siamo coppiette, siamo dignità. Non si può scegliere di chi innamorarsi"

Il gruppo Facebook 'Coppie Italia/Svizzera e non solo...' non ha gradito quanto scritto dal leghista sul Mattino e gli scrive una lettera. "L'amore non ha confini, sono i sentimenti a distinguirci dagli animali. Ci avete messo dopo i postriboli"

BELLINZONA – Da mesi non possono vedere i propri parenti in Italia (vero, non sono gli unici, pensiamo a chi è ospite in casa anziani, dove le visite sono interrotte e riprenderanno probabilmente l’8 giugno), o i propri fidanzati. Non hanno una data dove li potranno riabbracciare: si aspettavano novità dalla Svizzera nei giorni scorsi, hanno ricevuto un nulla di fatto.

E sono stati infastiditi da quanto scritto da Lorenzo Quadri sul Mattino l’altro giorno. “Quanto alle coppiette transfrontaliere che non si possono frequentare, ricordiamo semplicemente che, in questo periodo, di congiunti che non si possono frequentare ce ne sono parecchi. Senza bisogno che ci sia una dogana in mezzo. Le case anziani sono blindate da mesi, tanto per dirne una. Quindi anche le coppiette porteranno pazienza”, aveva scritto il leghista. “Del resto, che la frontiera c’era lo sapevano. L’errore è stato semmai non tenerne conto ed immaginare che sarebbe rimasta sempre spalancata, qualsiasi cosa accadesse”.

Così, dopo le petizioni, dopo le lettere destinate ai governi, alle tv, ai giornalisti, il gruppo Facebook Coppie Italia/Svizzera e non solo invia una missiva, che ci affida e che riportiamo integralmente, a Lorenzo Quadri.

"Egregio consigliere Quadri,

abbiamo letto più di una volta i suoi interventi alla stampa in questo periodo di crisi, l’abbiamo ascoltata molte volte ma a noi non è mai stato concesso di poter dire la nostra opinione, a parlare solitamente sono sempre le voci di chi ci rappresenta e ahimè.. in questo periodo ci sentiamo poco compresi e rappresentati.

Ci siamo permessi di prendere le nostre opinioni e raccogliere una nostra unica presa di posizione. Stavolta, vorremmo poter parlare noi, per noi stessi. Le chiediamo solo la cortesia di leggere e se vorrà risponderci.

Non ci permettiamo di addentrarci in quella che è la politica in quanto non di nostra competenza, cosi’ come non lo è la difficoltosa rappresentazione del suo personaggio, dev’essere complesso, lo comprendiamo, cio’ che non comprendiamo è perché lo stesso rispetto non ci viene dimostrato come cittadini liberi.

Perché quella che è da lei spesso criticata è la libertà. Uno dei piu’ preziosi e profondi diritti dell’uomo. La libertà che tanti in anni di storia hanno protetto e citato, inneggiando guerre e sventolando bandiere per proteggere questo diritto anche con la stessa vita. La libertà è intesa come diritto unico, inviolabile, inalienabile e intoccabile. La libertà è sancita in ogni ordinamento politico e protetta da esso, dove un uomo è libero di agire, pensare ed esprimersi, ideare , mettere in atto e ebbene sì... amare!

La libertà è parte della dichiarazione universale dei diritti umani, firmata nel lontano 10 dicembre 1948 e cita “Articolo 1 Siamo tutti liberi ed uguali. Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.”

Siamo completamente e assolutamente certi che lei conosca molto bene tutti i diritti elencati. Come siamo perfettamente consapevoli dello stato di crisi che stiamo vivendo. Sa perché ? perché tra di noi c’è chi ha perso qualcuno in questo periodo, un genitore, un nonno o un amico. Non siamo stati esentati dal virus, non ci ha bypassati evitandoci, no, ci ha colpiti esattamente come chiunque altro. Come possiamo secondo lei non renderci conto di quello che viviamo?

Tra noi ci sono tanti che hanno lavorato durante l’imperversare piu’ forte della pandemia, quando tutti stavano in casa, quando la paura regnava ovunque, molti di noi hanno lavorato e hanno aiutato lei, come chiunque, nel nostro amato Ticino, ad avere cure, cibo, internet, ad avere servizi fondamentali come i farmaci.

Privati comunque della propria famiglia, abbiamo adempiuto a quello che ci si aspettava che facessimo, come tutti in questo cantone. Il senso civico di ogni confederato è stato esemplare e ne andiamo orgogliosi. Forse lei non lo è altrettanto? Non è orgoglioso di queste persone?

Tanti hanno dato molto in questo periodo, ma noi, oltre a quello, non siamo potuti tornare a casa dai nostri cari. Non abbiamo avuto i nostri bambini a stringerci la sera. Non abbiamo avuto il nostro compagno a sostenerci. Non abbiamo potuto vedere le nostre compagne incinte e sentire la vita che dentro di loro cresceva mentre fuori regnava tutt’altro. È della libertà che siamo stati privati. Non siamo “coppiette”, siamo dignità. Non abbiamo pensato che un giorno i diritti umani sarebbero potuti diventare a discrezione d’uso. Perché qui, oggi, ci sono palesi differenze di stato.

Come ben lei sa, Austria e Germania si sono adoperate per prime a garantire visite in tale senso, a proteggere il diritto della libertà di amare e della famiglia. Ad oggi se avessimo avuto i nostri affetti dietro ad uno di questi confini ci sarebbe stato concesso di rivederli. Questa per lei non è una differenza chiara e netta?

E veniamo definiti tristemente “coppiette”, come se fossimo adolescenti alla prima cotta passeggera, ricca di emozioni come all’ora per carità, ma siamo uomini e donne adulti che non hanno esercitato il diritto di matrimonio per libertà di scelta. (ancora una volta questa parola… libertà..) Uomini e donne, figli e figlie.

Vorrei che sapesse che tra queste “coppiette” abbiamo chi, incinta di gemelli e impossibilitata ad alzarsi dal letto per una gravidanza a rischio, non puo’ avere il proprio compagno accanto ad aiutarla. E ancora chi aveva una data di matrimonio fissata, rapporti di 10, 20 o addirittura 30anni. E chi ha genitori malati gravemente con tanto di certificato medico ma non può andare e tornare liberamente. E di nuovo bambini, piccoli, che piangono vedendo il papà o la mamma dietro un tablet… quella “coppietta” signor Quadri.. ha generato il futuro. Perché quegli stessi bambini saranno la Svizzera di domani.

L’amore non ha confini. Siamo tutti uomini e donne con sentimenti, è questo che ci distingue dagli animali. I sentimenti non hanno dogane e vanno protetti ed è esattamente quello che molti stati stanno facendo con autocertificazioni e quant’altro per permettere almeno di rivedersi e darsi sostegno psicologico e morale.

Siamo stati profondamente scossi dalle sue parole, ci siamo chiesti come si potesse scegliere di chi innamorarsi, come si potesse separare delle famiglie senza un minimo di pensiero e di rammarico, ma bensì dando, alle famiglie stesse, la colpa del loro dolore. Non hanno pagato abbastanza? In quelle famiglie ci sono le stesse persone che le consegnano la posta al mattino, le stesse che le portano il caffè al bar, ci pensi Signor Quadri, la prossima volta che fa la spesa e la commessa le sorride o la prossima farmacia che le consegna i farmaci, ci pensi… che quelle persone sono le “coppiette” divise.

Concludo dicendo solo questo, Signor Quadri, I sentimenti muovono anche il suo stato d’animo e l’astio nei confronti dello stato con cui condividiamo quasi tutti parte dell’albero genealogico, ma forse qualcuno se ne è dimenticato. Dopo tre mesi, dopo aver visto permesse le visite dei congiunti in Italia, dopo che due stati importanti permettono le visite di coppie e famiglie, dopo che la stessa Svizzera ha permesso alle coppie sposate di vedersi su suolo Elvetico (non tenendo conto della quarantena italiana che impedisce il rientro e la non ottemperanza, allo stato attuale, di tale concessione), dopo che si sono create le date per il turismo, e dei chiari canali preferenziali per esso, dopo che ci avete definito “concubini”, “turisti”, “coppiette” cos’altro dobbiamo aspettare per poter rivedere i nostri bambini? Le nostri compagne? I nostri compagni? I nostri padri e le nostre madri? Abbiamo raccolto più di 45.000 firme. Il nostro gruppo da solo conta più di 1200 persone e le assicuro ce ne sono tanti altri.

Tutte queste persone vorrebbero rialzare il proprio paese, tornare a vivere, vorrebbero smettere di soffrire e in serenità lavorare per un’economia che deve crescere. Vorremmo sentirci rappresentati nella nostra totalità e integrità in quanto esseri umano cittadini del mondo. Vorremmo sentirci ascoltati e non sentire parlare di vacanze e di spesa. O di riaperture dei postriboli mentre noi veniamo messi addirittura dopo.

La verità, infine, è che ci siamo scordati del vero motore della società e su questo non può darmi torto nemmeno lei, la storia ci insegna che sono i sentimenti, oggi come in passato, ad aver creato cambiamenti importanti nel mondo. Il benessere è uno stato d’animo generato dalla sensazione di salute e positività, se le persone si sentono bene lavorano meglio, questa è anche la base dell’economia. E questo è nei libri di storia. Non lo diciamo noi. Utopico? Lo decida lei. 

Sperando di aver generato una sola minima scintilla di riflessione in merito a quanto abbiamo provato a dirle e sperando di aver fatto comprendere che siamo feriti dalle sue parole, nel profondo. La ringraziamo comunque per aver letto queste poche righe".

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