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Cronaca
05.11.2020 - 15:190

Gobbi: "Non si potrà andare nelle zone rosse italiane. Si potrà andare dagli affetti in quelle non rosse, ma..."

Nella conferenza stampa si è parlato anche dell'Italia per capire che cosa si può fare e cosa no. Merlani: "La curva non si sta appiattendo, siamo arrivati al limite della possibilità di testare". Mascherina obbligatoria alle medie

BELLINZONA - Conferenza stampa quest'oggi a Bellinzona, presenti Norman Gobbi, Presidente del Consiglio di Stato, Manuele Bertoli, Direttore del Dipartimento dell'educazione, della cultura e dello sport e Giorgio Merlani, Medico cantonale.

Norman Gobbi: "Non potremo recarci in Italia per shopping o incontrare amici e parenti"

"Annunciamo alcuni adeguamenti che riguardano in modo particolare il mondo della scuola. Come Consiglio di Stato siamo vicini a tutti i ticinesi, comprendiamo la vostra comprensibile stanchezza ma dobbiamo restare uniti e affrontare assieme questa fase di crisi che tocca tutti. Sin dalla scorsa primavera abbiamo tenuto un approccio coerente, decidendo dopo aver valutato i dati, cercando di rispondere nel migliore dei modi. Cercheremo di agire con misure proporzionate, tempestive e efficaci.  Per tutta la società è uno sforzo costante. La seconda ondata che sta colpendo la Svizzera e i Cantoni va a velocità diverse: in Ticino la situazione è seria ma sotto controllo. Tra qualche giorno potremo farci un'idea più precisa di quanto siano efficaci le misure del Consiglio Federale. Nel contempo assistiamo con preoccupazione all'evoluzione della crisi nei Cantoni romandi, cui esprimiamo solidarietà: siamo pronti, se servirà, a fare la nostra parte".

"Abbiamo preso atto di quanto deciso in Italia, che sarà divisa in zone a seconda della gravità pandemica. A partire da domani Lombardia e Piemonte figureranno tra le quattro regioni inserite in zona rossa, il che avré conseguenze dirette per il Cantone. Non ci sono restrizioni per chi viaggia per lavoro, ma non ci si potrà recare verso queste zone per incontrare amici o familiari o per fare la spesa. Chi viaggerà nella zona rossa servirà un'autocertificazione. Chi non seguirà le regole potrà essere denunciato penalmente. Seguiamo da vicino la pandemia in Italia, dati i flussi importanti che attraversano il nostro Cantone. Abbiamo chiesto di introdurre, con le autorità italiane, controlli in entrata e uscita dal Paese. Il Consiglio di Stato ha comunicato a quello Federale la disponibilità a supportare i controlli tramite la Polizia".

"Abbiamo chiesto che sia dedicata la giusta attenzione alla questione di chi ha affetti dall'altra parte, soprattutto se la situazione dovesse durare a lungo. Il decreto prevede alcune norme, l'ordinanza del MInistero della salute ne prevede altre. Lombardia e Piemonte sono nella zona rossa, se avete compagni, amici o parenti non potete andarci, mentre se li ha a Firenze, in Toscana, potete farlo. Dobbiamo chiarire come si potranno attraversare le zone rosse, con l'autocertificazione eccetera: invitiamo comunque a evitare gli spostamenti non necessari, perchè i controlli in Italia ci saranno, visto che nelle zone rosse non ci si può muovere da un comune all'altro per motivi immotivati, ovvero che non siano professionali o di salute. Direi di evitare comunque gli spostamenti".

"Il trekking sarà ancora lungo, dovremo abituarci a un andamento a ondate e questa non sarà forse l'ultima. Vi chiediamo di comportarvi da montanari coraggiosi, avanzando un passo alla volta. Esprimo la stima a chi è coscienzioso, sono tante le persone che incontro. Stringiamo i denti ora che la fatica si fa sentire, restiamo uniti e aiutiamo chi è in difficoltà. Il senso di comunità e il sostegno reciproco stanno tornando in primo piano, come accaduto durante la prima fase della crisi. Vi chiediamo di fare il possibile per aiutare chi è vulnerabile attorno a voi, con un acquisto, una telefonata in più. Lo sforzo sarà ricompensato dalla consapevolezza di fare del bene. E ringraziamo gli enti e le associazioni, oltre ai comuni, che si offrono per dare una mano".

"Invito tutte le persone che per lavoro o per altri impegni si muoveranno nello spazio pubblico. La maggior parte della popolazione segue le raccomandazioni, è la scelta giusta. Continuiamo a stringere i denti per noi e per il prossimo, limitiamo i contatti, rispettiamo le norme di igiene e di distanziamento. Le scelte giuste proteggono noi, i nostri cari e la nostra comunità".

Manuele Bertoli: "Mascherine obbligatorie alle medie"

"I piani di protezione predisposti dalle scuole stanno funzionando e si sono adattati bene. Ma nelle ultime settimane abbiamo visto un aumento delle assenze e delle quarantene di classe (decretate quando nella classe c'è più di un caso positivo, con un indizio chiaro di distanza non mantenuta, il che è senz'altro più vera e automatica per le medie dato che non era obbligatorio l'uso della mascherinaagli allievi). In questo senso, per ridurre il numero di allievi che sono sani e che devono stare per prudenza a casa in quarantena, abbiamo deciso di introdurre la mascherina obbligatoria dal 9 novembre e sino alle vacanze natalizie per le scuole medie. Nel post obbligo sono già obbligatorie, abbiamo pensato che fosse il momento giusto di prendere questa decisione. Ci auguriamo di poter gestire le sei settimane che mancano a Natale con la scuola in presenza",

"Le mascherine saranno date ai ragazzi dalle scuole medie, così come il personale. Nel post obbligo invece sono di pertinenza degli allievi. Saranno obbligatorie anche sul sedime esterno oltre che durante le lezioni".

"Vogliamo continuare in presenza, nessun cantone o nessun paese, a parte l'Italia, ha scelto l'insegnamento a distanza per quanto concerne la scuola dell'obbligo e il post obbligatorio, È determinante proseguire in presenza, per i bambini e i ragazzi più giovani è l'unica scuola che può funzionare. Il periodo prima di Natale è delicato per la formazione e per l'anno scolastico, siamo ancora all'inizio. Dobbiamo andare avanti pezzo per pezzo, facendo in modo che non ci siano ragazzi che si perdano o che vedano compromesso l'anno scolastico. Chiedo che anche il comportamento a casa, negli incontri con gli amici, nel tragitto, sia responsabile. I bambini sono veicoli, anche se raramente hanno decorsi gravi, ma portano a quarantene. Domando prudenza anche ai docenti, pensando che così si possa proseguire l'anno scolastico in modo più o meno normale. Sappiamo che è particolare ma non dobbiamo penalizzare le giovani generazioni a causa della pandemia".

Giorgio Merlani: "La curva non sta scendendo, siamo solo ai limiti dei test"

"Parliamo sempre di crescita esponenziale, in Svizzera abbiamo un raddoppio dei casi ogni settimana. La settimana che si è appena conclusa ha visto un'ulteriore crescita, non un raddoppio. Non vuol dire che sta rallentando la curva ma che siamo arrivati al limite dei test, la curva è solo artificialmente contenuta. Per quanto concerne i decessi, la seconda ondata sta copiando la curva della prima ondata: se dovessimo avere da domani zero casi positivi avremo comunque un raddoppio dei casi di decesso, il ritardo è indipendente dalla possibilità di influenzare la curva ma la normale conseguenza dei casi".

"La situazione del contact tracing è sotto controllo in Ticino. In tutta la Svizzera si vedevano diverse persone in quarantena per ciascun positivo. Adesso il numero di isolamenti corrisponde a quelli di quarantene, il che vuol dire che le persone incontrano meno altre persone e rischiano di avere meno contatti stretti. È anche un segnale che le capacità di contact tracing stanno arrivando al limite in alcuni cantoni, dove viene avvisato il caso positivo di informare i suoi contatti".

"Oggi abbiamo avuto un nuovo record, con 452 casi. Circa il 5% di chi si infetta può avere delle complicazioni e aver bisogno di un ricovero. è una piccola percentuale ma il 5% di 450 sono circa 25 persone che potranno avere bisogno di assistenza medica".

"In terapia intensiva abbiamo 18 persone in cure intense. A marzo avevamo il sistema sanitario sono pressione, adesso se si continua a crescere di 29 ospedalizzazioni al giorno si arriva al punto di dolore degli ospedali. Essi, con i pronto soccorso e le cure intense, hanno messo un grande impegno, tutti erano volenterosi di contrastare la crisi. Ora vedo un po' di stanchezza, siamo tutti stufi di questi messaggi, lo sono anch'io, ho l'interesse a sconfiggere questa curva, ma dobbiamo evitare di entrare in contatto con tante persone, con chi è vulnerabile, mantenere le norme igieniche e il distanziamento. Anche medici, infermieri, personale di casa anziani sono stanchi, tutti hanno reagito bene, nella seconda ondata saremo pronti a farlo ancora ma non dobbiamo trasferire il problema sul sistema sanitario, stando poco attenti alle persone a rischio, che sono ospedalizzati più frequentemente".

"Ormai ci si può infettare un po' ovunque. Ciascuno conosce almeno un caso infetto e qualcuno in quarantena, è la prova di quanto il virus è vicino a ciascuno di noi. Negli ultimi 14 giorni su 100mila abitanti abbiamo 1'100 infetti, in estate mettavamo in quarantena chi tornava da un paese che aveva 60 casi, ora siamo a 20 volte in più, con il 20% e più di positivi sui testati".

"Oggi non riusciremo a sentire, come contact tracing, tutte le persone positive di oggi: importante è che loro restino in quarantena e che chiamino i loro contatti stretti, in attesa che siamo noi a dir loro cosa fare. Chiedo un po' di pazienza, il lavoro di potenziamento è stato fatto, sono state decuplicate le persone che lavorano al fronte, però serve un po' di pazienza. Capisco che quando si è malati si fa più fatica a tollerare, ma non parliamo di una strada leggermente imbiancate bensì di tonnellate di neve".

"La scuola non è il motore principale del virus. I bambini non sono a rischio ma hanno molti contatti, anche coi nonni, la nostra attenzione sulla scuola è importante. Nel post obbligo il numero di quarantene è scesa grazie all'uso delle mascherine, ora è stato segnalato che è opportuno mettere la mascherina anche nella fascia di età delle scuole medie a scuola".

"Non sono l'urgagano, non sono la tempesta, sono solo il barometro. Non sono io a decidere il tempo che farà, possiamo però influenzarlo come singole persone".

"Parlo sempre dell'Rt, ricordate? Esso dipende da quante persone si incontrano, oltre che dalla biologia del virus. Finchè R rimane sopra 1 vuol dire che una persona ne infetta più di una. Siamo a 1,4, adesso, la cifra è ancora nettamente sufficiente all'1 e dipende da mobilità delle persone e questioni di incontro. Se incontro solo il mio collega di lavoro con la mascherina, mia moglie, per esempio, ne infetto uno, se vado a fare aperitivi o cene è diverso. Non siamo alla situazione di prima, ci sono meno possibilità legalmente di incontrare gente e le attività sportive si sono interrotte. Ma ribadisco che la moblilità media del ticinese è scesa. Spesso le misure dei governi hanno avuto un effetto prima di quanto ci si attendeva, perchè quando si mostrano certi dati, le persone già agiscono, prima che entri in vigore la misura italiana la gente ha capito cosa succedeva e ha ridotto la mobilità".

"Le 20 persone che sono state coinvolte nell'errore del Laboratorio possono adire alle vie legali, se vogliono. Chi è sintomatico comunque deve restare a casa in ogni caso, non è che se ho 40 di febbre e sono negativo vado a una festa. Gli errori comunque capitano, è successo lunedì e mercoledì è stato corretto, non è così catastrofico l'effetto pratico che ha avuto".

"Abbiamo dei modelli sin da marzo studiati e analizzati, le decisioni sono state prese, sia per gli ospedali sia per le misure, anche sulla base di quella. Dobbiamo abbassare la curva per rientrare nei parametri per gestire la possibilità di ospedalizzazioni. Ci sono comunque diverse modellizazioni, sia del Medico cantonale, sia degli ospedali, l'importante è confrontarsi. Abbiamo delle proiezioni che ci dicono di abbassare la curva, di potenziare il sistema sanitario".

"Chi si reca nelle zone rosse italiane a lavorare non deve fare quarantena al rientro. L'ordinanza prevedeva che nelle regioni confinanti dove si muove il frontalierato non si applica la quarantena".

 

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