Cronaca
25.02.2021 - 17:370

Pedrazzini: "Pazienti particolarmente vulnerabili non ancora vaccinati, si poteva agire come in alcuni Stati, dove..."

Cita il caso di un 70.enne, trapiantato polmonare, con una grave insufficienza cardiaca ed in dialisi peritoneale: "Non ha avuto accesso ancora alla prima dose. Si poteva non dare la seconda dose a qualcuno e destinare le scorte a persone come lui"

BELLINZONA - I vaccini non ci sono per chi appartiene alle categorie più a rischio di complicazioni. A parlare, preoccupato, del tema, portando un esempio concreto, è Giovanni Pedrazzini, primario di cardiologia al Cardiocentro, in un'opinione pubblicata dal Corriere del Ticino.

"Resta purtroppo ancora completamente scoperta la fascia di tutti i pazienti definiti, secondo chiare indicazioni della letteratura e del Consiglio federale (vedere ordinanze), ad alto rischio di mortalità in caso di infezione da COVID", spiega, e racconta un episodio che gli è accaduto di recente: "Ho visitato in questi giorni un paziente 70.enne, trapiantato polmonare, con una grave insufficienza cardiaca ed in dialisi peritoneale. Mi sembrava talmente scontato che fosse già stato vaccinato - difficilmente mi immagino un paziente più a rischio - che gli ho chiesto quando avesse fatto il secondo vaccino: 'Figurati - mi ha risposto rassegnato -, non saprei nemmeno come arrivare al primo'. E sono già quasi due mesi che i vaccini sono disponibili in Svizzera".

Un caso emblematico, per Pedrazzini, che comprende come la strategia fosse quella di mettere in sicurezza le case per anziani, ma fatica a "capire che queste scelte radicali abbiano impedito di aprire una corsia di salvataggio per le centinaia di pazienti in una condizione di particolare vulnerabilità. Per esempio, misura adottata da alcuni Stati di fronte alla carenza dei vaccini, procrastinando la seconda iniezione per liberare un maggior numero di vaccini per altre persone. Una scelta giustificabile, a mio modo di vedere, anche da un punto di vista etico visto che il tasso di protezione a due settimane dalla prima iniezione con il vaccino della Pfizer può raggiungere e superare l’80%".

Un'idea che vedrebbe bene applicata anche da noi, pur consapevole che se le scorte di vaccini fossero state fornite come previsto, non si sarebbe posto alcun problema, "ma è proprio di fronte a questa inaspettata emergenza che era lecito aspettarsi un approccio diverso e più agile da parte della autorità competenti. Sono convinto che anche gli epidemiologi non abbiano niente in contrario che si possa fare di necessità virtù quando non ci sono alternative migliori", conclude.

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