Sanità
16.08.2018 - 11:180

"Chi è omosessuale nega la differenza fra i generi. Il ruolo del padre: troppo forte o troppo poco presente"

Fa scalpore la teoria di un medico che pensa di curarla con l'omeopatia. Vediamo le sue idee, dove essa è un sintomo di una personalità borderline

GINEVRA/LOSANNA – Ai tempi, qualcuno, quando scopriva magari che il proprio figlio era omosessuale, con vergogna chiedeva al medico se non c’era un rimedio, per “guarire”. Per fortuna, con gli anni si è capito che non c’è nulla da guarire, che gli orientamenti sessuali non sono malattie ma modi di essere e si sono fatti passi avanti (non abbastanza, a volte) per i diritti.

Eppure qualche volta pare di tornare indietro. Un medico omeopata, Jean-Yves Henry, è convinto di poterlo fare, con l’omeopatia. Contro di lui è stata aperta un’inchiesta, e le associazioni gay della zona ritengono surreale solo il fatto che qualcuno pensi di poter curare l’omosessualità. 

Per essere precisi, Henry non parla di una malattia, bensì di un sintomo di una personalità borderline. Sul suo sito, in una nota addirittura del 2010, scrive come “l'omosessualità classica è una forma di negazione della differenza sessuale (nella genesi di questo approccio è talvolta osservato un’immagine del padre troppo forte o troppo poco spazio per esso nella coppia genitoriale?). L'omosessuale crede che la differenza tra i sessi non valga per lui.. Da questa prospettiva, l'omosessualità è un modo per evitare la realtà della differenza tra i sessi che si impone a tutti. I gruppi omosessuali hanno un'identità collettiva, è ampiamente accettato in psicologia come si tratta di un tentativo di sfuggire a una sofferenza identitaria : i tassi di depressione e suicidio sono anche notoriamente più elevato in questi pazienti”.

Dunque, si cura con l’omeopatia, come un sintomo qualsiasi all’interno di una patologia come l’essere bordeline. Per esempio, per i ragazzi vengono prescritti rimedi che combattono la voglia di avere più esperienza amorose per paura di perdere qualcosa, immaturità e dipendenza, problematiche di seduzione, mentre per le ragazze si dà qualcosa contro il fatto di essere dominatrice e gelosa, di non accettare la propria femminilità, contro il desiderio di essere come le altre senza riuscirvi e contro la sensazione di lutto e malinconia. 

“Non vedo la polemica, l’omosessualità è un sintomo come può essere il mal di testa”, spiega Henry, sorpreso, a RTF.

Già parlare in termini semplicistici dei bordeline può essere semplicistico. La definizione infatti è è “un disturbo di personalità le cui caratteristiche essenziali includono la paura del rifiuto, l'instabilità nelle relazioni interpersonali, nell'immagine di sé, nell'identità e nel comportamento. Possono essere presenti ira incontrollabile e depressione. Tali comportamenti sono presenti fin dall'adolescenza e si manifestano attraverso una varietà di situazioni e contesti.I sintomi solitamente includono, oltre alla paura del rifiuto, intensi timori di abbandono, rabbia estrema e irritabilità, spesso per ragioni che gli altri hanno difficoltà a comprendere o considerano futili. Le persone con tale disturbo sono spesso impegnate nell'idealizzazione e/o svalutazione degli altri, che consiste nell'alternanza tra un'alta considerazione positiva (per esempio del partner o di se stessi) ad una netta svalutazione. Pratiche di autolesionismo, ideazioni suicide e abuso di sostanze sono frequenti. Vi sono prove che anomalie del sistema limbico siano correlabili a molti dei sintomi” . 

Aggiungervi l’omosessualità, pensando di curarla con l’omeopatia, beh, lascia perplessi. 

Si sta pensando, dopo l’esplosione del caso, di revocare il permesso di operare al medico.

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