Sanità
07.07.2020 - 10:520

SOS depressione e ansia: "Campanelli d'allarme da non ignorare". Le cause? La quarantena, il lavoro, il virus

Due psicologhe commentano con noi i dati sullo stress nella popolazione: "Stare chiusi in casa ha portato a rimuginare su passato e futuro, gettando le basi per un disturbo depressivo". "Le persone si sono dovute adattare a una situazione diversa"

BELLINZONA – In molti svizzeri permane la sensazione di stress anche dopo il lockdown, e se quanto meno l’ansia scende, i sintomi depressivi aumentano. Come interpretare tutto? Ci siamo fatti aiutare da due psicologhe.

Silvia Mariana De Marco mette l’accento sulla necessità che lo stato si occupi della salute dei cittadini non solo a livello fisico bensì anche mentale. “Ritengo sia indispensabile, ancor più di prima, riuscire a fornire del sostegno psicologico accessibile a tutta la popolazione”.

“Lo stress di cui si parla infatti può essere tanto positivo quanto negativo: se da una parte, in determinate dosi, può aiutare le persone a crearsi nuove risorse personali e quindi a migliorare la propria capacità d'adattamento, dall'altra, se lo stress è eccessivo, la persona non sviluppa nuove risorse e si possono addirittura presentare dei comportamenti disadattativi. La grave situazione sanitaria creata dall'espandersi del Covid19, ha costretto le persone a tentare di adattarsi all'improvviso a una situazione totalmente nuova e incerta, una situazione quasi opposta a quella a cui siamo ormai abituati da decenni”, spiega,

“La situazione a cui siamo stati sottoposti, ha indotto a una condizione di incertezza rispetto al futuro, nonché spesso a reazioni di paura. Molte persone hanno perso il lavoro, altri invece hanno dovuto affrontare una riduzione dello stesso, questo ha portato a reazioni di stress, disturbi d’ansia e di depressione. La stessa OMS ha annunciato uno stato di emergenza delle condizioni psico fisiche della popolazione”, sottolinea anche Debora Zanaboni.

Per non parlare della quarantena, che a suo avviso è stata determinante: “La quarantena inoltre, ha costretto le persone a restare chiuse nelle loro abitazioni per lungo tempo, venendo a mancare così la programmazione quotidiana, inducendo in questo modo un continuo rimuginare su passato e futuro, portando così alla definizione delle basi di un disturbo depressivo”.

Per Silvia Mariana De Marco, “la rilevazione di un rialzo dei sintomi di tipo depressivo potrebbe quindi essere un campanello di allarme che va assolutamente colto e per cui bisogna creare una risposta valida e competente, soprattutto da parte dello Stato: proprio perché è passata la fase di emergenza immediata, in cui è stato giusto concentrarsi esclusivamente sulla salute fisica delle persone, sarebbe ora previdente curarsi anche dell'aspetto della salute psichica. Non dimentichiamo infatti che, seppure la depressione non sia collegata in maniera causale al suicidio, molti suicidi avvengono anche in seguito a preesistenti situazioni di depressione”.

E non la stupisce che le problematiche stiano emergendo dopo la fine delle restrizioni, tenendo conto che la situazione non è ancora sotto controllo. “Parte della popolazione sembra essere riuscita a fronteggiare positivamente questa pregnante dose di stress, ma – visti i dati – probabilmente una buona parte invece comincia ad accusarne le conseguenze negative, come per l'appunto la comparsa di gravi sintomi depressivi. Come spesso capita durante le situazioni di emergenza o simili, il momento peggiore non è quasi mai rappresentato dai momenti iniziali, bensì dai periodi successivi ed è proprio per questo che non va abbassata né la guardia né l'attenzione: anche se le misure di lockdown sono state revocate, illudersi che la situazione sia ormai risolta potrebbe essere un'illusione pericolosa sia dal punto di vista fisico (la possibilità di contagio non è scomparsa, è solo maggiormente controllata) sia dal punto di vista psichico (bisogna comunque adattarsi a una situazione nuova e incerta)”.

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