Estero
01.07.2016 - 10:000
Aggiornamento : 19.06.2018 - 15:43

«Discriminazione e disparità, paroline magiche... L'accordo si farà quando l'Italia avrà interesse a concluderlo»

Lorenzo Quadri commenta la decisione del Consiglio Federale di respingere la sua proposta di una tassa sui frontalieri, e parla di ristorni e del nuovo accordo

LUGANO - Una tassa sui frontalieri? L'aveva proposta Lorenzo Quadri, rifacendosi all'idea del professore di economia Reiner Eichenberger. Ieri il Consiglio Federale si è opposto, sostenendo che una tassa d'entrata creerebbe una disparità di trattamento con i residenti. Il deputato leghista, però, non è sorpreso. Se lo aspettava? «Era abbastanza prevedibile, anche perché la SECO si era già espressa in modo contrario al professor Eichenberger, e si poteva pensare che il Consiglio Federale avrebbe seguito quanto già anticipato. L'impressione è che non ci si sia voluti veramente chinare sul problema; un conto è se una cosa viene detta da un deputato, un altro se la sostiene un professore universitario con una carriera da difendere: forse il sospetto che possa avere un po' di ragione o degli argomenti validi dovrebbero venire. Invece si sono voluti usare i soliti luoghi comuni della disparità di trattamento, un coperchio che va bene per tutte le pentole e per qualsiasi proposta». È una decisione forse più politica per non scontentare l'Italia che una presa dopo una vera entrata in materia? «Secondo me più che per non scontentare l'Italia è la classica decisione di principio: qualsiasi misura si proponga che puzzi anche solo vagamente di discriminazione o di privilegio a favore dei residenti viene respinta, punto e basta. L'impressione è che si seguano in anticipo le norme dell'Unione Europea secondo cui qualsiasi norma si faccia a favore della popolazione locale è discriminatoria. Si interpreta in modo talebano il concetto di non discriminazione che viene usato per respingere ogni proposta che possa essere a tutela del mercato del lavoro o della sicurezza locali». La disparità di trattamento, dunque, come diceva prima, "coperchio per tutte le pentole"? «In effetti l'impressione è questa, è utilizzata in ogni contesto. Prendiamo le motivazioni del professor Eichenberger, che erano a tutela del mercato del lavoro e volevano coprire i costi del trasporto. È vero che ci sono i ristorni dei frontalieri ma è altrettanto vero che essi non pagano la tassa di circolazione in Svizzera pur costituendo per il Ticino una parte importante dello stress viario a cui sono sottoposte le nostre strutture. Parlare di disparità è molto discutibile, ma ormai, assieme alla discriminazione, sono le due paroline magiche che vanno bene per tutto, come il cacio sui maccheroni». Citava i ristorni, cosa pensa del fatto che il Consiglio di Stato voglia che una parte di questi soldi vengano destinati a opere di interesse comune fra Italia e Svizzera? «Ha sicuramente ragione nella misura in cui inizialmente i ristorni sarebbero dovuti essere usati per realizzare opere infrastutturali nei paesi beneficiar. Ciò non è mai stato fatto perché sappiamo che quando, dopo due o tre anni, i fondi arrivano ai comuni beneficiari finiscono a tappare i buchi nella gestione corrente. E di infrastrutture, sia transfrontaliere che non transfrontaliere ma comunque di interesse comune, come i depuratori di Porto Ceresio, non se ne vedono. In realtà il Consiglio di Stato ha stabilito un'ovvietà. Se si illude che Berna prenderà posizione in questo senso e che un'eventuale presa di posizione in merito avrà un qualche riscontro in Italia, forse c'è ancora chi crede a Gesù Bambino. Si ribadisce qualcosa che dovrebbe essere ovvio da quarant'anni e invece non è mai stato attuato, non penso cambierà qualcosa solo perché il Governo ha aggiunto due righe nella sua letterina». Sempre in merito ai rapporti con l'Italia, forse siamo vicini alla firma dell'accordo fiscale sui frontalieri. Il casellario pare non sia più un problema... «Vedremo. Fa un po' specie che prima il casellario era la fonte di tutti i mali nei rapporti transfrontalieri ed ora non è più un problema. Rifletta chi pretendeva a tutti i costi che si togliesse questa misura altrimenti non avremmo mai avuto questi accordi con l'Italia, sulla cui portata positiva per il Ticino c'è comunque più di un punto di domanda. Non credo che porteranno dei grandi vantaggi nella misura in cui comprendono anche la questione del moltiplicatore cantonale dei frontalieri al 100% che dovrà essere riportato sotto l'80%, con una perdita di poco meno di 20 milioni. Il dare e l'avere fra la situazione attuale e quella con i nuovi accordi rischia di non essere così interessante per noi, a maggior ragione se si pensa che il famoso aggravio fiscale a carico dei frontalieri andrebbe a beneficio dello Stato italiano, il quale pur avendo un interesse in questo senso temporeggia per questioni di politica partitica. Vuol dire che l'auspicato aggravio che avrebbe potuto avere un effetto anti dumping interessante per noi lo vedremo forse alle Calende greche. Non vedo il nuovo accordo come una soluzione ai nostri problemi. Va poi considerato che sotto il nuovo regime non ci sarebbero più i ristorni e dunque il Ticino non avrebbe più la possibilità di bloccarli, perdendo un'arma, l'unica che abbiamo». Il problema, ora è l'albo dei padroncini. Si è semplicemente spostato? «L'albo dei padroncini prima era citato assieme al casellario, che ora non è più un problema ma lo è l'albo. Domani non lo sarà più nemmeno quello, per cui non credo agli allarmismi su presunte misure bilaterali che impedirebbero gli accordi, per il semplice fatto che se non si concludono gli accordi non è perché il Ticino o la Svizzera hanno preso qualche misura ma perché l'Italia non ha voglia di farlo. Quando dovesse avere particolare interesse a firmare, gli accordi si concluderanno, albo o non albo, casellario o non casellario».
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