BERNA – La situazione calda sul fronte dell’immigrazione e l’avvicinarsi delle elezioni stanno contribuendo all’inasprirsi del dibattito sul diritto all’asilo. L’UDC in giugno ha depositato una mozione per una moratoria immediata di almeno un anno di tutte le procedure d’asilo, chiedendo un dibattito urgente alle Camere, il quale potrebbe aver luogo nella sessione autunnale, poco prima delle elezioni federali. Anche il PPD non è da meno, a fine mese il partito discuterà una serie di misure da proporre, fra cui l’impiego dell’esercito alle frontiere per contrastare l’immigrazione. In Ticino a far la voce grossa è la Lega, sia tramite il Consigliere di Stato Norman Gobbi, che non esita ad invocare maggiori forze al confine, sia mediante gli organi di stampa di Via Monte Boglia.[visualizer id="356"]A preoccupare è l’importante afflusso di eritrei, in fuga dal regime del proprio paese. «La popolazione in Eritrea non dispone di alcuna forma di protezione. Non può difendersi nei confronti di una decisione arbitraria di un funzionario o di un alto dirigente», ha spiegato a Swissinfo l’antropologo David Bozzini, che ha vissuto dal 2005 al 2007 nel paese africano. «Da un giorno all’altro, la polizia può presentarsi in casa tua, prendere tua figlia e sbatterla in prigione. Senza fornire spiegazioni e senza dire fino a quando rimarrà in carcere. Siamo ben lontani da una problematica in cui la gente lascia il paese per guadagnare qualche centinaio di dollari in più».Non si tratta soltanto di un’opinione, «gli eritrei non sono governati dalla legge, ma dalla paura», si legge in un rapporto pubblicato in giugno dall’ONU. Esecuzioni extragiudiziarie, casi di schiavitù sessuale e di lavoro forzato sono all’ordine del giorno, non si può quindi parlare di “rifugiati economici”.«Nel 2014 hanno chiesto asilo in Svizzera pressoché 7'000 cittadini eritrei, perlopiù fuggiti da una grave situazione di bisogno e tributari della protezione della Svizzera», ha spiegato la Segreteria di Stato della migrazione. Ma in ogni caso «come per tutte le domande d’asilo, anche nel caso dei cittadini eritrei ogni caso è analizzato da vicino e la credibilità delle allegazioni è sottoposta a verifica».Il dibattito in atto non è limitato alla Svizzera, ma coinvolge l’intera Europa. Dalla decisione dell’Ungheria di costruire addirittura un muro al confine, alle dichiarazioni di Papa Francesco, «respingere gli immigrati è un atto di guerra», si assiste ad un continuo esacerbarsi delle posizioni. «Fino a poco tempo fa i razzisti si nascondevano dietro pseudonimi. Ora invece scrivono i loro commenti usando il loro vero nome. A quanto pare non si vergognano più», ha tuonato qualche giorno fa una presentatrice dell’ARD (il primo canale in Germania). «Al contrario, frasi come "sporchi parassiti dovete annegare in fondo al mare" ottengono incoraggiamenti entusiastici e tantissimi like».