BIENNE/TAVERNE - Il Municipio di Mendrisio aveva concesso la licenza edilizia per la nuova sede della Swatch a Genestrerio, e subito erano state espresse preoccupazioni legate ai dipendenti e a questioni ambientali. Poi, con un inaspettato colpo di scena, l'azienda ha deciso di spostare la sede di Taverne a Bienne, garantendo comunque che non ci saranno licenziamenti. Per saperne di più, abbiamo raccolto le impressioni del responsabile del settore industria dell'OCST Giovanni Scolari. «Si tratta di una situazione in divenire, cercheremo il prima possibile di avere dei contatti con chi è toccato dalla misura», ha spiegato, non negando che anche per il sindacato si è trattato di un fulmine a ciel sereno. «Non abbiamo ricevuto un preavviso su quanto stava accadendo, per cui non possiamo dare garanzie in merito ai lavoratori».Ciò che ritiene di poter affermare è che «saranno pochi i dipendenti che accetteranno il trasferimento a Bienne. Molti di loro sono frontalieri, quindi escluderei questa ipotesi. Saremmo maggiormente favorevoli se venisse loro offerta la possibilità di lavorare per qualche altra ditta controllata dalla Swatch in Ticino».A proposito di lavoratori frontalieri, la Swatch a Taverne è stata più volte al centro di polemiche per far ricorso in modo ampio al frontalierato: ciò potrebbe aver influito nella scelta di dirigersi a Bienne? «È una caratteristica propria del settore degli orologi - spiega Scolari - vista anche la levatura dei salari che non era certo adeguata a un residente. Quanto questo abbia influito è difficile dirlo, soprattutto al momento. In passato qualche polemica era stata montata ad arte e sicuramente a Swatch non aveva fatto piacere, e magari qualche sassolino se lo toglieranno volentieri dalle scarpe».«La notizia del trasferimento - prosegue Scolari - è stata appresa con dispiacere, parliamo di una ditta che da anni creava posti di lavoro in Ticino, con un aumento nel corso degli anni anche dei contratti indeterminati. È una perdita complessiva per il settore degli orologi, perché per i mercati internazionali sarebbe stato interessante avere un centro di logistica a sud delle Alpi. Così non è stato, ed ora la nostra preoccupazione è accompagnare i lavoratori conivolti, siano essi residenti o frontalieri: ciascuno di loro ha gli stessi diritti, non abbiamo mai guardato il luogo da cui partono la mattina, e non lo faremo adesso».