CRONACA
Rivotare sul 9 febbraio? Fra slogan da osteria e la mela di Guglielmo Tell
Paolo Bernasconi: «La gente ha capito che la politica dei muscoli è solo slogan da osteria». Caratti: «Piano B solo in caso di fallimento dei negoziati con Bruxelles»
BELLINZONA - I promotori dell'iniziativa RASA hanno annunciato ieri un successo clamoroso, forse addirittura inaspettato, che potrà cambiare diversi tasselli negli scenari politici svizzeri: la raccolta di firme per chiedere di rivotare sui contingenti approvati dal popolo il 9 febbraio 2014, ha già toccato quota 100 mila.RASA è l'acronimo di "Raus aus der Sackgasse", ovvero "fuori dal vicolo cieco", ed è un gruppo composto da più di 400 persone provenienti da diversi ambiti, tra cui spiccano per esempio l'avvocato Paolo Bernasconi, il clown Dimitri, l'ex consigliera federale Micheline Calmy-Rey, il rettore dell'università di Ginevra Yves Flückiger e il multimiliardario bernese Hansjörg Wyss. «Vi è stata una lenta presa di coscienza da parte della popolazione del vicolo cieco in cui ci ha condotto il voto del 9 febbraio», ha dichiarato un soddisfatto
Paolo Bernasconi
al Corriere del Ticino. «Oggi oltre 100 mila persone, usando i sistemi della nostra splendida democrazia, chiedono che si rivoti su questo tema».A suo avviso, «in molti avevano sottovalutato l’impatto del voto negativo. Se prima la riuscita dell'iniziativa era un sogno, oggi è una realtà. Significa non tutti in Svizzera credono alla politica dei muscoli, che si è rivelata per quello che è, uno slogan da osteria e nulla più». Secondo l'editoriale di
Matteo Caratti
, direttore de LaRegione, la riuscita dell'iniziativa RASA fotografa «un Paese spaccato come la mela di Guglielmo Tell: perfettamente a metà». Ricordando come il sì del 9 febbraio era stato tiratissimo, con una larga maggioranza solo in Ticino, afferma che ora sta emergendo la metà perdente. Sottolinea come l'equilibrio, dopo la vittoria dell'iniziativa sull'immigrazione, siano delicati.«Trovarsi ora sul cammino una nuova iniziativa popolare contraria a quella votata e riuscita in men che non si dica, più che offrire una via d’uscita, potrebbe indebolire il fronte interno. In particolare il parlamento federale rischierà di spaccarsi fra chi auspicherà l’immediata attuazione di misure che concretizzino l’iniziativa UDC e chi temporeggerà sperando che la "fata RASA" rimetta magicamente le cose a posto», scrive Caratti. Tornare alle urne in un momento precario dal punto di vista del lavoro potrebbe portare a una nuova vittoria dei contingenti.E allora? «Non giochiamo coi diritti popolari e manteniamo i piedi ben piantati in terra, nella speranza che entro il 2017 saremo in grado di concretizzare l’iniziativa Udc. Solo allora, nel caso di un fallimento delle trattative, potremo pensare a un piano B», conclude l'editoriale.
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