STABIO/NOVAZZANO - Ambientalisti alla riscossa. Il Gruppo Cittadini per il Territorio, rappresentato da Ivo Durisch e Grazia Bianchi, ha inoltrato il 22 agosto (casualmente, lo steso giorno, ma come ci precisa lo stesso Durisch è una casualità legata alla tempistica) due opposizioni a delle domande di costruzione, la prima in sanatoria per un parcheggio in zona agricola a Stabio, la seconda per il capannone di logistica a Novazzano (in questo caso con la collaborazione dell'Associazione traffico e ambiente, nella persona di Caroline Camponovo).La prima si oppone «al rilascio della licenza edilizia a posteriori per il cambiamento di destinazione d’uso da strada di accesso a posteggi, in quanto essa è in contrasto con le norme di piano regolatore sulle zone agricole».«La nuova ferrovia Mendrisio – Stabio ha tagliato in due i terreni coltivati proprio in località Zerbone. Ci chiediamo a titolo abbondanziale se il ripristino a terreno agricolo della strada non sia addirittura una delle misure di compensazione o di riordino a lavori terminati della Ferrovia, visto che il terreno si trova proprio a ridosso della nuova tratta ferroviaria», si legge. «Chiediamo quindi al lodevole Municipio di Stabio e al lodevole Consiglio di Stato di respingere la domanda».La seconda, invece, riguarda «l’edificazione di un magazzino quale ampliamento di un capannone già esistente». Secondo i ricorrenti «la sua realizzazione e messa in servizio, oltre all’impatto paesaggistico devastante, pone dei seri problemi ambientali e viari di cui non sembra aver tenuto conto la domanda di costruzione».«Vista la volumetria ci chiediamo se in questo caso non debba venir fatto un esame di impatto ambientale. Infatti il nuovo edificio essendo l’ampliamento di uno stabile preesistente pone il problema dell’unità funzionale dei due manufatti. Da qui la necessità di sommare le superfici e le volumetrie per i requisiti all’esame di impatto ambientale ai sensi dell’Ordinanza concernente l'esame dell'impatto sull'ambiente», si legge ancora nell'opposizione.«Inoltre questo tipo di edificio e di destinazione pone dei seri problemi alla collettività. Difatti si tratta di un’attività che richiede un utilizzo massiccio di suolo, ma la creazione di pochi posti di lavoro e a basso valore aggiunto. E questo in una regione dove il territorio è limitato e le zone edificabili sono già sature se non tesaurizzate».«In questo caso addirittura sembra non venir creato nessun posto di lavoro», chiosano i ricorrenti. «Dal nostro punto di vista la domanda, così com’è, è lacunosa e va perlomeno completata. Secondo le nostre valutazioni di spazi, superfici e destinazione d’uso, infatti serve l’esame di impatto ambientale».Il granconsigliere socialista ha inoltre firmato l'interrogazione di Marco Chiesa relativa al capannone di Novazzano.