LOCARNO - È il 13 febbraio 2003 quando due agenti della polizia comunale si fermano per comminare a un cittadino di origine macedone una multa per divieto di sosta. Una routine che degenera ben presto, con l'intervento di un coinquilino dell'uomo, anch'egli macedone, che filma la scena e qualche pugno sferrato contro gli agenti. Alla fine, uno dei due uomini viene neutralizzato con lo spray al pepe e ammanettato: da subito si parla di abuso di autorità.Il caso è finito in Tribunale, davanti al giudice Marco Kraushaar, che questa mattina ha emesso una sentenza di condanna: il primo agente è stato condannato a 40 aliquote sospese da 150 franchi l'una mentre il secondo agente a 41 aliquote sospese da 130 franchi l'una. Il giudice ha detto che, seppur provocati, i due non avrebbero dovuto permettere che la situazione degenerasse. Secondo il procuratore generale John Noseda, che accusava i due poliziotti, «una normale procedura legata a una contravvenzione, che non avrebbe dovuto degenerare», e filmare sul suolo pubblico col cellulare non è proibito dalla legge. Inoltre, l'arresto era a suo avviso non da effettuare, perché «si può eseguire solamente quando viene accertata una seria minaccia verso terzi, e qui si parla di un'auto fuori posteggio». Infine, i due agenti non avrebbero potuto entrare nell'abitazione. La difesa degli agenti, patrocinata dall'avvocato Andrea Bersani, per contro, è sempre stata convinta dell'innocenza dei due. Non fu abuso di autorità, anche se «l'intervento è stato forse un po' brusco e inusuale. I poliziotti hanno sostenuto di essersi sentiti minacciati (poi i due macedoni sono stati scagionati dall'accusa di aggressione), e che dalla Polizia ci si attende, normalmente, una reazione in casi del genere.«Rispetterò la sentenza, ma non accetterò mai una condanna, perché non ho sbagliato», ha affermato uno dei due.